Apprendiamo da Monitor che fonti del Ministero dell’Economia confermano che la legge sugli investimenti strategici sta cominciando a funzionare, e che ci sono ben quattro investimenti, per complessivi 116 milioni di euro, che hanno completato la documentazione per essere dichiarati strategici, cioe’ per usufruire di particolari protezioni e agevolazioni da parte dello stato albanese.
Lo scopo della legge sugli investimenti strategici era appunto quello di stabilire parametri e procedure per definire quali investimenti potessero essere considerati strategici per l’Albania, e quali procedure mettere in atto per garantire loro uno stimolo, in particolar modo per incentivare gli investimenti esteri.
Gli investimenti diretti esteri costituiscono infatti l’unica via d’uscita della crisi del budget dello stato, sono cioe’ l’unico strumento che puo’ consentire al bilancio dello stato di avere un sufficit di bilancio (per ridurre il debito pubblico) garantendo anche una crescita del GDP. Senza un continuo afflusso di investimenti esteri, su ritmi uguali o superiori di quelli registrati finora, tutta la programmazione della riduzione del debito concordata con il FMN non puo’ funzionare. Il livello minimo (vitale per il governo) di investimenti diretti esteri sembra essere superiore al miliardo di euro annui.
Questo traguardo e’ molto difficile da raggiungere senza grandi opere infrastrutturali o grandi investimenti internazionali come il TAP, o il progetto di Hidropower Devolli, o altri progetti simili, spesso poliennali, ma che garantiscono flussi di investimento di centinaia di milioni ogni anno.
Ovviamente ogni investimento privato ha un effetto benefico sull’economia, ma se questo investimento viene dall’estero, all’aumento dell’attivita’ economica generato da ogni investimento, si aggiunge un aumento della ricchezza disponibile sul mercato, che trasformata in cose tangibili (beni d’investimento: fabbriche, costruzioni, ecc) da un contributo permanente alla crescita economica, cioe’ alla crescita del GDP.
Per questo e’ stata preparata la legge sugli investimenti strategici, che prevede tra le altre facilitazioni burocratiche e di acquisizione delle licenze il ricorso a espropri di terreni privati, a concessione di terreni pubblici, a investimenti dello stato in opere infrastrutturali collegate (acquedotti, linee elettriche, strade di accesso, fognature, ecc.), in modo da garantire il piu’ possibile all’investitore il successo e l’economicita’ della sua iniziativa, quando questa ha un effetto importante sull’evoluzione economica del paese.
Ma una particolare attenzione, la legge la mette proprio sul problema della proprieta’, in particolare nelle zone turistiche, per consentire ai grandi investimenti di superare i problemi fin qui troppo spesso registrati con vecchi proprietari o con i proprietari di piccole parcelle che di fatto impediscono di raggiungere l’estensione di terreno necessaria al progetto, e per evitare i contenziosi la legge prevede addirittura il ricorso ad un voto del parlamento, cioe’ ad una legge specifica dello stato che espropria stato o privati a beneficio dell’investitore.
Quando leggiamo che dei quattro progetti di investimenti strategici che la nuova legge ha prodotto nei suoi primi sei mesi (comunque largamente insufficienti a garantire un volume adeguato di investimenti esteri), tre sono villaggi turistici (a Drymade, Girj i Lalzi e Velipoja) e uno e’ un’azienda agricola da soli 3,6 milioni di euro, e che il progetto piu’ grande, a Drymade, da quasi 52 milioni di euro, e’ del solito oligarca Samir Mane, allora cominciamo a comprendere che non stiamo parlando di facilitare gli investimenti stranieri, ma solo di agevolare i soliti amici sfruttatori abituali delle risorse del territorio albanese.
Per di piu’ questi oligarchi locali non sono in condizioni finanziarie adeguate agli investimenti che progettano, quindi sono orientati a fare ville per venderle subito ai privati albanesi o kosovari, per avere il circolante per costruirne altre, e cosi’ via, mentre quello che serve per sviluppare il turismo albanese non sono le ville private dei boss di Tirana, ma i villaggi gestiti unitariamente da compagnie straniere professionali e inserite nel mercato internazionale, per costruire i quali servono capitali veri da bloccare per molto tempo.
Il vero punto chiave della vicenda e’ che in tutta la zona della costa jonica esiste un grosso problema di restituzione della proprieta’, problema che potrebbe essere aggirato proprio con la legge per gli investimenti strategici, che consentirebbe (ai preferiti da Rilindja) di avere una legge del parlamento che di fatto trasferisce e garantisce il titolo di proprieta’ all’investitore.
Cosi’, con la scusa dell’interesse pubblico, i soliti palazzinari si apprestano a devastare gli ultimi angoli intatti dell’Albania, incuranti dei diritti dei veri proprietari, senza nessun effetto positivo sul bilancio dello stato o sullo sviluppo del turismo albanese.
