Oggi il tribunale di Londra ha giudicato la causa di estradizione promossa dalla Procura albanese contro Francesco Becchetti, accusato dalla procura albanese di aver organizzato una frode finanziaria e di aver riciclato ingenti somme di denaro in Albania. Francesco Becchetti non sara’ estradato in Albania, almeno fino al giudizio d’appello, che e’ stato preannunciato dagli avvocati del governo albanese.
Grazie a queste imputazioni la Procura albanese era riuscita a soddisfare una richiesta del governo, fortemente infastidito dalla presenza di un canale televisivo non controllato o non controllabile dal governo stesso. Infatti pochi minuti dopo l’uscita della notizia del mandato di cattura contro Becchetti, il Primo Ministro Edi Rama aveva esultato con un tweet in cui si vantava di essere stato molto bravo ad eliminare la televisione di Becchetti. Il mandato di cattura (internazionale) non ha potuto essere eseguito visto che nel frattempo Becchetti si era trasferito a Londra, ma la televisione Agon, vero oggetto della discordia, e’ stata immediatamente sequestrata e tutti i conti bancari sono stati bloccati in modo da costringere la televisione alla chiusura, non potendo pagare ne gli stipendi ne l’energia.
Ora la televisione e’ chiusa, i cantieri di costruzione della idrocentrale di Kalivac sono fermi, mentre Becchetti organizza la sua difesa da Londra, e sembra riuscirci abbastanza bene.
Gia’ in marzo la corte arbitrale dell’ICSID, organismo promosso dalla Banca Mondiale, a cui Becchetti si e’ rivolto per avere giustizia e soprattutto la liquidazione del danno ricevuto dal governo albanese, con un pronunciamento del tutto inusuale, aveva emesso una raccomandazione in cui esortava la procura albanese a revocare il mandato di arresto.
Oggi la corte inglese rafforza la posizione di Francesco Becchetti disponendo che la richiesta di estradizione a suo carico pervenuta dall’Albania non debba essere eseguita. Le motivazioni si sapranno nei prossimi giorni.
Nel frattempo Becchetti ha istruito ben tre procedimenti di arbitrato internazionale contro il governo albanese, chiedendo complessivamente 1,5 miliardi di euro di danni, una cifra colossale, pari a quasi due mesi di Prodotto Interno Lordo albanese, o pari ad un quinto di tutto il debito estero albanese.
