Il colpo delle cento pistole, o bancarotta del sistema

exit.al 5 Mars 2016, 19:52

Cosi si chiamava nei grandi romanzi di cappa e spada ambientati nella Parigi del 500, la botta segreta e difficilissima che consentiva allo spadaccino piu’ abile di infilzare il nemico di turno. E le pistole non erano armi, ma monete d’oro. Insomma, e’ quella che chiamiamo oggi, con i quiz televisivi che hanno sostituito i duelli, la domanda da un milione di dollari.

Il colpo delle cento pistole, quello che deve sistemare in un colpo solo tutte le questioni difficili del governo Rama, e’ una segretissima e complicatissima azione di governo progettata per sistemare contemporaneamente due dei dossier piu’ delicati che da mesi levano il sonno a gran parte della classe dirigente albanese: la nota questione di un miliardo di euro di crediti incagliati che stanno soffocando il sistema bancario albanese impedendo la concessione di nuovi crediti, e la probabile bancarotta di tanti imprenditori amici del governo, che di quei crediti sono i principali debitori, ma che sono contemporaneamente grandi editori di giornali e televisioni, e grandi beneficiari di tender e concessioni.

Da almeno dieci mesi, timidamente ma ripetutamente, Monitor pubblica la notizia, mai smentita da nessuno, che Banca Centrale, Ministero delle Finanze e Banca Mondiale stanno preparando un progetto per il salvataggio del sistema economico albanese. Partendo dalle rivelazioni di Monitor, la situazione sarebbe questa:

  • Le banche di secondo livello sono da anni in difficolta’ ad erogare nuovi crediti alle imprese a causa del troppo alto livello dei crediti inesigibili che sono circa il 21% di tutti i crediti oggi attivi, per un valore complessivo di circa 890 milioni di euro, pari all’intero capitale del sistema bancario albanese. E’ come se tutte le banche albanesi avessero il capitale a zero.
  • Ci sono 80 aziende (o gruppi) che di fatto non possono piu’ pagare i loro debiti alle banche, i quali da soli costituiscono l’80% dell’intera somma dei crediti inesigibili.
  • Di quelle 80 aziende (o gruppi), 35 hanno complessivamente il 65% dei crediti inesigibili, pari a circa 580 milioni di euro, vale a dire che ogni azienda ha mediamente 16,5 milioni di euro di debiti con il sistema bancario albanese, a cui si aggiungono sicuramente molti altri debiti con fornitori e con finanziatori informali.
  • Secondo le previsioni e i calcoli fatti dagli esperti, la meta’ di queste 35 aziende non puo’ proprio essere salvata, mentre l’altra meta’ potrebbe essere salvata con nuovi crediti a condizioni di favore.
  • Banca Centrale, Ministero delle Finanze e Banca Mondiale starebbero lavorando segretamente per preparare leggi e disposizioni per mettere in atto questo piano di salvataggio di 16 o 18 aziende.
  • Entro fine aprile 2016 la Banca Centrale dovra’ approvare un piano per ridurre i crediti inesigibili.
  • Parte del piano sarebbe la nuova legge sul fallimento, preparata sulla base delle migliori pratiche internazionali, che dovra’ essere presentata in giugno 2016.
  • Altra parte del piano sara’ costituita da modifiche al Codice di Procedura Civile e alla legge sul Prermbarim, finalizzate a rendere piu’ facilmente sequestrabili le garanzie dei crediti, che saranno presentate in settembre 2016.
  • Infine sono previste modifiche alla legge per la Registrazione delle Proprieta’ e quella delle Barre Fiscali, sempre per dare maggiore sicurezza alle banche creditrici sulla possibile escussione delle garanzie.
  • Il Ministero dell’Economia coordina questo piano in 13 mosse, la prima delle quali e’ l’approvazione della nuova legge sul fallimento, sulla base della quale le banche creditrici in autunno analizzeranno i bilanci delle aziende debitrici e iniziare il trattamento dei singoli casi delle 35 aziende piu’ indebitate, le quali avrebbero gia’ dichiarato la loro incapacita’ a pagare i debiti.
  • Si ipotizza che circa la meta’ delle aziende potranno ristrutturare i loro debiti in accordo con le banche e secondo la nuova legge, mentre le altre dovranno chiudere.
  • Mancano del tutto notizie relative ai debiti che queste aziende insolventi hanno nei confronti dell’amministrazione fiscale, ma la logica vuole

La legge sul fallimento attualmente in vigore non e’ mai stata fatta funzionare, soprattutto a causa della impreparazione economica e finanziaria dei giudici ai quali la legge delega la maggior parte delle decisioni della procedura fallimentare, e quindi e’ necessaria una nuova legge, ma soprattutto e’ necessario trovare le persone qualificate che servono per farla funzionare.

Quello che si intravvede in questa notizia e’ che il governo, con i soldi delle banche e quelli dei contribuenti, sta studiando il modo di salvare dal fallimento i piu’ grandi debitori delle banche albanesi, che quasi sicuramente coincidono con i proprietari di giornali e televisioni, ma che soprattutto sono quelle grandi aziende che grazie alla disponibilita’ di liquidita’ garantita loro dal troppo facile accesso al credito hanno fatto unfair competition a danno di quelle aziende che invece pagavano sia i debiti alle banche che le tasse allo stato.

E probabilmente sono pure aziende che hanno fatto man bassa di appalti pubblici e di concessioni.

Purtroppo la trasparenza su questa vicenda manca del tutto, e con il risultato che molte grandi aziende, che si comportano da padrone sul mercato, sono in realta’ aziende fallite che non potranno pagare i loro fornitori, ma ne i loro concorrenti ne i loro fornitori hanno la possibilita’ di sapere la reale condizione finanziaria del loro cliente. Ma proprio i loro fornitori pagheranno conseguenze durissime non appena inizieranno le procedure del fallimento. Lasciare che aziende in agonia finanziaria continuino a operare sul mercato e’ un grande segno di irresponsabilita’ nei confronti di tutto il resto del sistema economico.

E se il governo, come sembra, cerchera’ di usare fondi pubblici per garantire il salvataggio di qualcuna di queste aziende, la rapina e l’ingiustizia sara’ totale ed ufficiale, a meno che nell’applicazione della nuova legge sul fallimento non si prevedano (e soprattutto si applichino) le giuste sanzioni penali per chi si e’ arricchito con l’inganno mentre la sua azienda e’ fallita, quello che nel mondo normale si chiama “bancarotta fraudolenta”.

Esiste infine un altro aspetto di questa situazione che deve essere ben compreso: e’ assolutamente impossibile che i proprietari e amministratori delle aziende coinvolte in questa “bancarotta di sistema” nella gestazione di questa situazione fallimentare non abbiamo commesso vari e gravi reati penali, alcuni dei quali riscontrabili semplicemente dai bilanci, quindi se il governo volesse anche salvare le aziende (per non far perdere il lavoro a tanti dipendenti) dovrebbe comunque trovare il modo di incarcerare i veri responsabili e comunque levare la proprieta’ ai vecchi proprietari (che in ogni caso la perderebbero in caso di fallimento) come naturalmente avviene in tutti i paesi occidentali, altrimenti il raggiro e la conseguente mancanza di fiducia nel sistema economico sara’ insopportabile sia per i vecchi concorrenti, che per i fornitori, che per la gente comune.

Se il governo sapra’ gestire correttamente tutta questa complicata e scomoda vicenda, sara’ stato capace di tirare il colpo delle cento pistole, e potra’ sconfiggere il nemico e avviarsi serenamente alle elezioni.

Ma nei duelli di spada chi sbaglia il colpo molto spesso viene colpito.