I numeri del commercio estero albanese a giugno 2016, pubblicati dall’INSTAT, mostrano la gravissima situazione generata dall’effetto composto del ribasso dei prezzi delle materie prime e dei fallimenti indotti di alcuni grandi produttori industriali come Kurum, a suo tempo grande esportatore di acciaio.
Gli unici indicatori rassicuranti nelle esportazioni sono quelli del settore tessile e calzature e del settore agroindustriale che, rispetto al primo semestre 2015, nel 2016 risultano cresciuti rispettivamente del 23 e del 29%, ma trattandosi di settori ad alta stagionalita’ questo dato potrebbe risultare non cosi’ significativo.
Risultano invece in crescita del 4% le importazioni, ma questo potrebbe anche essere solo un effetto di procedure doganali irrituali che impongono un incremento del valore effettivamente dichiarato, ma per verificare questa ipotesi servono dati non disponibili sulle quantita’ importate e non solo sul valore delle importazioni.
Il risultato finale e’ un incremento del deficit commerciale su base annua del 22,8% in un solo anno con una maggior spesa all’estero nell’ultimo anno di circa 62 miliardi di lek, cioe’ circa 450 milioni di euro.
Detto in un linguaggio non scientifico, ma comprensibile, in un solo anno l’Albania ha peggiorato la sua bilancia commerciale di quasi il 4,5% del GDP, e poiche’ rimesse e investimenti sono rimasti all’incirca uguali, queste maggiori importazioni sono state sostanzialmente finanziate dall’incremento del debito estero o dal calo della ricchezza finanziaria interna.
Questa tendenza evidenzia un graduale e costante deterioramento della prospettiva economica del paese, e soprattutto indica in quali settori si sia dimostrato utile investire con facilitazioni normative e fiscali: agricoltura e facon.
