John Kerry è nato in un ricchissima famiglia della costa est, figlio di un diplomatico, ha frequentato le scuole più esclusive, ha combattuto con onore in Vietnam, ha sposato una delle poche donne più ricche di lui, e fa politica da 40 anni. Da poco più di due anni è Segretario di Stato, cioè il capo della diplomazia del paese più potente del mondo,coinvolto in tutti I teatri di guerra e tutti I focolai di tensione del mondo. È pragmatico, esperto, e non ha tempo da perdere. Soprattutto ora che Putin e Lavrov lo stanno facendo impazzire in Siria.
Edi Rama, discende da un doganiere arricchito poi diventato un leader comunista e da uno scultore di qualche pregio, ma è nato nell’Albania comunista, è stato travolto dalla transizione con conseguenze concrete, dipinge per passione, ma di mestiere, per vivere, fa il politico, secondo i criteri tipici dei luoghi: licenze, palazzi, amicizie discutibili, amore per il lusso, smisurato culto della persona, volgarità vendute per cultura, desiderio di potere assoluto, inaffidabilità spacciata per tecnica politica. Ma ha un grande problema con il suo partner Ilir Meta, testa dura di Skrapar,che lo sta facendo impazzire di gelosia e invidia, mettendo a nudo tutte le sue debolezze, e soprattutto facendo credere agli albanesi di essere amico degli americani.
Tra I tanti problemi, Kerry ne ha uno piuttosto imbarazzante: deve levare due o tremila combattenti mujaedin iraniani da un campo protetto di Bagdad, prima che i suoi traballanti alleati iracheni facciano un massacro. E i mujaedin non sono esattamente I benvenuti in quasi nessun paese, tranne l’Albania.
Infatti già nel 2006 il Primo Ministro Albanese Sali Berisha aveva accettato di ospitarne alcune centinaia senza che si creassero problemi, ma ora al suo posto c’è Rama, proprio quello che, dopo pochi mesi di servizio come Segretario di Stato, gli aveva creato con le sue indecisioni e con il suo demagogico discorso finale di rifiuto una situazione scomoda e inaccettabile in Siria, consentendo di fatto a Putin di dimostrare che per risolvere i problemi in Siria bisognava parlare con i russi.
Qui esce il talento e la tradizione di famiglia, Kerry manda il suo ambasciatore a creare una situazione di tensione, cosa del resto facile nella politica albanese, poi chiede il favore al governo albanese di ospitare i mujaedin iraniani. Piu’ Rama tentenna, più l’ambasciatore alza la confusione, e alla fine Rama capitola e come d’uso tra i politici senza senso dello stato ma con problemi interni, chiede una contropartita politica: una visita ufficiale che dimostri al fronte interno che è ancora lui l’uomo della provvidenza,voluto anche dagli americani, e senza Meta tra i piedi.
Kerry è una vecchia volpe e raccoglie la palla, e al primo viaggio utile inserisce uno stop a Tirana, due o tre ore, giusto per le foto e i discorsi ufficiali. E quando arriva si sciroppa nell’ordine: un Presidente maggiordomo che va a omaggiarlo all’aeroporto, un capo di governo che gli parla solo dei suoi quadri,una conferenza stampa opportunamente senza domande e infine un sedicente capo dell’opposizione ansioso solo di fare la foto. Scocciante ma sopportabile.
Con cinque ore di lavoro, viaggio compreso, Kerry ha risolto senza costi reali o politici un problema immediato che altrove gli sarebbe costato molto più caro, ha riaffermato la leadership americana sull’Albania e sul suo inaffidabile premier, e infine ha fatto contento il suo uomo locale, che la storia del Bureau Investigativo era sembrata a molti una iniziativa personale.
Rama è contento di aver fatto vedere i suoi quadri al Segretario di Stato e di aver escluso Meta davanti a tutti, Basha è contento perchè ha fatto la foto ricordo con Kerry, i mujaedin hanno trovato casa e sono contenti anche loro, l’unico scocciato di questa storia è Meta, che adesso se ne deve inventare una nuova.
E noi che ci dobbiamo tenere parecchie centinaia di ex terroristi perfettamente addestrati nel giardino di casa, e per di piu’ affidati alla vigilanza del Ministro Tahiri, quando con si e no 100 foreign fighters già gli europei ci stavano mettendo in croce.
Questa è una storia albanese, dove tutti ottengono il loro privato interesse immediato e lasciano il conto da pagare.
Ma Kerry la sa lunga, e prima di andarsene ci ha detto una grande verità: solo la volontà del popolo albanese potrà liberare l’Albania dalla corruzione, non certo questi “creativi” che scambiano gli interessi del proprio paese in cambio dei propri interessi privati.
