Investimenti esteri in calo, una spiegazione c’e’

exit.al 21 Qershor 2016, 14:12

I dati della Banca d’Albania dicono che gli investimenti diretti esteri nel I trimestre 2016 sono calati di oltre il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e nello stesso periodo sono calate pure le rimesse degli emigranti, ma queste solo del 10%. Il dato smentisce ancora una volta le affermazioni propagandistiche del governo, che continua a negare che esista una crisi e che il clima degli investimenti in Albania non sia piu’ attrattivo.

Quello che invece e’ evidente dall’analisi dei dati storici e dalla conoscenza diretta e’ che gli investimenti diretti esteri in Albania si sono finora orientati in settori ben precisi e una semplice analisi di questi dati rende evidente che il futuro non e’ per niente roseo, a meno che il governo non sostituisca la propaganda (piu’ che altro interna) con vere azioni di politica economica e con vere e sostanziali riforme del sistema economico.

Se guardiamo ai dati pubblicati dalla Banca d’Albania riferiti allo stock di investimenti esteri a fine 2014 (cioe’ poco piu’ di un anno fa) vediamo che l’ammontare complessivo era di circa 4,5 miliardi di euro, ma il 42% dello stock era costituito dagli investimenti in banche e societa’ di telecomunicazioni (quasi 1.900 milioni euro), segue con quasi il 15% del capitale (660 milioni di euro) investito nell’attivita’ estrattiva (quasi esclusivamente petrolio, che l’estrazione di rame e cromo non hanno praticamente attratto investimenti esteri), poi nell’industria manifatturiera con il 13% (570 mil euro), nell’idroelettrico con quasi il 9% (400 milioni di euro investiti), mentre risultano quasi inesistenti gli investimenti esteri nelle costruzioni (2,3%) e nel turismo (1,3%), e soprattutto irrilevanti gli investimenti esteri in agricoltura.

Per comprendere meglio il fenomeno che questi dati portano all’attenzione bisogna considerare che nel settore bancario e finanziario quasi il 90% del capitale e’ straniero, nel settore delle telecomunicazioni il dato e’ ancora superiore, mentre nel settore dell’estrazione petrolifera abbiamo praticamente solo capitale straniero, solo nel’industria manifatturiera finalmente si trova una presenza significativa di capitale albanese (ma assai difficile da misurare), che diventa significativa nel settore idroelettrico, per diventare assolutamente egemone nelle costruzioni, nel commercio e nel turismo.

Si puo’ notare che nei settori veramente regolamentati e interconnessi con l’estero, e ad intensita’ di capitale, si concentra l’afflusso del capitale straniero, mentre nei settori dove non opera una reale concorrenza interna (idroelettrico, manifatturiero) convivono il capitale albanese e quello straniero, mentre infine nei settori di mercato interno ad elevata concorrenza e a scarsa o addirittura ad inefficace regolamentazione (commercio, industria alimentare e dei materiali di costruzione, hoteleria e turismo, agricoltura) trionfa la presenza del capitale locale e la presenza di quello straniero diventa marginale.

Se da un lato e’ ovvio che per fare una banca o una societa’ di telefonia servono grandi capitali non reperibili sul mercato locale, appare anche evidente che nei settori piu’ legati al mercato interno ma privi di barriere all’entrata, la mancanza di regole effettive ed efficaci ha consentito lo sviluppo di un sistema frammentato in cui il capitale straniero non riesce a competere, a tutto vantaggio del capitale locale meno timoroso di operare nella zona grigia e per questo piu’ competitivo di quello straniero.

Questo spiega in parte il motivo delle difficolta’ del governo a creare nuova occupazione e a facilitare l’insediamento di aziende straniere, al di fuori del settore manifatturiero delocalizzato, dove l’interazione con il paese si limita al mercato del lavoro, alla burocrazia e ai servizi.

Per gli altri settori le prospettive di nuovi investimenti diretti esteri, o per meglio dire gli spazi per una positiva azione del governo per renderli piu’ attraenti, sono assai ridotti: nel settore bancario ci sono piu’ operatori del necessario e sono quasi tutti ampiamente capitalizzati per questo livello di credito, nel settore delle telecomunicazioni ci sono gia’ piu’ operatori che in paesi molto piu’ grandi, mentre nel settore dell’estrazione petrolifera le variabili del costo d’estrazione e del prezzo di mercato sono al di fuori della portata del governo locale, e l’unica azione positiva intrapresa, la concessione a privati della ricostruzione della ferrovia da Patos e Fier fino a Valona per ridurre il costo di trasporto del petrolio fino al porto, sembra sostituita nelle attenzioni dell’investitore Alb-Star con il piu’ attraente business del nuovo stadio nazionale con torre e centro commerciale.

Nel settore dell’energia, e in particolare nel settore idroelettrico, le ripetute violazioni degli accordi e dei contratti, sia quelle recentemente avvenute che quelle gia’ preannunciate, hanno paralizzato il flusso di decisioni di investimento da parte del capitale internazionale, e non si vede come il governo possa ripristinare il clima di fiducia mentre continua a cercare di rinegoziare gli impegni assunti dai suoi predecessori.

Nel settore del turismo il governo continua a dare in concessione le migliori zone a destinazione turistica ai palazzinari locali per uno sfruttamento residenziale evidentemente indirizzato al mercato locale (prova ne sono le locandine pubblicitarie nelle strade di Tirana), mentre nel settore delle costruzioni le aziende straniere ormai sono invitate solo all’avvalimento (o “prestito dei requisiti” necessari per partecipare a certi tender), che il mercato dell’appalto infrastrutturale e’ ormai dominio incontrastato degli oligarchi locali.

Gli unici settori dove gli investimenti esteri potrebbero ancora trovare allocazione sono quelli in cui il mercato e la competizione locale non influiscono (ad esempio le produzioni per l’export), ma l’irrigidimento del sistema burocratico e fiscale locale e la scarsita’ delle infrastrutture costituiscono un deterrente ormai ben conosciuto dagli investitori. Anche il tentativo del governo di affidare la concessione della zona doganale di Spitalle (che poteva essere un utile strumento per ridurre il disagio burocratico e fiscale ai nuovi arrivati) ad un truffaldino gruppo cinese ha costituito un ulteriore momento di ritardo.

La conclusione e’ che se gli investimenti esteri non arrivano, e’ perche’ i governi albanesi (e non da ora) non hanno fatto quasi niente per farli arrivare, praticamente niente per farli attecchire, ma molto per far scappare quei pochi arrivati, come ENEL, CEZ, Becchetti e tanti altri.