Il 2 giugno si celebra la Festa della Repubblica Italiana, cioe’ l’anniversario del referendum del 2 giugno 1946 (concesso da un Re che pure ne rispetto’ il verdetto) con il quale l’Italia, non senza polemiche di brogli, scelse la forma repubblicana.
Ogni anno in quella data in tutte le ambasciate e i consolati italiani si aprivano le porte a tutti i cittadini italiani, per festeggiare, assieme ai rappresentanti dello stato ospite, lo Stato Repubblicano, che era padre e madre di tutti i cittadini, e nell’interesse di tutto il popolo monopolista della forza e della giustizia, voluto e rispettato dal popolo, e dal popolo e con il popolo organizzato e amministrato.
Ma sono passati ormai settanta anni da quel 2 giugno, e la Repubblica Italiana, complice qualche esagerato allarme terrorismo e qualche troppo piccolo funzionario, si ritrae oggi come una signora piuttosto invecchiata, con tutte le sue rughe e le sue paure, reticente a mostrare in piazza la sua ormai sfiorita bellezza, ma piu’ timidamente convinta di raccogliere a festa solo i suoi amici piu’ graditi: quelli che mangiano e bevono ma non commentano le rughe, e nemmeno gli anni.
E come una vecchia signora decaduta, indebolita nella vista e nel nerbo dal decorso degli anni, forse ingannata da meno scrupolosi famigli, si concede ai pochi ospiti, come lei corrotti dai tempi, grazie al sostegno economico di un parvenu di indicibili origini mimetizzato tra altri affannati prenditori.
E il popolo, quello che ha legittimato la Repubblica e mantenuto la sua amministrazione, puo’ stare fuori ad aspettare il prossimo referendum.
