Ieri sera milioni di italiani hanno pregato, tremato e tifato per la Nazionale di calcio in un torneo continentale, ma quasi tutti hanno avuto una grande sorpresa. C’era qualcosa di molto diverso dal solito, dall’abituale fraseggio tattico, dalle normali lente tessiture a centrocampo, dai soliti attaccanti inconcludenti: c’era un approccio del tutto nuovo, c’era il carattere, la determinazione, la volonta’, il cuore oltre l’ostacolo, si comprendevano le priorita’, l’ordine dei fattori, si vedeva soprattutto lo spirito di sacrificio, ben immedesimato nelle due punte sempre impegnate in copertura. E alla fine di tutto un portiere eterno ed inossidabile, tranquillo regista di una difesa testarda e rocciosa, come se fosse il presidente, ad approvare o bocciare i progetti degli altri.
Parliamoci chiaro, sicuramente ci sono dei fuoriclasse, ma la maggior parte della squadra fatica a trocvare un posto da titolare nella nostra serie A. Ma ieri anche De Sciglio sembrava immenso ed autorevole, lo stesso Parolo (ma in che squadra gioca?) sembrava non avesse soggezione di monumenti come Fabregas e Iniesta.
Se un gruppo di fighetti individualisti, un po’ pigri e magari anche un po’ scarsi, e’ diventato una squadra che non teme nessuno, non sottovaluta nessuno, e consuma ogni sua energia per lo scopo finale, e alla fine la mette dentro, il merito e’ di Antonio Conte, magari non un raffinato dicitore, ma il piu’ intenso e grintoso degli allenatori italiani, unico vero erede di Arrigo Sacchi.
Capisco poco di calcio, ma mi sembra che anche nel calcio servano gli attributi.
Anche noi, italiani in Albania, vorremmo finalmente un allenatore capace di far tirar fuori gli attributi a tutti, e far giocare tutti per uno scopo comune, per la bandiera di tutti. Non per i vari Marchesi del Grillo.
