Il maggiore investimento straniero in Albania, Bankers Petroleum, creato da una societa’ quotata canadese, e’ rimasto molti mesi in difficolta’ per una multa dell’Ufficio Tasse da quasi 60 milioni di dollari per evasione fiscale, e con molta fatica e discussioni l’azienda e’ riuscita a raggiungere un accordo per pagare la multa a rate, ottenendo dall’ufficio delle Tasse l’accettazione di una specie di giudizio arbitrale da parte di una commissione di esperti internazionali che avrebbero dovuto esprimersi se davvero le tasse andavano calcolate nel modo preteso. Poche settimane dopo l’azienda viene rilevata da una societa’ cinese, e in questi giorni apprendiamo che la commissione di esperti ha dato ragione a Bankers e che l’Ufficio delle Tasse oltre a rinunciare alle rate ancora mancanti dovra’ anche restituire le rate incassate finora. Ma intanto i vecchi proprietari canadesi hanno venduto, forse anche convinti dalle difficolta’ di relazione con l’ambiente, e poco importa se questo fatto sia andato a beneficio della parte cedente o a quella entrante. E evidente a tutti che il valore dell’azienda oggi e’ piu alto di quello che poteva avere anche solo una settimana fa.
Nel 1998 due italiani aprono un impianto di calcestruzzi moderno e molto ben attrezzato e il lavoro procede molto bene, ma presto scoppia una tremenda grana con l’ufficio delle tasse che, in maniera del tutto proditoria, mette una multa enorme per evasione della TVSH, calcolandola in modo del tutto arbitrario, al punto che la multa addirittura supera il valore dell’azienda. Le discussioni non servono a niente, l’appello nemmeno, ancora meno la richiesta di assistenza all’Ambasciata Italiana, e la situazione diventa disperata. Dopo una serie di fatti traumatici, tra cui un conflitto a fuoco tra la Polizia, che difendeva l’impianto, e la Polizia Finanziaria, che invece lo voleva sequestrare, i soci italiani decidono di vendere al meglio, realizzare quello che possono, e andarsene dall’Albania. Nella vendita realizzano all’incirca il valore delle attrezzature di proprieta’ della societa’, ma e’ meglio che perdere tutto. Cosi’ a fine 2003 l’azienda, con attrezzature, debiti e crediti, incluso il contenzioso fiscale, viene venduta ad un prestanome di un noto oligarca molto addentro nei circuiti del potere, che all’epoca era quasi monopolista del settore. Il prestanome, curiosamente, forse per maggiore sicurezza dell’oligarca, nomina amministratore proprio l’oligarca, e dopo pochi mesi, risolto senza alcuna sanzione il contenzioso fiscale, questi ne diviene, e lo e’ tuttora, il legittimo proprietario.
A inizio 2013 una importante azienda del settore minerario si trova coinvolta nel fallimento della casamadre straniera, proprio mentre vanta enormi crediti TVSH creati in anni di esportazione del prodotto e che non e’ mai riuscita ad incassare per “difficolta’ burocratiche”. L’azienda viene venduta dal curatore del fallimento ad un noto oligarca albanese, il quale subito dopo l’acquisto riesce ad ottenere dallo stato tutto il rimborso della TVSH che l’azienda inutilmente reclamava da anni, si dice addirittura per un importo superiore al prezzo a cui e’ stata acquistata la societa’, che oggi ufficialmente prospera.
Questi sono tre esempi, tra molti altri che si conoscono, in cui un investitore straniero e’ stato costretto a vendere per “impraticabilita’ ambientale”, evidentemente causata da un sistema burocratico almeno irresponsabile, sicuramente protervo, e altrettanto sicuramente capace di doppi standard nei confronti di interlocutori di differente livello di “interlocuzione” con il potere politico e con quello burocratico ad esso asservito. Non sappiamo se le difficolta’ siano state causate volutamente da chi poi ne ha beneficiato, ma non e’ questo che conta in questo ragionamento, nel senso che sarebbe solo una clamorosa aggravante.
Gli insegnamenti che si possono trarre da queste storie almeno sono tre.
E’ evidente, anche da questi casi, che il valore di una impresa e’ determinato anche (e, vorremmo dire, soprattutto) dall’ambiente in cui e’ inserita, e che concorre a determinare la possibilita’ o la probabilita’ che una impresa produca ricchezza, valore aggiunto e prosperita’ per i propri proprietari, per i suoi dipendenti e per il sistema circostante.
E’ altrettanto evidente anche che un ambiente sociale o un sistema burocratico degradato possono ridurre enormemente il valore di un investimento produttivo, fino a mettere in fuga chi lo ha creato, in particolare se l’investitore e’ un soggetto straniero che normalmente, a differenza dei locali, non ha motivi familiari o patriottici per insistere e lottare oltre un certo limite.
L’ultima osservazione e’ che e’ primaria responsabilita’ dello stato e del governo impedire che questo tipo di situazioni sia messo in atto proprio dai pubblici uffici, sia in termini politici che in termini morali, sia in termini di rispetto delle leggi e degli accordi per la protezione degli investimenti stranieri, senza il cui rispetto sostanziale arrivera’ presto un momento in cui nemmeno il capitale illecito (e da riciclare) dei narcotrafficanti albanesi verra’ piu’ investito in Albania.
