Turismo sulla costa e priorita’ di governo

exit.al 8 Gusht 2016, 09:52

La notizia della tragedia di  Himara, in cui un motoscafo ha orrendamente mutilato e ucciso un bagnante russo, dovrebbe far meditare coloro che sono responsabili dello sviluppo del turismo in Albania.

L’unica cosa certa di questa storia e’ che un turista e’ morto a Livadh mutilato a morte mentre nuotava, presumibilmente vicino a riva, da un altro turista perlomeno incauto.

Sono ormai anni che molti osservano terrorizzati le evoluzioni di moto d’acqua e di altri motoscafi davanti alle spiagge affollate di bagnanti, del tutto incuranti  del rischio  di travolgere qualcuno che nuota, bambini compresi. Qualche incidente e’ avvenuto anche in passato, subito seguito da polemiche e retate di polizia, ma finora i danni sono stati abbastanza limitati, almeno rispetto a quello che sarebbe potuto succedere.

Intanto sono state emanate delle norme (molto simili a quelle di altri  paesi vicini) che regolano la navigazione a motore vicino alla costa, stabilendo, tra molte altre cose, una distanza minima da rispettare e la creazione di appositi corridoi segnalati da boe per raggiungere la spiaggia, in modo che i bagnanti e i motori restino separati.

Le regole, per la verita’, ci sono da tempo anche per il traffico stradale, ma anche sulle strade continuano a succedere incidenti gravissimi con una quantita’ di decessi in rapporto alla popolazione che  vede l’Albania tra i primi in Europa.

Infatti il problema e’ che le regole da sole non bastano, perche’ funzionino bisogna prima di tutto che siano conosciute da tutti gli utenti, e soprattutto che vengano poi rispettate da tutti gli utenti. E per questo serve che ci sia una autorita’ (normalmente la Polizia) che controlla il rispetto delle regole, fermando e multando chi non le rispetta. E perche’ un poliziotto possa controllare e imporre le regole, bisogna che le conosca a fondo, ne comprenda il significato, e abbia gli strumenti necessari per fare il suo lavoro.

Purtroppo proprio questa parte in Albania funziona sempre piuttosto male, in terra come in mare.

Il governo continua ad annunciare riforme, nuove leggi, risoluzione di problemi, evidenziando (propagandando) una ferrea volonta’ di sviluppare il paese, anche tramite il turismo, specialmente sulla costa: una  nuova legge sul turismo, leggi sulla navigazione da diporto, una agenzia per lo sviluppo della costa, distribuzione di certificati di guida turistica, le torri di osservazione per il salvataggio dei bagnanti in difficolta’, e perfino una legge sulle dotazioni di sicurezza delle piccole imbarcazioni, potremmo proseguire per ore..

Ma i bagnini (spesso pomposamente chiamati bay-watchers, come nella serie televisiva con la formosa Pamela Anderson) con tanto di regolare certificato emesso dalla regolare agenzia, che stando sulle regolari torri  vigilano su un tratto di spiaggia regolato dall’autorita’ comunale, in realta’ non ci sono, o se ci sono non sanno dove guardare, e se anche guardano, e vedono un motoscafo che entra nella zona riservata ai bagnanti, che possono fare?

Possono solo chiamare la Polizia, unica depositaria dell’uso legittimo della forza, la quale spesso non dispone nemmeno di un pedalo’, e quindi puo’ solo prendere atto ma non puo’ intervenire, al massimo puo’ aspettare che il motoscafo arrivi a terra (ammesso che lo faccia proprio li’) per controllarne i documenti. E in ogni caso, se non dispone di un mezzo adeguato non puo’ fare proprio niente per le spiaggette tra le rocce, o per quelle lontane dal centro abitato.

E bisogna pure considerare che, se proprio fossimo  fortunati, e la Polizia addirittura disponesse di un gommone, con un motore funzionante e con la necessaria provvista di benzina, chi usa le moto d’acqua (o altri mezzi ancora piu’ costosi) e’ quasi sempre o un “potente” o un “figlio di un potente”, e di conseguenza la maggior parte degli interventi finirebbe con una telefonata da Tirana che suggerisce all’incauto quanto volenteroso poliziotto di lasciar perdere e di chiudere un occhio. Ma in ogni caso un qualche deterrente ci sarebbe.

Ma questo e’ solo l’ultimo dei problemi da affrontare, ma noi non siamo neanche arrivati e ci siamo fermati molto prima.

Nonostante gli annunci sulla priorita’ dello sviluppo del turismo sulla costa, non e’ stata svolta nessuna attivita’ di informazione e formazione, ne’ dei bagnanti, ne’ dei motoscafisti, ne’ delle autorita’ locali e, ahime’, nemmeno dei poliziotti.

E non si e’ vista nemmeno un’azione per verificare quanto era stato fatto, o dove si riscontrino  problemi o carenze.

E non abbiamo neppure i mezzi per il pattugliamento costiero, almeno delle spiagge piu’ frequentate, mezzi leggeri e veloci come i gommoni, che possano consentire alla Polizia di farsi vedere e di fermare eventuali abusi.

Quello che  invece abbiamo, sono i numerosi poliziotti messi alla Polizia Kufitare senza alcuna formazione specifica per la navigazione o per i documenti internazionali degli yacht e le relative procedure, che con atteggiamento evidentemente estorsivo riescono a torturare con ore di inutile attesa i pochi diportisti stranieri che (su barche molto meno pericolose delle moto d’acqua) si avventurano nelle nostre acque territoriali, con il risultato che in tutti i marina dell’Adriatico si dice che e’ meglio evitare le coste albanesi, per via della protervia della  Polizia.

Tutto questo dimostra quello che e’ il guaio vero, cioe’ che non abbiamo una vera strategia di sviluppo del turismo, e nemmeno una vera strategia per proteggere la sicurezza del cittadino ovunque si trovi.

I soldi invece ci sarebbero stati, ma li abbiamo spesi a milionate di euro per rifare le facciate degli uffici della Polizia e del Ministero degli Interni, oppure in altre trovate propagandistiche come le telecamere al collo dei poliziotti, o per realizzare bunker fasulli (ironicamente con finalita’ turistiche), o per grandi rappresentazioni come la festa della Polizia con tanto di mostra sul boulevard dei suoi potenti mezzi (inclusi gommoni e moto d’acqua!), per non parlare dei soldi spesi in attrezzature elettroniche di dubbio utilizzo e di ancor piu’ dubbia legalita’, come la vicenda “IMSI Catcher” lascia intravedere.

Quello che  e’ mancato, e che continua a mancare, e’ una  classe politica e dirigente responsabile, che affronti i problemi senza demagogia, ma con determinazione e costanza, e che una volta tanto, preferisca la sostanza alla propaganda.