Becchetti e’ vivo e lotta con successo

exit.al 10 Mars 2016, 21:31

Oggi tutti i media albanesi aprono con la notizia che la corte dell’ICSID di Washington DC (un tribunale arbitrale internazionale costituito nell’ambito del sistema di Banca Mondiale) ha emesso una raccomandazione al governo albanese di sospendere le azioni penali e le richieste di arresto ed estradizione contro Francesco Becchetti e Mauro de Renzis per la nota vicenda legata alla televisione Agon Channel e alla concessione per la costruzione dell’idrocentrale di Kalivac. Non e’ affatto normale che una corte arbitrale internazionale entri nel merito penale di una vicenda sottoposta al suo giudizio.

ICSID e’ un tribunale arbitrale internazionale costituito circa 50 anni fa da Banca Mondiale tramite una convenzione internazionale firmata dai circa 160 paesi sottoscrittori della convenzione stessa , che si obbligano a dare esecuzione alle sentenze emesse dall’ICSID per i casi di contenzioso pubblico-privato legati agli investimenti di una azienda di un paese firmatario in un altro paese firmatario. L’Albania e’ uno dei paesi firmatari, pertanto il governo albanese e’ costretto a tenere conto della “raccomandazione”, pena la violazione del trattato stesso, cosa che avrebbe altre fastidiose ripercussioni con tutto il sistema Banca Mondiale, Fondo Monetario incluso.

La storia di Becchetti in Albania e’ troppo complicata per riassumerla qui, ed ancora piu’ difficile e’ capire dove arrivano le ragioni dei vari protagonisti, ma tutti gli osservatori rimasero sorpresi, all’epoca dei fatti, da due situazioni del tutto anomale: la prima era che un sistema di “pubbliche relazioni” italiane (da fonti finora considerate attendibili, come Bollino e l’Ambasciata Italiana di Tirana) aveva da tempo iniziato una complessa opera di delegittimazione basata sui “si dice e non si dice” inserendo nell’opinione pubblica albanese il sospetto che Becchetti fosse un riciclatore, senza peraltro che ci fosse in Italia o altrove un procedimento penale aperto nei suoi confronti; la seconda e’ stata la reazione immediata e alquanto inopportuna del Primo Ministro che, gia’ pochi minuti dopo la notizia dell’emissione dell’ordine di arresto e di sequestro, si vantava di essere stato bravo a buttar fuori i criminali e a chiudere la loro televisione, alla faccia dell’indipendenza della Procura Albanese.

Il sequestro dei beni di Becchetti e’ apparso a tutti finalizzato esclusivamente a far chiudere la televisione Agon Channel, che tanto infastidiva il governo ed in particolare Koco Kokedhima e il suo allora socio Carlo Bollino, gia’ in precedenza notato per le sue forme di gelosia estrema nei confronti di Agon Channel. E infatti logica giuridica vuole che il sequestro si esercitasse sulle quote di proprieta’ del Becchetti e non sugli asset della societa’, che comunque dava lavoro, e ben retribuito, a quasi 500 persone.

In tutto il mondo normale, compito e responsabilita’ del sequestrante e’ di conservare il bene sequestrato, in particolar modo se si tratta di un’azienda, sia per non fare un danno ingiusto prima della sentenza di merito, sia per non pregiudicare l’attivita’ commerciale dell’azienda e i posti di lavoro da essa garantiti.

Purtroppo il contemporaneo sequestro dei conti bancari da parte dell’Ufficio delle Tasse impediva di fatto ogni finanziamento dell’attivita’ o ogni pagamento dei fornitori e dei dipendenti, e cosi’ in poche settimane Agon Channel ha dovuto sospendere le trasmissioni a causa del mancato pagamento dell’energia elettrica e infine finire in Tribunale come azienda fallita.

Questo doveva essere evidentemente lo scopo reale dell’operazione: chiudere una televisione concorrente e non allineata, mentre il mandato di cattura internazionale per riciclaggio era evidentemente utile a distrarre l’opinione pubblica, necessario a giustificare il provvedimento di sequestro e a tenere lontano il Becchetti per evitare che si difendesse nel modo tipico locale, cosa che gia’ in passato aveva dimostrato di saper fare molto bene.

Ma chi decide di mangiare un uovo oggi, deve sapere che la gallina domani non ci sara’, e mentre in Albania tutti tendevano a dimenticare Becchetti e Agon Channel, il Becchetti vendeva cara la pelle, avendo il governo e la procura albanese fatto il piu’ infantile degli errori: avevano portato lo scontro nel terreno piu’ congeniale a Becchetti, il contenzioso internazionale.

In un paese dove le dispute si risolvono principalmente con le minacce fisiche non c’e’ una percezione diffusa del modello di business, forse borderline ma non necessariamente illegale, gia’ piu’ volte messo in atto con successo dal Becchetti, ma anche assai diffuso in contesti giudiziariamente piu’ premianti, e cioe’ creare un business, grande anche se poco credibile, apposta per arrivare alla lite con la controparte, e infine per arrivare ad incassare un indennizzo per la rottura del contratto, meglio ancora se tramite una corte arbitrale internazionale.

Questo e’ un comportamento diffuso tra le grandi compagnie internazionali, il piu’ delle volte usato come exit strategy o come paracadute in caso di insuccesso della strategia principale. In Albania abbiamo assistito al successo di questo tipo di strategia con il caso CEZ, alla fine del quale la KESH ha dovuto pagare ai cechi quasi 90 milioni di euro di danni, soprattutto a causa del modo inaccettabile in cui il governo aveva interrotto il rapporto societario.

L’arroganza e la miopia dei dilettanti albanesi ha impedito loro di vedere il pericolo, e cosi’ sono caduti a piedi pari nella trappola di Becchetti, il quale usera’ tutti i loro goffi errori procedurali per dimostrare, su banchi di tribunali giuridicamente piu’ raffinati di quelli albanesi, che l’operato delle autorita’ albanesi e’ stato “evidentemente” persecutorio per motivi politici.

Che l’approccio albanese alla vicenda non fosse ritenuto credibile era gia’ stato dimostrato dalla mancata esecuzione del mandato di estradizione internazionale da parte della giustizia inglese, bastando al Becchetti mostrare l’origine legittima dei fondi trasferiti in Albania e il tweet del Primo Ministro in occasione del sequestro.

Ma ora arriva il secondo punto di Becchetti, la raccomandazione dell’ICSID, che non e’ una sentenza di merito, e non esaurisce l’arbitrato, ma di fatto sottintende che l’azione penale contro di lui e’ stata considerata funzionale al sequestro e non viceversa, come sarebbe ragionevole e normale, quindi costituisce la premessa ineludibile per una sentenza di arbitrato favorevole e per il conseguente riconoscimento del danno, incluso il lucro cessante.

E qui saranno dolori per il governo albanese, e alla fine della storia il Becchetti quasi sicuramente incassera’ un enorme indennizzo, mentre l’Albania restera’ senza idrocentrale e senza televisione, e pure senza soldi. Ma soprattutto tutto questo rischia di accadere proprio nella stagione politicamente piu’ delicata per il governo, quella della campagna elettorale.