Rama e Ahmetaj come Hitler nel bunker di Berlino. Verso il gran finale.

exit.al 16 Shkurt 2016, 20:31

Quando un governo che con le sue decisioni inopportune ha creato un clima di dissenso e di fastidio nel suo entourage politico comincia a sentire il peso della situazione politica ha normalmente due possibilita: la prima, che e’ storicamente la piu’ usata nei sistemi democratici, e’ quella di una grande apertura politica che porti dentro alla sfera politica del governo delle forze nuove, per alimentare in una parte maggiore del popolo la speranza di un cambiamento positivo, aumentando il consenso e distribuendo poteri e responsabilita’ politiche; la seconda, normalmente usata dai sistemi dittatoriali o dai sistemi politici chiusi, e’ invece quella di un ricorso allo stato di assedio, di richiamare alla responsabilita’ e alla disciplina il gruppo dirigente stretto, diciamo i fedelissimi, escludendo i soggetti piu’ “deboli” (dal punto di vista dell’appartenenza al gruppo), aumentando di fatto la distanza tra il gruppo politico dirigente ed il resto del paese.

Possiamo dire anche che la prima soluzione e’ quella derivante dall’ascolto delle istanze della base, la seconda e’ quella della testarda riaffermazione della propria volonta’ politica, mediante una rinnovata “chiamata alle armi” del gruppo fondatore.

Con la rimozione del Ministro Cani, e la sua sostituzione con il fedelissimo Ahmetaj, e con la conseguente sostituzione di Ahmetaj con la Ekonomi (anche lei esponente dell’intellighentia sorosiana albanese), Edi Rama ha deciso di combattere da solo con la sua banda di fedelissimi la sua ultima battaglia politica, senza persone esterne, o forse non “sicure”, non appartenenti al giro stretto, alla stessa disciplina di un gruppo ben piu’ stretto del partito di cui Edi si e’ impossessato.

Da oggi nella delegazione del Partito Socialista nel governo di Edi Rama non ci sono piu’ estranei, o vecchi socialisti, o tecnici, ci sono solo gli amici di vecchia data, i complici, i correi, quelli che sono decisi o costretti a combattere fino alla morte.

E’ la dimostrazione finale di un modello politico basato sull’autocrazia, resa necessaria dalla evidente difficolta’ a far funzionare il governo, alimentata da una debordante autostima e da una ormai conclamata incapacita’ di lettura della realta’ politica.