La crisi economica e finanziaria in Italia sembra non finire mai, e le conseguenze per le banche italiane stanno diventando assai pesanti. Poche settimane or sono il governo italiano ha di fatto commissariato quattro banche in difficolta’ per crearne una nuova e piu’ sana, ma lasciando il conto da pagare agli azionisti e agli obbligazionisti, quasi tutti pensionati che sono stati ingannati da informazioni economiche falsificate dai dirigenti e dagli amministratori delle banche fallite.
Poco distante nel tempo e nello spazio, continua la lunga agonia del Monte dei Paschi di Siena, la banca piu’ antica del mondo, una delle prime cinque banche italiane, da tempo agonizzante a causa di una brutta e complicata storia di titoli derivati e di false informazioni di bilancio. Una storia che ha visto anche il suicidio di un dirigente della banca e il costante tentativo di tutta la classe politica della regione Toscana di scivolare fuori dalle polemiche, avendo la politica per anni gestito la banca come se fosse cosa loro. Il governo e la Banca Centrale stanno cercando un compratore, mentre il valore del titolo in Borsa continua a precipitare.
Nel frattempo continua la discussione sui giornali sulla riforma delle banche di credito cooperativo, piccole, mal gestite e ancor meno bene controllate, ma almeno ancorate e attente al territorio e al piccolo business artigianale in quel territorio insediato, business che e’ cliente ma anche socio della banca cooperativa.
Infine sullo sfondo si consuma la tragedia di due delle prime 10 banche italiane, Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, solo pochi anni fa fiori all’occhiello del sistema economico del Nord, costrette a svalutare il valore delle proprie azioni di 5 o 6 volte, a causa di una serie di operazioni sbagliate, e nascoste nei bilanci grazie ad una serie di trucchi contabili. Una legge di riforma del sistema le costringe ora a diventare delle societa’ quotate in Borsa, ma il capitale e’ stato bruciato dalle malversazioni e i vecchi azionisti, appena scottati dalla svalutazione delle azioni, non sono disposti a cacciare un solo euro per l’aumento di capitale necessario per la sopravvivenza della banca e ancora non si capisce chi sottoscrivera’ l’aumento di capitale, diventando di fatto il nuovo padrone della banca.
Ma una cosa si sa: il nuovo presidente di Veneto Banca e il nuovo amministratore delegato hanno preparato un piano industriale che prevede la cessione di tutte le partecipate estere (tutte nei Balcani), che niente guadagnano (anzi tutte perdono) ma che impegnano una gran quantita’ di capitale regolatorio, quello che serve da base per valutare il rischio di liquidita’ della banca e quindi il fabbisogno di capitale fresco.
Quindi anche Veneto Banka, la seconda banca italiana in Albania dopo Banca Intesa, dovra’ essere venduta.
La cessione di una banca in Albania, in questa situazione di mercato interno ed internazionale, e’ una impresa alquanto difficile, perche’ nessuna banca europea e’ in questo momento interessata ad acquisizioni extra UE, e perche’ in particolare nessuna banca italiana e’ interessata ad espandersi all’estero e ancora meno in Albania.
Infatti il mercato bancario albanese ha dimensioni molto limitate (circa 7,5 miliardi di euro di raccolta, 3,9 miliardi di impieghi alla clientela), e’ piuttosto affollato (16 banche, di cui 14 estere) e ha margini di redditivita’ piuttosto bassi (3,44% sul capitale, 0,4% sugli assets), e soprattutto e’ affaticato, come tutta l’Europa, da un livello di crediti incagliati ed inesigibili di oltre il 20%, pari a 20 volte gli utili netti dell’intero sistema nel 2015. Inoltre sul mercato ci sono almeno altre sei (se non otto) banche che da anni cercano di essere vendute, con trattative finora infruttuose.
Uno scenario poco probabile, anche se auspicato da molti per questioni di bandiera, appare pure quello della operazione “casalinga”, cioe’ la cessione ad Intesa, gia’ presente con la quarta banca per operazioni, ma da tempo orientata piu’ che altro alla raccolta.
Le due banche hanno dimensioni e profili molto diversi, basti pensare che nel mercato albanese Intesa e’ la banca con il piu’ alto numero di dipendenti medi per sportello, mentre Veneto Banka ha il piu’ basso, ma e’ quella con il rapporto impieghi alla clientela / depositi piu’ basso in assoluto, mentre quello di Veneto Banka e’ il secondo piu’ alto.
In ogni caso le due banche italiane in Albania ricoprono una quota di mercato assolutamente irrilevante se commisurata alla penetrazione del business italiano, che ha di gran lunga il primo posto nell’interscambio commerciale e una cospicua presenza produttiva, sia diretta che indiretta.
