Riusciranno i byrek della Cooperazione Italiana a salvare l’economia albanese?  

exit.al 9 Shkurt 2016, 10:10

 

La pagina Facebook della Cooperazione Italiana allo Sviluppo di Tirana pubblica orgogliosamente un fatto destinato evidentemente a cambiare la storia economica dell’Albania, incanalandola su una strada di sicuro sviluppo. E questo grazie al perfezionamento della produzione di byrek, un piatto tradizionale albanese.

La notizia, peraltro della primavera del 2015, quindi vecchia quasi un anno, e’ che si e’ tenuto a Girokastra un formidabile corso di formazione da 120 ore con beneficiari 15 giovani di Permet per insegnare loro la cucina tradizionale albanese, con trionfale consegna dei diplomi “riconosciuti dal Ministero del Benessere Sociale Albanese”, il tutto realizzato da CESVI e VIS (due NGO italiane) nell’ambito del progetto triennale “Buke, kripe e zemer” (pane, sale e cuore) realizzato con il finanziamento di ben 3 milioni di euro del Ministero degli Esteri Italiano.

Avete capito bene: il contribuente italiano sta spendendo oltre tre milioni di euro per insegnare ai giovani ristoratori di Permet l’unica cosa che gia’ sapevano: cucinare i piatti tradizionali albanesi, ma questa non e’ l’unica attivita’ del progetto, se no sarebbe uno scandalo: il progetto prevede ben altro e con scopi chiaramente dichiarati:

Obiettivo generale: Il Miglioramento delle condizioni socio-economiche della popolazione nei distretti di Malesi e Madhe e Permet e le aree montane limitrofe attraverso la valorizzazione delle risorse locali.

Obiettivo specifico: Rendere le due aree progettuali economicamente competitive, attraverso la diversificazione ed il rafforzamento delle attività produttive, il miglioramento dell’offerta agro-turistica, la partecipazione attiva dei beneficiari nei processi di sviluppo e nella creazione di una rete di comunicazioni e scambi tra le comunità locali.

Se si analizza piu’ in dettaglio, si scopre che i beneficiari saranno 150 unita’ produttive (piccoli business familiari attivi nell’agricoltura e nel turismo) delle filiere turistiche in due distretti, Permet e Malesia e Madhe, il che porta il numero complessivo dei beneficiari a stimate 1.500 persone, parenti, vecchi e bambini inclusi. Il nocciolo del progetto e’ di realizzare e gestire un fondo di microcredito di nominali 1,9 milioni di euro destinato a questi micro business di montagna. “Nominali” significa che solo 1.240.000 euro sono forniti dal progetto, gli altri 660.000 euro li devono mettere i beneficiari locali.

E per garantirci che il microcredito vada a buon fine il progetto prevede una serie di attivita’ collegate come insegnare loro a cucinare, promuovere la cultura del cibo biologico, ecc.

Tutto questo con la spesa prevista (in tre anni) di 570.000 euro di consulenti e “volontari” italiani, solo 251.000 euro di personale albanese, 877.000 euro di attrezzature e lavori, 460.000 euro di spese generali (in Italia), 90.000 euro di viaggi internazionali e quasi 150.000 euro per consulenze e servizi e infine per la “disseminazione dei risultati in Italia e in loco”.

In estrema sintesi se i 150 microbusiness beneficiari riusciranno tutti a prendere il microcredito avranno mediamente ognuno circa 8.200 euro di credito dal contribuente italiano (da ripagare), mentre il controllo e la gestione di tutto questo sara’ invece costata al contribuente italiano circa 1.750.000 euro, cioe’ oltre 11.500 euro a business finanziato.

Neanche la Banca Popolare dell’Etruria aveva costi cosi’ alti, ed e’ fallita miseramente, trascinando nei guai un sacco di gente.

Se i byrek vi sono rimasti indigesti potete consolarvi, nello stesso giorno della pubblicazione della notizia Standard & Poor ha migliorato il rating del debito pubblico albanese.