Ancora moratorie?

exit.al 13 Prill 2016, 09:06

Il termine “moratorium” e’ un termine giuridico che sta a significare una sospensione per un certo periodo di un diritto altrimenti concesso dalla legge, ma nella realta’ albanese sta a significare soprattutto la prova dell’incapacita’ dello stato di esercitare il controllo di una determinata pratica legale.

In estrema sintesi quando lo stato albanese non e’ in grado di far rispettare una legge che regola una certa attivita’, produce un bel decreto di moratorium e cosi’ proibisce del tutto l’attivita’ stessa, senza piu’ alcuna distinzione tra utilizzi buoni e utilizzi cattivi o tra utilizzatori buoni e utilizzatori cattivi.

Insomma e’ la incapacita’ di utilizzare i grigi, le sfumature, le eccezioni, con la moratoria tutto diventa bianco o nero, cosi’ non si ha piu’ il bisogno di discutere se si puo’ oppure no: sicuramente non si puo’ piu’.

In altre parole una moratoria e’ il modo piu’ semplice per evitare le comode e opportune giustificazioni che il corrotto che dovrebbe vigilare sull’implementazione di una norma usera’ per proteggersi.

E che lo stato albanese, con la sua incerta e ignorante burocrazia, si trovi molto spesso nella situazione di non riuscire a gestire una certa pratica, e’ una cosa ormai risaputa.

Nella storia dell’Albania democratica il primo caso di “moratorium” e’ stato, nel 1995, quando le grandi Istituzioni Finanziarie Internazionali chiesero, e ovviamente ottennero, la moratoria sull’esportazione del legname in tavole grezze. Il pretesto ufficiale era di favorire e facilitare l’insediamento di aziende che lavorassero il legno a ciclo completo, in modo da contenere la deforestazione sistematica del paese, gia’ ampiamente avviata da moltissimi boscaioli, spesso improvvisati, che senza alcuna logica o controllo tagliavano tronchi secolari per rimediare un pasto caldo. Il risultato industriale non si e’ mai visto, perche’ la rivolta del 1997 ha cancellato tutto, ma quei grandi tronchi secolari caricati su camion ridotti a rottami non passano piu’ sulle strade albanesi, adesso passano solo camion carichi di legna da ardere; le piante secolari, nonostante la moratoria, sono terminate.

Ma il primo uso ufficiale del termine “moratorium” risale a Berisha nell’aprile 2006 quando, da poco Primo Ministro, decise di approvare una moratoria sull’uso nelle acque albanesi di ogni genere di scafo, o natante, o imbarcazione a motore, e questo per garantire in modo spettacolare al governo italiano che il governo albanese faceva tutto quanto fosse nelle sue possibilita’ per impedire il passaggio di clandestini verso le coste italiane. Tutti a terra, pescatori della domenica compresi: solo qualche pattino e ovviamente gli yacht dei nuovi ricchi, ufficialmente proibiti, ma di fatto tollerati grazie alla loro capacita’ di intimorire il povero poliziotto di turno. La moratoria, nonostante le proteste di chi voleva svulippare il turismo nautico, e’ rimasta in vigore fino a mazo 2014, ma e’ innegabile che il traffico dei clandestini in quel periodo si e’ quasi interrotto, e infatti in quegli anni l’Albania ha avuto una prosperita’ economica quasi inspiegabile nelle origini, ma piu’ che sufficiente a spiegare l’interruzione dei traffici nel Canale di Otranto.

Con l’arrivo al potere di Rilindja l’uso della moratoria diventa endemico: la nuova classe dirigente del paese e’ convinta che il mondo comincia allora, e presa dal desiderio di sistemare tutto in modo scientifico, decide di bloccare tutta una serie di attivita’ in attesa di studiare leggi e regolamenti moderni e adeguati.

Il primo caso di moratoria e’ stato il divieto di importazione dei rifiuti, vecchia promessa elettorale nonche’ demagogica concessione alle prime anime ambientaliste, che viene approvato nell’ottobre 2013 dopo solo un mese di governo Rama. Il risultato e’ che oggi ministri e deputati socialisti stanno proponendo una nuova legge che consenta alle circa 200 aziende che si occupano di riciclaggio dei rifiuti di avere materia prima da lavorare.

Ma la vera battaglia annunciata del governo Rama e’ quella contro le costruzioni abusive e la corruzione nei permessi di costruzione, cosi’ nell’agosto 2014, in attesa che la nuova normativa urbanistica sia pronta, viene varata una moratoria sulle licenze edilizie: tutti fermi, non si costruisce piu’niente, nemmeno i capannoni industriali, ma solo per qualche mese. In realta’ i mesi passano e prima della nuova normativa arriva la Corte Costituzionale che nel giugno 2015 (poco prima delle elezioni amministrative) annulla il decreto della moratoria, ma solo a inizio febbraio 2016 Rama ha dichiarato che la moratoria e’ finita del tutto. Anche Veliaj, allora candidato sindaco, nella campagna elettorale prometteva una nuova moratoria sulle licenze edilizie, in particolare per il Parco del lago!

Il risultato di questa moratoria si puo’ rintracciare nella terza legalizzazione (in pochi anni) delle costruzioni abusive, lanciata e portata a termine dal governo Rama, e che ha visto la regolarizzazione in tutta l’Albania di oltre 600.000 costruzioni illegali (e su suoli di proprieta’ altrui), la meta’ delle quali costruite dopo il 2013.

Ma le promesse elettorali non sono state poche e cosi’ nel marzo del 2014 viene approvata una moratoria di due anni sulla caccia, in attesa che il Ministero dell’Ambiente prepari la nuova normativa e addestri chi la deve far applicare. Sara’ che quel giorno avra’ visto molte lepri e allodole, ma dopo pochi mesi Rama, in visita a Divjaka insieme al ministro Koka, ha incomprensibilmente dichiarato che la moratoria sulla caccia e’ stata la riforma meglio riuscita del suo governo. Quello che sappiamo e’ che i 75.000 fucili da caccia registrati dalla Polizia in Albania (contro le sole 5.000 licenze di caccia rinnovate e pagate ogni anno) continuano a consumare cartucce che continuano ad essere importate con la scusa del tiro al piattello, mentre non arrivano piu’ i quasi 10.000 cacciatori italiani che ogni anno pagavano cifre importanti per una branda e una bottiglia di raki.

Nonostante i risultati gia’ verificati da Rama a Divijaka e giudicati come sorprendenti, sembra che la moratoria verra’ rinnovata per altri due anni. Forse proprio perche’ e’ stata un successo?

Il furore della moratoria non si ferma, e sempre il ministro dell’Ambiente, per duplicare il successo, a fine 2015 propone e ottiene un’altra moratoria, questa volta sul taglio dei boschi, che viene approvata con grande propaganda addirittura per 10 anni. In realta’ tanto moratoria non e’, visto che  chi ha bisogno della legna per il focolare, con il permesso del municipio puo’ ancora andare a tagliare piante, ma si suppone per piccole quantita’.

In realta’ ci sarebbe un’altra moratoria, non proclamata con decreto, ma decretata dai fatti: la moratoria del debito bancario, in vigore dall’inizio della crisi nel 2009 e arrivata fino ad oggi, grazie ad una serie di resistenze messe in atto dai governi e dai tribunali per impedire il sequestro dei collateral da parte delle banche. Ma questa, anche se e’ stata una volonta’ politica, non e’ registrata sulle gazzette ufficiali.

Adesso leggiamo che il Forum per l’Eredita’ Culturale, animato dai vari Artan Lame, Artan Shkreli, Auron Tare, Gjergi Boiaxhi e altra intellighenzia di governo, ha chiesto una moratoria sul restauro degli edifici antichi, cioe’ di quei pochi edifici che sono sopravvissuti al disastro urbanistico da molti di loro provocato con legalizzazioni omnicomprensive, licenze trafficate, piani edilizi interpretabili e cosi’ via.

Il Forum sostiene che bisognerebbe effettuare il consolidamento, quello si, ma non il restauro, che in Albania nessuno e’ capace di farlo, e come prova mostrano una foto di una casa di Dardha in cui le pietre a vista delle pareti esterne, orrendo crimine, sono state stuccate con il cemento, che una volta non si usava (soprattutto perche’ era costoso e difficile da trovare).

Detto da Artan Shkreli, che a Lekursi si e’ inventato un intero castello, suona un po’ strano, ma nella logica dellla moratoria, siccome e’ assai  difficile costringere il proprietario della casa a fare i lavori come vorrebbe il Forum, per riuscire a far rispettare il divieto di restauro bisognerebbe impedire ogni genere di lavoro sulle case in pietra.

Perche’ in questo paese ogni situazione di incapacita’ di controllo  genera una proposta di moratoria?

E’ troppo semplice risolvere il problema con la spiegazione che non abbiamo una tecnocrazia all’altezza, allora dovremmo fare anche una moratoria sulle cause penali, per non parlare di quelle civili, o una moratoria sulla scuola, e infine (perche’ no?) una bella moratoria sulla sanita’: per cinque anni non si ammala piu’ nessuno.

La realta’ e’ che troppo spesso chi si e’ arrogato il compito e la responsabilita’ di governare, scopre che non ne e’ capace, e si spaventa delle conseguenze della propria impotenza, e infine si rifugia nell’inconsapevole disperato tentativo di lasciare tutto cosi’ com’e’, incluso (soprattutto, ma inconsapevolmente) il suo incarico di governo.