Nei giorni scorsi Monitor, citando dati INSTAT non altrimenti reperibili, ha dichiarato che in Albania a fine 2015 erano registrati 847 call center, che occupavano complessivamente circa 25.000 persone, di cui il 30% sarebbe occupato nei tre call center piu’ grandi.
Il numero dei call center sarebbe cresciuto molto velocemente visto che a fine 2014 il dato era di 414, cioe’ nel solo 2015 sono stati registrati 433 call center, praticamente uno e mezzo per ogni giorno lavorativo dell’anno.
Il numero degli addetti dichiarati sorprende, perche’, secondo gli operatori piu’ grandi, gia’ un anno fa il settore in Albania occupava piu’ di 20.000 giovani e l’apertura di oltre 400 nuove societa’ in un anno avrebbe dovuto portare di fatto ad una maggiore occupazione.
Il boom dei call center in Albania ha attenuato, sia pure in maniera assai precaria, un buona parte del problema della disoccupazione dei giovani diplomati, ma la sopravvivenza del settore su queste dimensioni e’ legata ad una serie di fattori normativi italiani che, se in Italia ci fosse una vera volonta’ politica di evitare questo tipo di migrazione assai onerosa per l’attuale situazione sociale italiana, potrebbero portare a improvvise riduzioni dei contratti, con conseguenti difficolta’ per le imprese albanesi oppure italiane che operano dall’Albania, e conseguenti enormi difficolta’ dei giovani diplomati albanesi a trovare una occupazione.
