Ieri abbiamo registrato scomposte reazioni da parte di vari esponenti del PS in merito alle proteste per la costruzione illegale di un parco giochi nel Parco di Tirana.
Il primo Ministro Edi Rama ha postato sul suo profilo un rendering animato del parco giochi, finalizzato a mostrare ai cittadini cosa il PS voleva donare alla citta’, e cosa non volevano i protestanti: un gioiello per far giocare i bambini. Perche’ non abbiamo mai visto prima quel filmato? E perche’ la sua firma sta su una licenza concessa con una data anticipata rispetto alla riunione dell’organo assembleare che la deve approvare?
Il sindaco Erion Veliaj, da Londra dove sarebbe impegnato in un evento della BERS, ha qualificato i manifestanti come “dei vandali rumorosi” spiegando che il Municipio non puo’ fermarsi al Parco, perche’ se no si fermerebbe tutta la riqualificazione urbana di Tirana. Perche’ lui, che vuole “fare lo stato”, non ci dice tutta la verita’ sul modo in cui altri interessi urbanistici stanno dietro al parco giochi?
Il capo della Commissione Parlamentare dell’Economia Erion Brace ha qualificato i manifestanti come “pitbull”, e facendo sfoggio di cultura ha citato una pubblicazione dell’Accademia delle Scienze per spiegare che un parco “deve” essere attrezzato con giochi e attrazioni. Perche’ lui, che vuole “fare lo stato”, non discute di licenze mancanti, di mancata consultazione pubblica, e di mancata trasparenza?
Tutti concordemente attribuiscono al PD il ruolo di guida della manifestazione, in modo da buttarla in politica e mobilitare le file socialiste, e di giustificare la loro insistenza a realizzare quel business.
I media di regime, pur costretti a dare le notizie di quanto avvenuto al Parco, pur costretti a pubblicare le informazioni che spiegavano che la donna picchiata dalla Polizia e poi arrestata era un chirurgo in Germania e aveva partecipato attivamente a due tra le due piu’ importanti manifestazioni su cui si basa il potere odierno del PS (sciopero della fame del 2010 e 21 gennaio 2011), proseguivano il racconto riportando solo i commenti dei gerarchi PS che attribuivano la vicenda ai soliti facinorosi del PD. Dal lato opposto il PD produceva dichiarazioni aggressive per impossessarsi della leadership della protesta, cercando di colorarla con il suo colore politico.
Ancora una volta la politica albanese, grazie al suo controllo dei media principali, peraltro di proprieta’ di quegli stessi oligarchi che si apprestano a costruire dentro e attorno al Parco, cerca di mistificare le cose e di non fare capire alla gente cosa realmente accade, ma forse questa volta anche la politica albanese non ha di fatto compreso cosa stava succedendo realmente, e questo potra’ avere delle conseguenze concrete.
La manifestazione di domenica al Parco non e’ stata affatto organizzata dal PD, ma e’ stata lanciata da un network di organizzazioni sociali, non solo ambientaliste, con in testa NeShqiperia, l’organizzazione politica che continua l’esperienza di quella NeTirana, nata molto prima delle elezioni amministrative, per tentare di rompere il duopolio politico albanese controllato dagli oligarchi concessionari (e tutti interessati a costruire nel parco). Il PD lo ha saputo solo all’ultimo dalle reti sociali e ha cercato di impossessarsi del tema della protesta, e infatti ha convocato una nuova manifestazione per il giorno successivo.
Il motivo della protesta non era affatto il parco giochi per i bambini, ma l’arroganza e la mancanza di trasparenza con cui il potere costituito, senza rispetto per le leggi e i regolamenti da lui stesso creati, stava mascherando il continuo tentativo di procedere a nuove costruzioni commerciali nel Parco. Infatti da mesi si assiste ad un balletto di licenze date e non date, e di concorsi urbanistici annunciati e poi negati e infine usati come alibi nelle trasmissioni televisive, senza che i cittadini e l’opposizione ne sapessero niente.
I “vandali rumorosi” o “pitbull” erano invece tutti laureati, artisti, gente di cultura, professionisti, gente con la testa in Occidente, interessata ad una reale costruzione di un vero stato, basato su procedure uguali per tutti, e controllo pubblico dell’azione di governo, e per niente sedotti dai regali del Sultano, che “concede” ai suoi sudditi un nuovo giocattolo (il parco giochi), e giudica come selvaggi coloro che si sentono truffati nel sostegno elettorale che hanno dato in precedenza proprio a quel Sultano, ma che allora si offriva come un politico democratico.
Ieri e’ iniziata la storia del divorzio ufficiale tra il Sultano (nelle sue varie forme e manifestazioni pratiche) e la Societa’ Civile albanese che lo aveva sostenuto, magari oggi ancora minoritaria, ma profondamente scocciata di aver inconsapevolmente creato un altro Sultano.
Se i politici albanesi di oggi non sono in grado di comprendere e interpretare il significato di questi fatti, vuol dire che non hanno piu’ le qualita’ sufficienti per stare dove stanno, e la cronaca ed il tempo faranno il resto del lavoro.
Questa e’ la lezione della storia della politica, e questa sara’ inevitabilmente la lezione del Parco di Tirana.
