Nei giorni scorsi il Ministro dell’Economia Milva Ekonomi ha dichiarato che il governo doveva impegnarsi di piu’ nella diplomazia economica se voleva essere piu’ attrattivo per gli investimenti stranieri, ma subito dopo precisava che il suo ministero avrebbe iniziato un’azione per rendere piu’ facile e veloce la registrazione di nuovi business stranieri in Albania.
Il concetto di diplomazia economica e’ un concetto vago e vasto, ma finora in Albania e’ stato usato come sinonimo elegante del termine “propaganda” e ha significato principalmente visite e delegazioni, azioni focalizzate sui parametri che influenzano le classifiche preparate dagli organismi internazionali, convegni e conferenze, sussidi senza consistenza, e un sacco di dichiarazioni ad effetto (e non sempre veritiere) come: Albania a 1 Euro, niente sindacati, fai una societa’ in un giorno, le tasse piu’ basse della regione, 20.000 italiani sono gia’ qui, ecc.
E la cosa, iniziata nel tempo di Berisha e continuata nel tempo di Rama, ha funzionato, ma con un risultato diverso da quello atteso: le grandi aziende non si avvicinano, ma arrivano i piccoli imprenditori, o meglio gli imprenditori-emigranti, in particolare dall’Italia.
E infatti dall’inizio del 2015 a fine aprile 2016 (16 mesi) sono state registrate in Albania quasi 1.900 societa’ con almeno un socio straniero, delle quali, secondo una analisi a campione, circa 1.000 sono con un socio italiano. In mezzo a queste si possono trovare le situazioni piu’ strane, dal misterioso napoletano che registra in pochi mesi quasi 30 societa’ in vari settori industriali e di cui lui detiene sempre la maggioranza, ad alcuni negozi o ristoranti o addirittura farmacie, quasi sicuramente destinati alla rapida chiusura.
La possibilita’ di registrare una societa’ di capitali con tempi e spese molto limitati seduce molti piccoli operatori italiani, portati in Albania dalla crisi (vera) e dalla propaganda (falsa) dell’Albania come Paradiso Fiscale, quindi dal punto di vista del marketing non si puo’ certo dire che la cosa non stia funzionando.
La vera domanda che il governo si dovrebbe porre e’: quante di queste societa’ diventano aziende che danno lavoro e producono reddito? E quante invece sono solo doping delle statistiche?
Se e’ vero che una societa’ si registra in un giorno, quanto tempo ci vuole per chiuderla se il business non funziona? Ma questo e’ un indicatore che non fa comodo a nessuno, non influenza la classifica Doing Business, e porterebbe l’evidenza di dati che non fanno piacere al governo, a qualsiasi governo.
Quale effetto producono nel medio e lungo periodo sull’attrattivita’ dell’Albania tutti questi reali fallimenti di iniziative di business, pur piccole o piccolissime, ma in realta’ basate sulle menzogne e sull’inganno?
Per molti anni il modello di business dell’attrazione degli investimenti stranieri, attivita’ in cui e’ coinvolta tutta l’Albania (inclusi gli operatori stranieri), e’ sembrato sempre di piu’ una strategia per lo sviluppo del turismo d’affari: delegazioni su delegazioni, cocktail e rinfreschi, incontro con il ministro, Albania 1 Euro, qualche regalo, molti pranzi, qualche escort, incontro con l’ambasciatore, tasse bassissime, proclami di grandi progetti, mangiata di pesce crudo, incontro con la banca che promette appoggio, saluti finali e lungo silenzio successivo.
Negli ultimi anni pero’ il modello del turismo d’affari si sta evolvendo in un modello piu’ lucido ma poco piu’ produttivo: quello della “tonnara”.
La tonnara e’ un sistema di pesca medioevale in uso in Sicilia, fatto di chilometri di reti fisse e di inganni che costringono i grandi tonni rossi ad entrare sempre piu’ verso la “camera della morte” dove sotto il comando del capopesca chiamato “rais” viene effettuata con grande clamore la “mattanza”, cioe’ l’uccisione mediante arpioni dei tonni che poi vengono tirati a bordo delle barche e portati alla lavorazione. Durante e dopo la mattanza l’acqua della camera della morte diventa rossa del sangue dei tonni e alla fine della mattanza i pescatori si tuffano per bagnarsi nel sangue del “nemico”: un vero e proprio rito tribale.
E qui il tonno “straniero” viene massacrato da una molto ben organizzata burocrazia estorsiva, articolata in una serie di uffici, pubblici e privati, in competizione tra loro nel cercare di spremere qualche “bakshish” all’incauto straniero, fino a che questo, stremato, lascia tutto al suo amico o socio albanese, che poi normalmente svende tutto a prezzo di rottame.
Poi, al bar, tutti ci mettiamo a ridere raccontando di come abbiamo massacrato lo straniero.
La mattanza, pero’, si puo’ fare al massimo con i tonni italiani, ma se arriva una balena americana o un’orca tedesca il modello non funziona, perche’ le balene e le orche sentono il rumore della mattanza e girano al largo.
