In questi giorni i media riportano le trionfalistiche dichiarazioni di Erion Veliaj, sindaco di Tirana, sul risultato economico della UKT sh.a., l’azienda che gestisce l’acquedotto e le fognature di Tirana. L’azienda avrebbe un profitto annuale di 5 milioni di Euro (fatto non verificabile data la mancata pubblicazione del bilancio 2015 al Qkr) e per questo avrebbe attirato le attenzioni di alcuni investitori internazionali, tra cui un non meglio identificato cinese, interessati alla sua privatizzazione.
Le polemiche si sono accese immediatamente, con alcuni media legati all’opposizione che insorgono contro questa inattesa strategia di privatizzazione dell’acqua pubblica, che in Europa e’ diventata una bandiera di molti movimenti di protesta, principalmente di sinistra o di base ambientalista.
Ma la volonta’ del governo Rama di privatizzare gli acquedotti era gia’ chiaramente espressa nella nuova legge sulle concessioni, e pure annunciata specificamente per l’UKT.
Infatti nel settembre 2015, in occasione di una visita a Bari del Primo Ministro Edi Rama, la stampa italiana e albanese avevano lanciato la notizia della volonta’ di Edi Rama e di Michele Emiliano (Presidente della Regione Puglia) di creare una joint venture italo-albanese che mettesse insieme l’acqua albanese e la tecnologia (e la sete) italiana, per ristrutturare gli acquedotti albanesi con l’aiuto dei progettisti dell’Acquedotto Pugliese, e per realizzare un acquedotto sottomarino che portasse dall’Albania in Italia l’acqua che serve alla Puglia. Per fare insomma una vera multinazionale dell’acqua potabile, con dimensioni e numeri veramente rilevanti su scala continentale.
A novembre 2015, il Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha anche firmato a Tirana un memorandum con il sindaco Veliaj e con il direttore di UKT per definire un percorso che avrebbe portato alla creazione della societa’ mista tra l’Acquedotto Pugliese (azienda controllata al 100% dalla Regione Puglia) e la UKT (controllata all’82,5% dal Comune di Tirana). Il primo passo doveva essere un “audit” tecnico e finanziario che i funzionari dell’Acquedotto Pugliese avrebbero fatto nel periodo successivo per individuare una strategia di rilancio e di investimenti dell’UKT, sulla base del quale procedere con gli accordi finanziari e societari. Del faraonico e non nuovo progetto da un miliardo di euro per l’acquedotto sottomarino tra Albania e Italia almeno a novembre non si parla, ma probabilmente rimane (come spieghiamo in una scheda a parte) sullo sfondo.
Adesso Veliaj, che sicuramente mero esecutore del volere del Primo Ministro, esce con la dichiarazione sull’interesse dei cinesi e con la sconcertante affermazione che l’UKT e’ gia’ gestito da attori pubblici e privati, come volesse dire che non c’e’ niente di male a privatizzarla. Ma vendere UKT e’ una cosa ben diversa che creare una grande societa’ di cui siano azionisti soggetti pubblici, anche se uno fosse straniero.
Le dichiarazioni di Veliaj sono solo messaggi parte della trattativa con i baresi (per alzare il prezzo, o per fare fretta), oppure i baresi, quando hanno potuto vedere da vicino la reale situazione dell’UKT, hanno deciso di abbandonare l’iniziativa?
