In ogni tempo, ed in ogni paese, quando si parla di ricette contro la corruzione, queste comprendono sempre, almeno come primo elemento, l’aumento della remunerazione della categoria di funzionari che si vuole redimere.
I funzionari interessati sempre sostengono di non essere pagati a sufficienza per resistere alle lusinghe della corruzione, e sempre i consulenti chiamati a trovare le soluzioni, come prima cosa, propongono almeno il raddoppio delle retribuzioni, accompagnandolo poi spesso con complesse strategie per non far venire in contatto il corrotto con i potenziali corruttori, o con altre tecniche spicciole di poca portata. Abbiamo sentito questa proposta tante volte anche in Albania, sia per i doganieri, che per gli ufficiali delle tasse, che per i politici, e oggi sentiamo questa cosa anche per i giudici e i procuratori.
E infatti il governo albanese, con il determinate aiuto di consulenti internazionali provenienti dai paesi piu’ sviluppati (e anche per questo molto pagati) sta per varare, nell’ambito della riforma della Giustizia, anche un nuovo sistema retributivo per i magistrati che portera’ le loro retribuzioni e le loro pensioni a livelli impensabili per il paese, e soprattutto totalmente sproporzionati con tutte le altre retribuzioni degli altri funzionari pubblici. Ma anche volendo concedere ai giudici questi grandi aumenti, come fare ad accontentare le richieste di aumenti salariali, a questo punto legittime, di tutte le altre categorie di funzionari pubblici a rischio corruzione?
Ma la vera domanda e’ se siamo sicuri che aumentare gli stipendi serva ridurre la corruzione, oppure se non sia necessario qualcos’altro, che coinvolga molto piu’ a fondo tutta la societa’ albanese, per definire un confine etico che sia percepito da tutti.
Il tentativo di ridurre la corruzione nel sistema giudiziario pone alcune questioni abbastanza imbarazzanti, che il nostro sistema sociale e culturale ha deciso da molto tempo di non voler affrontare:
Un giudice che vola 200 volte all’anno in Business Class, lo fa’ perche’ ha fame? Come pagare tanto i giudici e invece molto meno i poliziotti, o quelli delle tasse, o i medici? Se paghiamo tutti molto di piu’, la corruzione scomparira’? Si puo’ combattere la corruzione semplicemente con il denaro? Ma la remunerazione di un lavoro deve essere proporzionata al rischio di corruzione?
Alla fine, cos’e’ la corruzione?
La definizione ufficiale piu’ generale e’ che la corruzione e’ il comportamento di un soggetto (pubblico o privato) che in cambio di una sua utilita’ personale (denaro, ma non solo) agisce contro i propri doveri (legali o morali), cioe’ in parole piu’ semplici e’ lo scambio tra un pubblico funzionario e un privato, il quale fornisce al funzionario una utilita’ (sua privata) in cambio di un comportamento (pubblico) desiderato (cioe’ un’altra utilita’ originata dal potere pubblico).
E qui, quando parliamo di doveri legali o morali, il discorso immediatamente si complica, perche’ nei sistemi sociali basati sulla dinamica degli interessi materiali (come il nostro capitalismo puro e selvatico) e non su principi morali (stato etico) e’ proprio lo scambio economico che sta alla base di tutte le relazioni, e lo scambio avviene tra le varie utilita’ private dei singoli protagonisti, insomma in parole piu’ semplici, il tipo di comportamento che mettiamo in atto in quasi tutti i nostri rapporti sociali e’ lo stesso che sta alla base della corruzione, quindi possiamo dire che il comportamento corruttivo e’ il piu’ probabile.
Cosa lo renderebbe meno probabile? Ci sono solo due antidoti conosciuti: la vergogna e la paura; ma la prima richiede due componenti che in Albania non ci sono proprio: da un lato ci vorrebbe una vera trasparenza (nella pubblica amministrazione albanese praticamente inesistente) che consentirebbe di conoscere ed evidenziare il comportamento “socialmente condannabile”, dall’altro ci vorrebbe un sistema di valori condivisi e di condanna sociale, cioe’ che la “tangente” fosse veramente considerata da tutti un ignominio, quando invece da noi, proprio per via di quel “capitalismo perfetto”, viene vista piu’ che altro con invidia.
La paura rimane quindi l’unico metodo utilizzabile e conosciuto per rendere meno probabile lo scambio corruttivo, cioe’ se il corrotto nell’accettare lo scambio corruttivo avesse paura di perdere qualcosa (soldi, status, liberta’) modificherebbe la sua valutazione sulla convenienza dello scambio, ma ahime’, ancora una volta, perche’ possa avere paura bisogna che ci sia un controllo efficace e un potere sanzionatorio capace di infliggergli una “perdita” se viene individuato il suo comportamento corrotto.
Quindi se esiste un sistema di controllo, giudizio e sanzione, allora il fatto che il soggetto abbia qualcosa da perdere aggiunge potenza alla sanzione, ma se non esiste questo sistema di controllo, a nulla serve che il soggetto abbia qualcosa in piu’ da perdere.
In particolare a nulla serve avere da perdere uno stipendio da qualche migliaio di euro quando un narcotrafficante ti offre la scelta tra una corruzione di qualche centinaio di migliaia di euro e la “punizione” violenta in caso di mancato accoglimento della prima proposta.
Se proprio vogliamo vedere un aspetto positivo nell’aumento degli stipendi, l’aumento della remunerazione economica del “corrompendo” potrebbe avere effetto solo sui casi di piccola corruzione, ma non certamente per quelli maggiormante rilevanti in termini economici, capaci di fornire al corrotto vantaggi ben superiori.
D’alto lato, il recente caso mostrato dai social media dell’esageratamente costoso stile di vita di una parente di un magistrato apicale, come il precedente caso del figlio di un altro funzionario apicale del sistema bancario (questo gia’ molto ben retribuito), dimostra ancora una volta che la vergogna certo non costituisce un deterrente e lo stipendio elevato nemmeno.
Tutti concordano che un giudice, come ogni funzionario di grado elevato, non debba avere problemi a vivere anche piu’ che decorosamente e con le dovute sicurezze, per se e per la famiglia, ma la questione, in particolare in un mondo avido di lusso come l’Albania, e’ quale sia il “livello adeguato” del decoro, visto che nei due casi sopra citati nessuna remunerazione ufficiale avrebbe potuto soddisfare quel tipo di bisogni. In passato, in molti altri sistemi statali, questo decoro per il funzionario era ottenuto tramite benefit spesso immateriali basati sul prestigio sociale (dai viaggi in prima classe ai posti gratis a teatro, passando per gli inviti ai balli di corte), ma in un paese che riempie le istituzioni di banditi e adula i peggiori ladri solo perche’ ricchi, fare quasta differenza e’ assai difficile.
Insomma l’unica strada che sembra poter raggiungere un qualche risultato e’ quella della “paura” che richiede soprattutto un sistema di accertamento (e poi sanzionatorio) veramente affidabile e severo, ma la incorruttibilita’ di un tale strumento, come abbiamo appena dimostrato, non puo’ evidentemente essere ottenuta solo con i soldi o con meccanismi piu’ o meno complicati.
Quello che serve e’ quindi la repulsione sociale, la condanna sociale, il rifiuto collettivo di quel comportamento, che possa pure far scattare quella vergogna sopra ipotizzata; e quella vergogna sara’ pure la leva per muovere il comportamento politico, comunque sempre impegnato a seguire il consenso, ma questo richiederebbe un lavoro di educazione intenso e capillare, in tutti i livelli della societa’, supportato dalla sincera volonta’ di una classe politica molto meno corrotta di quella attuale.
Altrimenti la politica trovera’ il modo di accordarsi tacitamente con la magistratura, dimenticando volutamente di fare almeno trasparenza nella pubblica amministrazione: la (mancata) trasparenza infatti e’ l’ultimo vero baluardo del sistema della corruzione, evitata con miserabili trucchi come la privacy invocata da pseudo giuristi o come certi sproloqui, astutamente preventivi e auto assolutori, “non sono gli uomini a corrompere il sistema, e’ il sistema che corrompe gli uomini”, con il risultato che anche il controllo delle proprieta’ e dei patrimoni dei politici e’ coperto da un fitto velo di riserbo.
Ma una cosa importante, e apparentemente trascurata nella attuale proposta riforma della giustizia, e’ quella del patrimonio costituito dal corrotto che in caso di condanna deve essere confiscato, tutto, senza nemmeno accertamento della reale provenienza, insieme alla pensione e ad ogni altro bene liquido o immobiliare del soggetto condannato.
Aumentare la sanzione, anche se non basta, talvolta aiuta.
