Acquedotto Albania-Italia: 25 anni di leggenda urbana (e socialista)

exit.al 30 Gusht 2016, 23:08

Come un commerciante in cattive acque che compra l’auto nuova per far vedere al direttore della banca che le cose gli vanno bene, anche nell’azione di governo quando il sistema si incaglia il governante “furbetto” cambia discorso e lancia un grande progetto, che muova tanti soldi, o che scateni la fantasia della stampa, insomma che distragga la gente. Ci sono nella storia della politica e dell’economia pubblica una serie di “grandi progetti”, normalmente percepiti come sfide tecniche ed economiche, che periodicamente vengono rilanciati dal politico in difficolta’ o in cerca di nuovi consensi, o anche solo semplicemente per cambiare discorso, o per sollecitare istinti nazionalistici.

Possiamo ricordare il tunnel sotto la manica (discusso fin dai tempi di Napoleone), il ponte sullo stretto di Messina, la centrale nucleare di Berisha e molti altri simili. Ogni tanto (anzi ogni molto) succede che qualcuno ne realizza uno, ma normalmente ne esce con un bagno di sangue dal punto di vista economico, come nel caso del tunnel ferroviario sotto alla Manica, uno dei piu’ grandiosi fallimenti economici della storia recente.

In Albania nella categoria possiamo mettere il tunnel di Majko che voleva unire con una strada Italia e Albania, la stessa Rruga e Kombit (iniziata goffamente, sempre da Majko, con i vecchi escavatori dell’esercito), la centrale nucleare di Berisha, l’idrocentrale di Skavica, il porto ad acque profonde (a Valona o a Kavaja, non cambia molto) ma ancora prima di tutti questi, e con un posto in primissimo piano per le sue caratteristiche “politiche” transnazionali, viene il progetto dell’acquedotto sottomarino Albania Italia, che dal 1991 continua a riemergere periodicamente, regolarmente riproposto dalle pervicaci lobby pugliesi.

La prima traccia istituzionale del progetto si trova in una proposta di legge presentata alla Camera dei Deputati italiana da 19 deputati (tra cui i pugliesi Sanza, Gorgoni e Marzo) il 30 giugno 1992 “Norme per la realizzazione e la gestione di un acquedotto sottomarino tra l’Albania e l’Italia”. La relazione alla proposta di legge e’ cosi dettagliata anche dal punto di vista tecnico, da affrontare perfino le varie possibili tecniche di posa dei tubi nel tratto sottomarino, e lascia intravvedere il lavoro preparatorio iniziato a fine 1991 dal “Consorzio per l’acquedotto Albania Italia”, voluto dall’IRI (statale) e da altre aziende private. Il progetto prevede di catturare 4,5 metri cubi al secondo di acqua potabile dei 18 di portata complessiva della sorgente di Syri i Kalter vicino a Saranda, di pomparla per via di terra fino a Valona (dando acqua agli 11.000 abitanti e ai 150.000 letti turistici allora presenti o pianificati sulla costa jonica) per poi proseguire sotto il mare per 85 chilometri, per approdare a Torre Specchia in Salento e collegarsi con tutta la rete dell’Acquedotto Pugliese. L’investimento previsto e’ stimato in 930 miliardi di lire. Una somma gigantesca, una grande opportunita’ di business che fa gola a molte imprese e a molti faccendieri italiani, tutti alla ricerca del loro appalto o della loro commissione.

Negli atti della Grande Commissione Mista tra il governo Albanese e il governo Italiano del 17 e 18 novembre del 1992, firmati per l’Albania dall’allora ministro degli esteri Serreqi, si richiama l’importanza del progetto dell’acquedotto sottomarino e l’impegno dei due governi per renderlo possibile.

Ma Berisha non ci crede, mentre l’Italia affonda in Tangentopoli e nessuno puo’ piu’ approvare una cosa simile senza scatenare altre pericolose indagini, e il progetto rimane del tutto abbandonato fino alla crisi delle Piramidi, anche se nel 1995 l’Acquedotto Pugliese presenta una richiesta formale al governo albanese.

Il 18 dicembre 1997, quando Fatos Nano guida il governo albanese socialista, in occasione della sua visita a Tirana, secondo l’annuario del MAE, il Ministro degli Esteri Italiano Lamberto Dini “ha firmato un'intesa per la realizzazione di un acquedotto di 85 chilometri tra l'Albania e l'Italia: l'iniziativa (del costo di circa 2 mila miliardi) consentirebbe di creare posti di lavoro in Albania e rifornire d'acqua la Puglia.”

Interessante notare come nel giro di soli cinque anni il costo preventivato dell’opera sia piu’ che raddoppiato (da 930 a 2.000 miliardi), ma possiamo facilmente supporre che, date le situazioni dei tempi, nella divisione della torta alla parte albanese sarebbe stata riservata solo una fettina sottilissima.

Come sempre succede, ci sono anche quelli che restano tagliati fuori dalla divisione della torta, e nel 1998 il Sottosegretario alle Lavori Pubblici, Gianni Mattioli, primo leader dei Verdi Italiani ad entrare in un governo, dichiara che ”bloccherà anche l'acquedotto sottomarino Puglia-Albania, perché è una iniziativa di cui aldila' e oltre i gravissimi aspetti di carattere ecologico non possono non colpire gli aspetti di carattere imperialistico".

Nel dicembre 2000 il rilancio del progetto tocca a Enrico Letta allora Ministro dell’Industria e al nuovo Primo Ministro Ilir Meta, all’inaugurazione della Fiera del Levante in Albania: Enel sta entrando nel settore dell’acqua potabile con Enel Hydro s.p.a. e starebbe trattando per comperare l’Acquedotto Pugliese, che con l’acquedotto sottomarino dall’Albania da costruire potrebbe prendere un pacco di miliardi, mentre l’Enel che si sta posizionando in Albania con varie assistenza tecniche alla KESH (ma tutte pagate integralmente dal governo italiano) potrebbe rafforzare anche il peso politico della sua presenza in Albania. Una complessa strategia pugliese per rifilare debiti al governo e prendere altri capitali freschi a cui Letta non sembra credere molto, anche se essendo ospite della Fiera del Levante non poteva certo dischiararlo apertamente.

Nel luglio del 2002 ci prova Fatmir Xhafa, allora Ministro del Turismo e del Territorio, forse per ingraziarsi Fatos Nano appena reinsediatosi Primo Ministro al posto di Meta, il quale annuncia di aver ottenuto l’approvazione da parte del Consiglio Nazionale per le Acque e di essere in negoziati con la parte italiana.

Il 23 ottobre del 2002 tocca a Berlusconi in occasione della sua visita a Tirana, spinto dalla fortissima lobby dei pugliesi e dal suo incontenibile entusiasmo per i grandi progetti, che, secondo i media albanesi, ha rilanciato il progetto dell’acquedotto sottomarino, gia’ incluso in un accordo “Acqua in cambio di Energia” negoziato il mese precedente a Roma.

Ma la complessa strategia attorno alla presenza Enel nel settore delle acque potabili svanisce con la vendita di Enel Hydro s.p.a. ai francesi di Veolia a fine 2004, mentre nel 2005 al governo albanese ritorna Berisha, che non e’ mai stato un sostenitore del progetto, e anche la storia dell’acquedotto sottomarino si assopisce al punto che nel 2007 il “Consorzio per l’acquedotto Albania Italia” viene messo in liquidazione, affidando la procedura allo stesso presidente uscente, l’avv. Cesare San Mauro, uomo dai tantissimi incarichi e dalle infinite entrature, che evidentemente non vuole mollare.

E infatti la Cooperazione allo Sviluppo Italiana nel 2007 stanzia quasi 800.000 euro tramite la BERS da dare al Ministero dei Trasporti albanese per realizzare uno studio sulle risorse idriche nel Sud Albania, per determinare quale fosse il consumo programmabile per la zona costiera e quale fosse la possibilita’ di vendere la parte rimanente ai paesi confinanti e infine per determinare quali investimenti infrastrutturali fossero necessari allo scopo. Un ultimo disperato tentativo di rilanciare un progetto sempre meno credibile: esito nessuno, ma soldi sicuramente spesi. E come sempre succede in Italia, la liquidazione del Consorzio non si chiude mai.

Evidentemente il business dell’acquedotto sottomarino non gode dei favori di Berisha, e bisogna aspettare che al governo albanese ritornino i socialisti per ritentare il grande colpo.

 

Inutilmente, il 19 settembre 2007, il deputato di Forza Italia ed ex sindaco di Bari, Di Cagno Abbrescia presenta un progetto di legge C2955 “Disposizioni concernenti la realizzazione e la gestione di un acquedotto sottomarino tra l’Albania e l’Italia” in cui prevede la realizzazione del progetto con fondi parzialmente pubblici con oneri poliennali per lo stato italiano per circa 850 milioni di euro, ma il progetto di legge non viene mai discusso nemmeno in commissione.

Dopo molti anni di silenzio, a sorpresa, il 16 febbraio 2015, un nuovo progetto di legge viene presentato alla Camera dei Deputati italiana: un deputato di Forza Italia, Roberto Marti, ovviamente di Lecce, presenta il progetto di legge di iniziativa parlamentare C2882, che si intitola ancora una volta “Disposizioni concernenti la realizzazione e la gestione di un acquedotto sottomarino tra l’Albania e l’Italia”, il cui percorso alla Camera a oggi non e’ nemmeno iniziato.

Evidentemente la lobby pugliese ha deciso di riprovarci e organizza astutamente tutti i preparativi: infatti nel settembre 2015 il Primo Ministro Rama viene invitato alla Fiera del Levante a Bari e in quell’occasione, con la benedizione di D’Alema, vero protettore e regista degli interessi pugliesi, incontra il Presidente della Regione Emiliano e insieme lanciano il progetto della Joint Venture per la gestione degli acquedotti albanesi tra Acquedotto Pugliese e UKT e, soprattutto, la realizzazione dell’ormai leggendario acquedotto sottomarino.

Dopo un paio di mesi, il 12 novembre 2015, il presidente Emiliano viene a Tirana, incontra Rama, e insieme a Veliaj firma un memorandum, in conseguenza del quale l’Acquedotto Pugliese, di cui la Regione Puglia e’ l’unico socio, dopo aver realizzato un audit tecnico amministrativo della UKT, fornira’ il knowhow ingegnieristico e amministrativo per ristrutturare e rendere piu’ efficiente l’acquedotto, fino alla creazione di una societa’ mista.

Dopo 25 anni di lobbying, tre progetti di legge al Parlamento italiano e molti diversi primi ministri, dopo tanti viaggi, missioni e incontri politici, il mitico e ormai leggendario acquedotto sottomarino tra Albania e Puglia deve essere finalmente li’, dentro a quegli accordi tra Rama e Emiliano, o li’ vicino. La congiuntura politica e’ favorevole ai baresi, anche in Albania sono tutti di sinistra; i soldi invece non ci sono proprio, ma ci penseranno dopo.

Noi, nel frattempo, la costa jonica abbiamo quasi finito di sfruttarla e l’acqua di Syri i Kalter continuiamo a buttarla in mare, ma quei poveri pugliesi che ne avevano tanto bisogno, in questi 25 anni, che acqua avranno usato?