Camera di Commercio: una tassa per la cortigiana di turno?

exit.al 17 Shkurt 2016, 17:01

 

Il sistema camerale albanese rappresenta solo se stesso e non le aziende, perchè solo lo 0,5% delle 113.000 aziende registrate al QKR e’ iscritto alle Camere di Commercio, cioe’ circa 500 aziende tra persone fisiche e giuridiche. Infatti quasi la metà delle 12 camere di commercio nei 12 distretti sono di fatto inattive, o chiuse, per mancanza di associati e di fondi.

Il sistema camerale (territoriale) non fornisce alcun servizio utile alle aziende, il registro commerciale lo tiene il QKR, la promozione del business e degli investimenti è svolta da AIDA, mentre il dialogo e la rappresentanza verso le istituzioni sono canalizzati nel KEK e nel Keshilli i Investimeve, due doppioni inventati da Rama e da Ahmetaj.

La rappresentanza delle aziende in una suddivisione territoriale è un sistema obsoleto e inutile, per di più in un paese piccolo e accentrato sulla capitale come l’Albania, mentre un sistema di rappresentanza moderno si basa sulle associazioni di categoria, in cui I problemi comuni ad aziende simili possono trovare delle soluzioni grazie al dialogo con le istituzioni.

L’attuale sistema di associazione di secondo livello (Unioncamere)  è ancora più lontano dalla realtà del mercato, e il board di Unioncamere e’ stato eletto da 4 gatti (meno di 500 aziende in tutta Albania) nel 2015 e resta in carica 4 anni, giusto il tempo di godersi gli improvvisi flussi di denaro generati dalla legge, mentre una nuova assemblea dei delegati delle 12 camere di commercio dovra’ decidere quanto far pagare di quota.

Questo avverra’ prima o dopo l’iscrizione obbligatoria? Chi controlla le spese e i compensi del board Unioncamere? Chi controlla la regolarita’ delle assemblee?

Il costo attuale di iscrizione ad una Camera di Commercio e’ di 50.000 lek per le persone giuridiche (che sono 27.000 su scala nazionale) e di 20.000 per le persone fisiche, quindi solo le persone giuridiche dovrebbero pagare circa 10 milioni di euro, di cui 3 milioni di euro andrebbero a Unioncamere, quando tutto il sistema camerale oggi vive con meno di 150.000 euro di quote associative.

La nuova legge modifica l’articolo 28 della vecchia legge, eliminando il potere del Ministro dell’Economia di approvare le quote stabilite dall’assemblea, lasciando di fatto all’assemblea stessa la facoltà di fissare autonomamente una tassa di fatto sulle persone giuridiche, autonomia di ci non dispone nemmeno il Ministero delle Finanze per la tassazione ordinaria. E questa autonomia è totalmente anticostituzionale. Il Ministero dell’Economia conserva invece il potere di nominare I Segretari Generali delle Camere.

Nella nuova formulazione di questo mostro pubblico-privato è anche previsto che sia il board a determinare I compensi dei membri stessi del board, I quali vengono comunque considerati come privati e non risulta che debbano sottoporsi agli obblighi di dichiarazione dei redditi e delle proprietà.

L’iscrizione obbligatoria e’ una trovata da paesi statalisti, infatti un sistema di rappresentanza di parti sociali determinate dall’interlocutore istituzionale, che sceglie i rappresentanti di cui lui stesso sara’ la controparte, e’ assolutamente ridicolo, e piu’ tipico di una dittatura che di una democrazia di libero mercato.

Esistono almeno due luoghi istituzionali di incontro tra rappresentanti della vita economica e governo, il Keshilli Ekonomik Kombetare (creato con legge nel novembre 2014) e la sua fotocopia finanziata dalla BERS, il Keshilli i Investimeve (creato con VKM nell’aprile 2015), tutti e due falliti per colpa del governo stesso, e tutti e due con rappresentanze fasulle o decise da sopra, e con gli obblighi di consultazione sulle proposte di legge violati dal governo stesso. In ogni caso in nessuno dei due e’ prevista espressamente la partecipazione di Unioncamere come rappresentante del business, mentre la rappresentanza delle aziende è prevista a rotazione tra varie categorie, tra cui i grandi contribuenti e le associazioni più rappresentative accreditate presso le segreterie del KEK e del KI. Insomma in poco piu’ di un anno il governo ha cambiato idea sul dialogo con il mondo del business almeno due volte.

Se non c’e’ mai stata una reale volonta’ politica di dialogare con il mondo delle imprese, perche’ ora si vuole rendere l’iscrizione obbligatoria?

Infine la nuova legge si premura di cancellare l’indicazione, prima chiaramente enunciata, che il Presidente del l’Unioncamere deve essere un dipendente a tempo pieno dell’Unioncamere stessa.

Come mai?  Chi e’ il presidente di Unioncamere?

Il neoeletto presidente dell’Unioncamere è l’avv. Ines Muqostepa, da anni amministratrice unica (e sicuramente per questo molto ben retribuita) di uno dei più grandi call center italiani a Tirana, pare molto legata al proprietario calabrese.

Si tratta di una persona indubbiamente professionale e preparata, per di più colta ed affascinante, e le cronache di Tirana riportano una ostentata simpatia per lei da parte del Primo Ministro, e infatti da mesi prende parte ad ogni delegazione di viaggio all’estero, anche in queĺle più ristrette, e in ogni occasione pubblica Rama la vuole vicino a se.

Questo fatto, che sarebbe solo l’ultima di una lunga serie di donne nel corso degli anni imposte con ostentazione da Rama a incarichi di stato e relativi privilegi, fornisce una interpretazione sconcertante delle reali motivazioni con cui il Consiglio dei Ministri è stato chiamato ad approvare una proposta di legge del tutto inaccettabile da proporre al voto del Parlamento: fornire all’ultimo capriccio del Primo Ministro un ruolo pubblico, e con quello i fondi per partecipare alla vita lussuosa delle occasioni governative, con particolare riguardo alle missioni all’estero, fondi così abbondanti da permettere probabilmente anche il costoso noleggio di quegli aerei charter che tanto piacciono ad Edi Rama per andare in giro per il mondo a inaugurare le sue mostre di disegnini colorati.

E se i membri del Parlamento non sapranno trovare un poco di dignità, 27.000 aziende albanesi dovranno pagare una nuova tassa, decisamente ingiusta, per questo sfizio.