Confindustriali, pochi, pasticcioni e autoreferenziali

exit.al 18 Qershor 2016, 19:07

Con grandi fanfare, con la benedizione del governo albanese e quella personale del Primo Ministro Rama, sempre in cerca di photo opportunity, si e’ celebrata all’Hotel Tirana International la nascita di Confindustria  Albania.

L’associazione, che nasce con il patrocinio di Confindustria Italiana, pretenderebbe di essere “La rappresentanza italiana internazionale in Albania”, anche se alla maggior parte dei presenti non e’ apparso molto chiaro cosa dovrebbe significare questo titolo stampato a chiare lettere sul fondale della sala che ospitava la numerosa claque organizzata dal governo. Prudentemente la versione in lingua albanese si limitava a parlare di “La rappresentanza italiana in Albania”.

La folta presenza di funzionari pubblici era integrata da alcuni imprenditori italiani ed albanesi fraudolentemente attratti, o cooptati con ordine delle rispettive cancellerie.

Dopo i  discorsi di prammatica in cui Rama ha annunciato che in Albania sono registrate oltre 2.600 imprese a capitale anche italiano (esattamente 2.753, secondo i comunicati stampa della Confindustria), i delegati dei 21 soci hanno firmato i documenti  costitutivi tra applausi di incoraggiamento e evidenti assenze dei  veri titolari: manca la Busi, manca Ottolenghi, manca Maccaferri, manca addirittura l’industriale barese (con negozio e magazzino in Albania) D’Agostino, che della sedicente associazione industriale sarebbe il nuovo presidente.

Tra i 21 soci dell’associazione industriale figurano alcuni dei campioni della presenza economica italiana in Albania, come Coca Cola, Petrolifera Italo Albanese, Maccaferri Balkans e Impresa Putignano, ma con le uniche esclusioni degli onnipresenti Intesa San Paolo, Veneto Banka e Studio Legale Tonucci (che certo non sono aziende  industriali), e di due tomaifici  minori (di cui uno e’ in realta’ di proprieta’ spagnola), il resto sono solo societa’ registrate  ma di fatto non attive.

Il fatturato complessivo dei soci di Confindustria Albania e’ di meno di 50 milioni di Euro, lo 0,5% del GDP albanese, mentre da un punto di vista numerico tutti gli associati rappresentano lo 0,76% della presenza di aziende italiane in Albania.

In questo contesto di numeri rarefatti, non sorprende il fatto che ben cinque (su 7) membri del consiglio della Camera di Commercio Italiana in Albania, oltre ad essere associati anche alla associazione degli Investitori Stranieri (FIIA), figurano tra i  soci  di Confindustria, e presumibilmente occuperanno la maggior parte dei posti in Consiglio.

Questa volta e’ rimasto escluso il presidente della Camera di Commercio Zannier, forse perche’ e’ in attesa da anni di essere processato in Italia, mentre il presidente della nuova Confindustria, D’Agostino, e’ solo  indagato dalla procura di Bari per “truffa” e “frode in pubbliche forniture” per una storia di forniture di cloro “non conforme” all’Acquedotto Pugliese.

Gli altri 2.730 titolari di imprese a capitale italiano registrate in Albania si chiedono come mai  dovrebbero sentirsi rappresentati da queste “eccellenze italiane” e dalle loro compiacenti funzionarie locali che negli inviti mandati dall’Ambasciatore Cutillo per la serata in Residenza a conclusione dell’evento hanno  svergognatamente sottotitolato Confindustria come associazione industriale italiana in Albania, evidentemente per equivocare con il nome di una ben piu’ rappresentativa associazione concorrente.

Ma nella seconda (o terza) repubblica italiana quello della rappresentanza e’ un concetto che non deriva piu’ dalla delega dei rappresentati, ma e’ solo un attributo onorifico che il funzionario pubblico concede ai suoi fedelissimi.

Il risultato e’ evidente.