O facciamo il Parco, o facciamo lo Stato!

exit.al 2 Mars 2016, 12:32

Le discussioni piu’ importanti in Albania sono spesso fuori bersaglio, nel senso che il principale metodo di manipolazione dell’opinione pubblica e’ quello di spostare l’asse della discussione su questioni marginali e possibilmente tecniche, in modo da distrarre l’opinione pubblica dal punto centrale della discussione, oppure da delegittimare l’interlocutore non tecnico e farlo scivolare fuori scena.

E anche oggi tutti gli invitati nei talk-show che trattano la questione del Parco si accapigliano sul tipo di fiore, o sul tipo di pianta, o sul tipo di gioco da installare nel parco, ma tutti gli opinionisti mercenari di questo o quel partito politico, ingaggiati da quegli editori-costruttori che vorrebbero tutti approfittare del saccheggio del Parco, sono ben attenti a spostare il discorso se si dovesse avvicinare al punto cruciale.

Il punto cruciale, che i grandi costruttori e i loro schiavi politici non vogliono nemmeno che se ne parli, e’ che esiste una parte significativa del popolo albanese (quelli che il governo ha definito vandali) che ritiene di avere (o meglio, vorrebbe avere) dei diritti (comunemente detti di cittadinanza), gia’ chiaramente definiti dal corpo di leggi che anche questo governo ha contribuito a creare, che sono stati “massacrati” e ignorati dal Sindaco e dall’amministrazione comunale, e questo a prescindere da qualsiasi progetto (piu’ o meno bello, piu’ o meno elegante, piu’ o meno appropriato) di parco giochi, che interessa ovviamente anche a quei cittadini “che non hanno figli o non hanno testa”.

Il punto cruciale sta proprio li’, il sindaco e il governo pensano di avere un mandato popolare (sancito da risultato elettorale) per “fare lo stato” e pensano che lo stato si costruisca realizzando torri nelle piazze o parchi giochi, cioe’ cose tangibili da dare in uso agli elettori in cambio della loro fedelta’ politica. Questo e’, secondo tutti i crismi politologici contemporanei, lo schema di funzionamento dello scambio corruttivo clientelare, anche se in Albania molti lo chiamano “pragmatismo politico”: tu mi dai il voto e io ti do qualcosa, che sia il parco giochi o un posto di lavoro o soldi in mano, poco importa. Ma io ti do una cosa che e’ pubblica (e quindi non e’ mia), e tu mi dai una tua cosa privata, il tuo voto e il tuo consenso.

Il signor Veliaj ritiene di essere stato chiamato a realizzare, non importa come, quello che la pancia dei cittadini vuole. E il signor Rama, allo stesso modo, ritiene che sia  importante fare, prima che arrivino le prossime elezioni, non importa come, a che prezzo, con quali conseguenze future.

La richiesta di quei cittadini che stanno contestando i lavori nel parco e’ del tutto opposta, il loro e’ un bisogno di legalita’ prima ancora che di parchi gioco, vogliono vivere in uno stato moderno, dove lo stato ha delle regole e delle procedure da seguire per realizzare le cose desiderate dai cittadini, e i cittadini hanno un ruolo di controllo sull’operato dello stato, regole e procedure che costituiscono la garanzia base che il controllo si possa attuare da parte dei cittadini (a volte direttamente, a volte tramite l’opposizione), in modo che la loro opinione, da esprimere con il prossimo voto, sia basata e fondata, e soprattutto in modo che chi sta al potere non possa degenerare, agire senza scupoli, e imbrogliare sul risultato reale.

Dalle dichiarazioni che i protagonisti della vicenda hanno finora rilasciato nei vari dibattiti televisivi, ministri e funzionari pubblici compresi, si e’ ormai ricavato il quadro legale in cui il tutto si e’ sviluppato: Il Municipio di Tirana ha appaltato e iniziato dei lavori pubblici, senza una direzione lavori, senza che questi progetti fossero stati approvati dagli altri organi previsti dalla legge, senza che fossero inquadrati in una strategia richiesta dalla legge, senza approvare tale strategia nel consiglio comunale, senza mettere in atto le pratiche di consultazione pubblica definite dalla legge, producendo a propria discolpa licenze retrodatate prive delle firme necessarie, emesse al di fuori delle procedure previste, comunque successive all’inizio lavori e che comunque definiscono condizioni non ancora rispettate, disinformando il pubblico con animazioni e disegni parti di progetti mai depositati ma pure diversi tra loro, e infine insultando e menando chi ha avuto il coraggio di dissentire.

Questo e’ il punto: il sindaco Veliaj e il primo ministro Rama non stanno affatto regalando un parco giochi ai cittadini di Tirana, loro stanno abusando della loro posizione e dei soldi dei cittadini albanesi, in aperta violazione di leggi, norme, regolamenti e procedure, avendo iniziato un’opera pubblica, pagata con i soldi del contribuente, senza alcun permesso, senza un preventivo master plan per il parco, senza aver dato all’opposizione o all’opinione pubblica la possibilita’ di sapere e di eventualmente esprimere il proprio dissenso, massacrando le leggi sul procurement, sulla finanza pubblica, sulla gestione del patrimonio pubblico, sulla trasparenza, sul funzionamento degli organi del potere locale, sull’urbanistica, e sulla tutela ambientale.

Una vera e propria strage del diritto pubblico, corredata anche da qualche falso in atti e molti falsi nelle dichiarazioni pubbliche (cose che sarebbero sanzionabili dal codice penale) nel goffo tentativo di sedare la rivolta della gente perbene.

Lo stato, in occidente e in quella Europa dove Rama dice di volerci portare, e’ una istituzione organizzazata mediante leggi e procedure, poste a garanzia del supremo interesse dei cittadini, a cui i cittadini stessi delegano l’uso legittimo della forza.

Questo vuole la cosiddetta societa’ civile, ma nessun media albanese lo vuole dire chiaro, e invece continuano a proporci sultani e pascia’ come se fossero la soluzione dei nostri problemi.