Anatomia del nuovo budget 2016

exit.al 5 Gusht 2016, 11:42

Nel piano delle entrate fiscali e contributive non sono previsti cambiamenti, evidentemente i toni trionfali sull’aumento della raccolta fiscale non erano basati sui fatti. In tutti i capitoli la previsione di incassi fiscali rimane invariata, mentre le spese vengono ritoccate, spesso al ribasso.

Fa eccezione l’andamento delle entrate non fiscali, dove il governo registra una diminuzione della previsione di ben 3 miliardi di lek, che guarda caso corrisponde ai dividendi delle aziende di proprieta’ dello stato, che il governo a dicembre aveva stimato (con i bilanci gia’ praticamente definiti) portasse ad un incasso di 3 miliardi, ma che finora non risultano incassati. Quindi aziende importanti, anche citate ad esempio di successo e di buona amministrazione, come OST, OSHEE, Albcontrol, Albpetrol, non hanno ancora versato un lek allo stato, mentre con quegli stessi soldi procedono allegramente ad acquistare servizi di conforto per i loro dipendenti, o vasche idromassaggio e macchine da palestra, o a dare idrocarburi a credito a impunibili bancarottieri di regime.

Anche nel budget del potere locale si nota un calo di 2 miliardi della voce “altre entrate”, immediatamente compensato da una riduzione delle spese previste per circa 1,25 miliardi e da un aumento dei trasferimenti dal governo centrale per complessivi 800 milioni. Evidentemente non e’ cosi’ vero che sono aumentate le tasse locali, come lamentano a gran voce i piccoli commercianti, o forse piu’ probabilmente il forte aumento delle tasse da pagare ha portato ad un calo degli effettivi pagamenti, ma per questi dati la pubblica amministrazione albanese, in particolar modo quella locale, e’ molto avara di informazioni affidabili.

Anche le previsioni di incasso delle assicurazioni sociali e sanitarie non sono minimamente cambiate, ne per le assicurazioni sociali, ne per quelle sanitarie, e nemmeno per le pensioni volontarie. E anche questo e’ un dato curioso se non discutibile, visto che il governo continua ad annunciare aumenti di occupati, che dovrebbero portare ad aumenti dei contributi versati.

Crescono, anche se di poco, le spese coperte dalle assicurazioni sanitarie, dove un incremento della spesa pianificata di 150 milioni di lek viene immediatamente compensato da uguale trasferimento dal budget dello stato.

Risultano invece ridotte le spese previste per le pensioni di circa 1,13 miliardi di lek, riduzione subito compensata con minori trasferimenti dal budget dello stato a quello delle assicurazioni sociali.

Rimarrebbe da chiarire come possa il governo aver annunciato di aver aumentato le pensioni a meno di 20.000 pensionati, su quasi 600.000, senza che questo abbia a vedersi nei conti di previsione, quando il meticoloso Ministro del Welfare Blendi Klosi ha dichiarato il 2 giugno che il provvedimento aveva un costo di 324,1 milioni di lek solo per la seconda meta’ del 2016. Poiche’ il budget procede per saldi, avendo nel budget di previsione un calo delle spese, dobbiamo pensare che il governo abbia ridotto altre pensioni, oppure che le previsioni di spesa siano basate sulla previsione di una elevata mortalita’ dei pensionati.

In realta’ la riduzione di 477 milioni di lek del fondo per l’aumento delle pensioni, prevista nell’atto normativo, rivela che il governo a inizio anno aveva avuto intenzioni ben piu’ generose ma, nonostante le trionfalistiche dichiarazioni di Ahmetaj sulla fine della crisi, l’andamento generalmente negativo della cassa dello stato ha costretto il ministro Klosi a ridurre drasticamente il numero dei pensionati beneficiari dell’aumento.

Il governo prevede invece al rialzo le entrate per la compensazione degli ex proprietari (che siano i proventi della legalizzazione “gratuita”?) di ben 600 milioni, con un aumento di pari importo del fondo per le compensazioni da distribuire entro la fine dell’anno.

La spesa pubblica complessiva risulta ridotta di circa 3,1 miliardi di lek, di cui 1,7 nel budget del governo, e 1,3 circa nel budget del potere locale.

Gli investimenti pubblici sono quella cosa che anche gli economisti dilettanti conoscono come il migliore strumento per determinare la crescita dell’economia, a sua volta l’unico modo conosciuto per ridurre il temuto indicatore del rapporto debito/GDP (che l’Albania dovrebbe ridurre dal 76% a meno del 60% in pochi anni). Nel budget preparato a fine 2015 il governo aveva previsto investimenti pubblici per una cifra a dir poco ridicola rispetto al reale bisogno del paese (58,80 miliardi), ma con l’atto normativo riesce a ridurla ancora a 58,07 miliardi. Sia prima che dopo, una cifra del tutto insufficiente a generare una vera crescita, anche se tali investimenti non fossero solo palme e rifacimento di facciate dei ministeri.

Ma il dato che colpisce veramente e’ che nell’atto normativo il governo prevede un calo della quota di investimenti pubblici finanziati dai donatori, previsti inizialmente in 28,4 miliardi di lek e oggi ridotti a 24,1 miliardi, dato che rivela un rapporto sempre piu’ difficile con i donatori, oltre che una sostanziale incapacita’ di realizzazione degli investimenti.

Se c’e’ una cosa che anche gli economisti meno capaci, quando diventano Ministri delle Finanze, riescono a far crescere, quello e’ sicuramente il deficit, cioe’ la differenza tra entrate e uscite dello stato. E infatti c’e’ riuscito anche Ahmetaj, che dopo 6 mesi ha dovuto rivedere al rialzo la voce del deficit per 1,3 miliardi. Secondo gli economisti keynesiani e’ il deficit che garantisce la crescita, ma oggi pare che le varie trojke siano meno d’accordo, e anche il Fondo Monetario non sara’ tanto contento di questo ulteriore aumento del deficit, comunque minimale e non sufficiente a produrre un qualche effetto di crescita dell’economia.