Altro che crescita del turismo, hotel e ristoranti non ripagano le banche

exit.al 7 Korrik 2016, 15:11

Le statistiche pubblicate dalla Banca d’Albania dicono che solo il 3.8% del credito viene  erogato al settore della ristorazione e degli alberghi, ma di questa quota non fa parte il gran numero di piccoli esercizi gestiti da persone fisiche.

Ma se il settore riceve poco credito un motivo c’e’: ben il 30% delle operazioni di credito al settore nel 2015 si sono dimostrate problematiche, cioe’ non hanno ripagato le banche in modo corretto secondo le condizioni previste dal contratto. Questa percentuale e’ in miglioramento rispetto al 2014, che ha registrato ben il 35% di crediti problematici.

Non sembra quindi che il settore del turismo abbia una  buona salute, e ancora meno sembra che il credito all’economia del turismo abbia alcuna rilevanza (e ancora meno effetto) sulla crescita del settore, nonostante i ripetuti annunci del governo che indicano il turismo come uno dei settori prioritari per lo sviluppo dell’economia del paese.

Questi dati dimostrano ancora una volta che lo sviluppo dell’economia e’ una cosa piu’ complicata e seria di quanto credano le menti economiche che guidano il paese, e solo una vera strategia composta da una molteplicita’ di azioni, pubbliche e private, vigilate e controllate, puo’ mettere in moto il settore turistico e dare un contributo fondamentale sia all’occupazione che all’economia in generale.

La prima questione riguarda il modello turistico, per il quale il governo non ha mai prodotto direttrici o strumenti legislativi che orientassero gli investimenti dove servono. Questo crea una grande difficolta’ a identificare quale sia il “prodotto turistico albanese” e quindi ne rende di fatto impossibile la promozione sui mercati.

La seconda questione riguarda l’informalita’ generale del sistema, dove l’attivita’ si esercita in forme di micro business, senza  evidenze contabili e senza evidenze statistiche e con una scarsissima evidenza fiscale e contributiva, indebolendo le garanzie di ripagamento delle banche e di conseguenza tutto il processo di finanziamento del settore, ma anche consentendo a molti operatori di continuare a fare unfair  competition a quei pochi che lavorano in regola.

La terza questione riguarda la mancanza totale di un sistema di garanzie  per gli operatori strutturati (tour operator) che gestiscono la clientela straniera ma sono totalmente messi  fuori gioco da inadempienze sistematiche di molti operatori alberghieri che non onorano le prenotazioni telefoniche e nemmeno gli accordi  con le agenzie.

La creazione di una grande (e seria) agenzia – piattaforma  pubblica di prenotazione la cui adesione sia obbligatoria per tutti gli operatori alberghieri, se efficacemente gestita, potrebbe garantire sia il controllo fiscale (con consistenti ritorni per l’erario), sia il controllo delle prenotazioni e dei prezzi effettivamente applicati, sia una maggiore chiarezza per l’accesso al credito, ma soprattutto potrebbe aumentare di molto l’afflusso di turisti stranieri, proprio grazie alle maggiori tutele per i tour operator che li muovono.

Invece l’allora Ministro del Turismo Ahmetaj, quando ha preparato la nuova legge sul turismo che sta entrando in vigore ed efficacia in queste settimane, si e’ occupato solo di rendere obbligatorie le licenze per le guide turistiche (e di multare i gruppi senza guida con licenza) e di riservarsi il diritto di poter indicare quali terreni sulla costa offrire alla speculazione edilizia per costruire altre ville che resteranno vuote.