La riforma che non riforma

exit.al 8 Korrik 2016, 10:46

Tutta la discussione sulla riforma della Giustizia dovrebbe partire da una considerazione molto semplice: sono 25 anni che ogni partito di governo cerca di mettere sotto controllo sia la procura che i giudici, in parte per garantirsi l’immunita’ sulle proprie cattive azioni di governo, in parte per poter minacciare l’opposizione o neutralizzarne le denunce.

Dal primo Berisha del 1993 in avanti, tutti, nessuno escluso, hanno cercato di sistemare i loro garanti in procura o nelle corti giudiziarie, o addirittura hanno stravolto l’ordinamento costituzionale per garantirsi questo potere, o almeno il potere di minacciare la rimozione del procuratore generale (giusto per continuare a tenerlo sotto pressione), e tutte le volte l’opposizione ha sollevato grandi proteste, tranne in un caso: l’accordo Berisha – Rama del 2008 che, oltre a salvare Berisha dal disastro politico di Gerdec, ha portato allo stravolgimento del bilanciamento costituzionale e ad una legge elettorale concepita per eliminare la possibilita’ di ingresso in parlamento di ogni nuovo partito e di spingere in un angolo tutti i piccoli partiti. Allora le uniche  voci contrarie furono quelle di Ilir Meta e di Petro Koci, e da allora inizia anche il valzer di Ilir Meta e il suo eterno conflitto (ma non sempre palese) con Edi Rama.

Edi Rama concesse a Berisha quelle modifiche costituzionali nella convinzione che sarebbe stato lui stesso ad usufruirne dopo la vittoria alle elezioni del 2009, ma la storia ando’ in un altro modo, Rama perse le elezioni pur con la legge che aveva voluto, e furono proprio i giudici prima (con le sentenze sui seggi contesi), e Ilir Meta dopo (passando con i suoi pur pochi voti parlamentari a Berisha), a condannare Rama ad altri quattro anni di opposizione.

D’altro lato una Giustizia che non risponde a nessuno, nella situazione sociale e culturale in cui versa il paese, certamente trovera’ sempre una ragione per adattarsi alle richieste “finanziariamente motivate” da parte dei peggiori criminali, e contemporaneamente trovera’ anche una ragione per essere ossequiente al governo quando serve, giusto per non veder sollevare polemiche sui precedenti “aggiustamenti” concessi ora a questo ora a quello.

Ma c’e’ una cosa peggiore di una Giustizia che non funziona, ed e’ una Giustizia che funziona sotto il comando di chi considera i vincoli costituzionali non una garanzia ma un impedimento alla propria  debordante azione di potere.

E questo concetto, la maggior parte dei politici ma anche e soprattutto dei cittadini (almeno quelli che ricordano i tempi della dittatura comunista), lo hanno scolpito nella pelle, con ferite ancora oggi difficili da rimarginare. E per questo vedono la coppia degli ambasciatori Lu e Vlahutin (troppo giovani e provenienti  da storie politiche troppo diverse) come se fossero Alice nel Paese delle Meraviglie.

Edi Rama, come prima di lui Sali Berisha, ha dimostrato nell’ultimo anno di governo di voler costruire un regno basato sul proprio potere assoluto, pur mascherandolo in nome dell’arte contemporanea e della convivenza  delle religioni, mettendo in atto vari tentativi legislativi di ridurre la liberta’ di stampa, segretando le decisioni del governo, corrompendo gli editori delle televisioni, infamando chi si accorge di qualcosa che non funziona, ignorando volutamente i segnali di un contagio criminale a livelli istituzionali molto alti, infrangendo le regole di trasparenza che lui stesso aveva portato in Parlamento, nazionalizzando di fatto interi settori di business per darli in concessione ai suoi amici, facendo ampio uso della carcerazione preventiva a scopi intimidatori, violando le regole statutarie del proprio partito per garantirsi il mandato, mostrando sempre di piu’ una visione infantile della democrazia limitata al solo processo elettorale; poi chi vince prende tutto, anche la Giustizia.

Proprio quella Giustizia “indipendente dalla politica” che servira’ a vincere le elezioni, a garantire immunita’ ai molti ministri dediti al saccheggio sistematico delle risorse pubbliche, a garantire immunita’ ai coltivatori di marjuana protetti dalla polizia, a garantire imponenti riciclaggi di denaro criminale.

Ma il rischio di affidare tanto potere ad un governo gia’ verificato come non troppo tollerante non sembra essere percepito da quella classe di funzionari internazionali pur cosi’ pronti ad approvare le leggi contro l’omofobia o  contro il negazionismo della “shoa”.

L’indipendenza dalla politica, come la moralita’ di politici e giudici, e’ una vero e proprio “falso mito” politico, e soprattutto costituisce il rischio piu’ grande per la democrazia e lo stato di diritto: se avessimo a disposizione tante persone degne,  indipendenti ed equilibrate, questa discussione non avrebbe mai avuto luogo.

Quello che serve qui e’ un sistema costituzionale stabile nel tempo che assicuri la separazione ed il bilanciamento dei vari poteri istituzionali (eventualmente anche affidando quote riservate all’opposizione) per fare in modo che nessuno possa mettere in atto comportamenti gravemente indegni e garantirsi di poterli nascondere a tutti gli altri.

Ma ancora una volta questo e’ l’esatto contrario di quello che si propone e che in parte e’ gia’ avvenuto, che ogni complessato funzionario internazionale vuole scrivere la sua pagina di storia senza aver nemmeno letto le pagine precedenti, distruggendo a piccole puntate ogni forma di equilibrio costituzionale.