Turismo d’elite e superyachts in Albania

exit.al 30 Gusht 2016, 23:18

Ancora una volta la brevissima visita di un superyacht nelle acque albanesi scatena l’interessa dei media piu’ gossip ari, nei giorni scorsi erano passati l”Aphrodite e il Rising Sun, adesso sono stati avvistati l’Alexandra e il Troyanda, e i commenti degli invidiosi si sprecano, spesso fornendo informazioni errate o confuse, ma il fenomeno dei superyacht, oltre a colpire la fantasia di molti, rappresenta un fenomeno da indagare per capire se puo’ portare qualcosa di buono allo sviluppo del turismo albanese.

Uno yacht lungo 50 metri come quelli citati (a parte il Rising Sun, lungo 138 metri, ma che viene usato solo dall’armatore o dai suoi ospiti) costa nuovo dai 30 ai 50 milioni di euro, viaggia normalmente con un equipaggio di 10 o 12 persone, e normalmente, visto che i proprietari essendo ricchi e molto impegnati, non riescono quasi mai a usarlo per piu’ di qualche settimana, puo’ essere noleggiato da chiunque lo voglia e possa permetterselo.

Uno yacht come Aphrodite, che e’ di proprieta’ dell’autrice di Harry Potter, puo’ essere noleggiato per circa 80.000 euro a settimana, mentre l’Alexandra, su cui in questi giorni sta esplorando la costa albanese il kosovaro Bexhet Pacolli, costa almeno 150.000 euro a settimana, per non parlare del Troyanda, erroneamente attribuito alla proprieta’ della famiglia Walton (Wal-Mart), che ieri ha ancorato fuori dal porto di Saranda per sole tre ore, che costa almeno 280.000 euro a settimana. Tutto questo per 5 o 6 cabine, insomma 10 o 12 ospiti.

E’ evidente che gente che e’ disposta a pagare anche 40.000 euro al giorno per fare un po’ di vacanza con gli amici normalmente ha delle esigenze molto particolari, e vuole essere trattata con tutto il rispetto e la professionalita’ possibile. Allo stesso modo gli equipaggi di queste navi sono altamente professionalizzati e uniscono le competenze marinaresche a quelle alberghiere di massimo livello, e proprio per questo non amano affidarsi a strutture, a fornitori o ad agenti poco affidabili, perche’ la brutta figura alla fine la farebbero loro.

Di yacht come quelli citati nei mari vicini all’Albania ce ne sono parecchie decine, principalmente a Porto Montenegro e a Corfu’, ma nelle acque albanesi ne entrano solo 5 o 6 all’anno, anche se tutti gli altri davanti all’Albania ci passano almeno due volte all’anno ma stando al largo, e in poche ore e qualche centinaio di litri di gasolio superano il problema.

Questo accade per una serie di motivi.

Il primo e’ che per voler andare in un posto bisogna averci almeno un motivo principale, e per questo tipo di gente e per questo tipo di barche e’ molto difficile trovare un motivo per venire in Albania, certo non possono trovare boutiques o ristoranti al loro livello, e non possono nemmeno incontrare gente che conoscono o che li conosce, e neppure gente utile ai loro scopi di socializzazione, di creazione della fama, di alimentazione dello showbiz, e ancora meno di gente utile per fare i loro affari. Allora l’unico motivo portante rimane quello di avere qualcosa di importante da visitare e per questo livello in Albania c’e’ solo il Parco archeologico di Butrinti, e infatti di quattro yacht citati, tre sono arrivati a Saranda, ma solo per pochissime ore (mediamente tre) che a stento servono per andare e tornare da Butrinti. Fa eccezione lo yacht noleggiato da Pacolli, che essendo albanese ha una serie di motivazioni patriottiche per conoscere la costa e i luoghi albanesi, a prescindere dalla loro attrattivita’ su scala internazionale.

Il secondo motivo e’ quello della mancanza di servizi adeguati alle esigenze delle barche, dei loro equipaggi e anche dei loro ospiti, come la mancanza di un aeroporto per arrivare o andarsene, la mancanza di un ormeggio accettabile, la mancanza della possibilita’ di fare rifornimenti sia di gasolio che di viveri o di qualsiasi altra cosa che possa servire loro.

Il terzo motivo e’ legato proprio all’elevato “costo orario” delle loro barche e alla loro normale insofferenza per ostacoli, imprevisti e ritardi, che invece in paesi come l’Albania sono perennemente in agguato, basti pensare ai controlli di Polizia e alle pratiche portuali, normalmente effettuati con insofferenza da gente poco educata, meno istruita, e soprattutto lenta. Inoltre tutte queste pratiche sono un dovere dell’equipaggio, il quale cerca di evitare ogni tipo di sorpresa e ogni tipo di attesa, anche per evitare fastidiose contestazioni degli ospiti dai risvolti commerciali immancabilmente molto onerosi, quindi finisce per sconsigliare ai suoi ospiti di turno di avventurarsi in Albania.

La pretesa albanese di avere un turismo di elite si scontra infatti con una realta’ molto piu’ volgare, il nostro sistema ricettivo, le nostre destinazioni, e soprattutto i nostri servizi possono a malapena essere interessanti per un turismo popolare, perche’ per fare il turismo di elite ci vogliono o il deserto assoluto dove nessuno disturba (modello Seychelles) o una tradizione vera di servizio e di ospitalita’ (modello Portofino), o in alternativa investimenti faraonici, sempre che i luoghi lo permettano, e intelligentemente gestiti (modello Dubai).

Ma in ogni caso resterebbe un problema di non facile soluzione: il nostro pubblico attuale, anche sulla costa jonica troppo spesso costituito solo da persone rumorose, ingombranti ed invadenti, e’ il primo insormontabile deterrente per le vere elite del resto del mondo.

Possiamo quindi pensare ad un modello di turismo magari “non di elite” in modo che la classe media (ma piu’ acculturata ed educata), albanese o straniera, venga a riposarsi in Albania attratta da una strategia di costi bassi per un servizio (per ora) appena accettabile.

Insomma, e’ inutile inseguire il sogno dei superyacht (che hanno tutto a bordo, anche i migliori cuochi) che richiede investimenti e competenze troppo onerosi e difficili da insediare, ed e’ meglio progettare e costruire qualcosa per le barche medie e piccole, quelle con a bordo una famiglia o un gruppo di amici normali, ma che preferiscono stare sottocosta e scendere a terra almeno per andare al ristorante o per fare rifornimenti.