Un ondata di scoramento ha colpito lunedi’ moltissime persone, sorprese, addolorate e prese in contropiede dal risultato netto delle elezioni municipali di Dibra. Quasi nessuno di loro e’ democratico, ma tutti loro speravano che nella dialettica politica il Partito Democratico potesse essere il punto di aggregazione di una coalizione capace di fermare la folle avventura di Rilindja prima che distrugga tutto quel poco che e’ rimasto di un paese gia’ molto provato da 25 anni di transizione.
I risultati di Dibra hanno reso evidente a tutti e’ che oggi la coscienza collettiva del paese e’ cosi’ stressata che corruzione dilagante, produzione estensiva di droga, riciclaggio sistematico, scandali sessuali, familismo, doppio standard nell’applicazione delle leggi, saccheggio delle risorse pubbliche, coinvolgimenti criminali nella politica e nell’amministrazione, e via dicendo, non costituiscono un motivo sufficiente di indignazione sociale, di rifiuto, di rivolta interiore. Ma la cosa che i risultati elettorali hanno reso piu’ evidente e’ la mancanza di una alternativa credibile, capace di convincere il popolo che si potrebbe amministrare la cosa pubblica in un modo diverso, cercando di costruire un futuro decoroso e che sia almeno alternativo all’emigrazione.
Certamente una gran parte dei ceti intellettuali, professionali e imprenditoriali del paese hanno sperato che Ilir Meta “staccasse la spina” al governo Rama, ma ognuno di loro, che privatamente si lamenta dell’arroganza del potere, spera sempre che il lavoro pericoloso lo faccia qualcun’altro e tutti stanno alla finestra. Hanno famiglia e affari da difendere.
Lo stesso Meta, non avendo una differenziazione politica percepibile e facendo parte della stessa coalizione di governo, a Dibra stava alla finestra per vedere se Basha fosse capace di dare una spallata al governo, per poi eventualmente riposizionarsi cautamente. Anche lui ha famiglia e affari da difendere.
L’unico che non poteva non coinvolgersi nella lotta era Basha, il cui ruolo politico e’ ridotto a quello di capo di una opposizione solo di facciata, senza una proposta alternativa credibile, e la cui unica strategia vista finora (e finora dimostratasi fallimentare) e’ di attendere il logoramento della concorrenza per poi sostituirli nel ruolo (e forse anche nel modo) quando il popolo si sia proprio stancato delle angherie del governo in carica.
E’ evidente a tutti che Basha non e’ un leader carismatico come Berisha o come Rama, non suscita nemmeno la simpatia di Nano o di Majko, sembra piatto, privo di emozioni, di slanci ideali, incapace di volare, e soprattutto di far volare gli altri, un burocrate di partito, un “politico di carriera” come lui stesso si e’ definito. Paradossalmente e’ proprio quella la carta migliore di Basha che, a differenza del suo concorrente e del suo predecessore, non trasuda quella vistosa incontenibile aspirazione al potere assoluto che ha spaventato in passato e spaventa oggi il pubblico albanese.
Ma nel gioco dei ruoli della politica albanese tocca a lui, come capo attuale dell’opposizione, trovare il messaggio, la strategia, l’argomentazione politica capace di suscitare nel paese nuove speranze di cambiamento, altrimenti sul palcoscenico della politica continuera’, ancora per poco tempo, a doversi accontentare del ruolo della spalla per il comico principale, che ancora per molto tempo rimarra’ Rama.
Forse dalle urne di Dibra e’ uscito per Basha anche un messaggio positivo: lasci perdere gli oligarchi e i banditi che ormai hanno trovato il loro posto nel sistema Rama e ai quali non potra’ offrire niente di piu’ di quanto dia loro Rama, e si dedichi a quelle ampie fasce sociali lasciate scoperte e offese dall’elitarismo vanitoso di Rilindja, parli di diritti dei lavoratori e dei diritti dell’impresa, parli di diritti dei consumatori e di diritti dei giovani ad avere un futuro qui, parli di normative antitrust e di vera equita’ fiscale a quegli imprenditori piccoli o medi che non hanno la forza di condizionare lo stato e nemmeno di difendersi dallo stesso, parli di carcere per i banditi e per i grandi evasori fiscali e di servizi e assistenza per quelli che non riescono a pagare le bollette, si metta in gioco anche dentro al suo partito, smetta di rincorrere i suoi vecchi “eroi” usurati da una stagione politica ormai troppo lunga, parli di democrazia interna, parli di politica vera, non di tessere o di “difensori del voto”.
Insomma, sul mercato politico albanese ci sono tanti altri che hanno (questa volta legittimamente) una famiglia e degli affari da difendere.
E Basha, politicamente, non ha piu’ nulla da perdere.
