Stefano Boeri, come politica e chiacchiere sostituiscono il disegno

exit.al 20 Prill 2016, 14:49

L’architetto Boeri, in questi giorni al centro dell’attenzione dei media per aver avuto l’incarico di realizzare il nuovo piano regolatore di Tirana, e’ un milanese di nascita, di studio e di vita professionale e politica: figlio di un ex partigiano, da giovane studente Boeri ha militato nelle frange della sinistra piu’ estrema, al punto da finire sotto processo (e poi prosciolto per prescrizione) per un omicidio politico di un giovane di destra, in seguito e’ diventato uno dei maitre a penser del mondo dell’arredamento, prima come direttore di Domus poi di Abitare, riviste molto influenti in una citta’ come Milano che ospita la fiera piu’ importante del mondo per l’arredamento e ovviamente anche molte delle aziende piu’ prestigiose del settore.

Raggiunta una certa posizione nel milieu culturale di Milano, anche grazie al fratello Tito Boeri, professore di economia alla Bocconi, oggi presidente dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (l’ente pensionistico di stato), Stefano Boeri si butta in politica candidandosi alle primarie della sinistra per il posto di candidato Sindaco, ma perde contro il rappresentante delle sinistra radicale che poi diventa sindaco, l’avv. Pisapia che lo chiama a fare l’assessore alla Cultura.

Lui approfitta dell’incarico per creare molte polemiche allo scopo di farsi una grande notorieta’, anche grazie ad operazioni pseudo culturali come l’erezione della statua Finger Point di Cattelan posizionata in modo allusivo e provocatorio proprio davanti al Palazzo della Borsa di Milano: il ricco rappresentante della sinistra che finge di irridere al tempio del capitalismo, di cui in realta’ e’ servitore e prigioniero, per compiacere all’intelletualume da strapazzo… maleducazione venduta per arte.

Dura solo 18 mesi e alla fine deve dimettersi tra le polemiche, ma ottiene a suo sostegno una lettera di 20 intellettuali “internazionali”, e di quei 20 intellettuali ben 2 sono albanesi (Edi Rama e Anri Sala), curiosa sovrarappresentazione di un paese che rappresenta meno di un due millesimo della popolazione mondiale, ma che ci spiega come Boeri sia arrivato a Tirana.

L’incarico politico , anche se breve, e’ stato sufficiente per “pompare” la sua popolarita’ e avere qualche incarico come architetto, professione fino a quel momento solo secondaria rispetto alle piu’ remunerative attivita’ di giornalista culturale o di politico.

Infatti la sua attivita’ di architetto e progettista e’ iniziata solo nel 2009 con l’incarico governativo (avuto da Prodi) di realizzare la ristrutturazione dell’Arsenale della Maddalena (in Sardegna) destinato ad ospitare il G8. Quella e’ la sua opera prima, costata al contribuente italiano oltre 300 milioni di euro: 10.000 mq di edifici rivestiti di plastica in un complesso portuale da 100.000 mq di piazzali e altrettanti di aquatorium e non un solo filo d’erba o una pianta, il tutto mai terminato e infine distrutto da un incendio nel 2015.

Stessa abbacinante solarita’, degna del razionalismo fascista a cui nascostamente Boeri si ispira, in una delle sue grandi realizzazioni la Ville Mediterranee di Marsiglia, altro edificio pubblico la cui progettazione Boeri ottiene grazie alle sue frequentazioni politiche.

Poi arriva l’invenzione, l’intuizione, il colpo di fortuna: il Bosco Verticale di Milano, che non e’ nient’altro che un grattacielo con i balconi allargati e sfalsati per poter contenere piante invece dei fiori che normalmente decorano i balconi e le terrazze di Milano. E’ un grande successo di critica e di pubblico, grazie anche all’attenzione creata in contemporanea da EXPO, il sistema di relazione di Boeri, ormai perfezionato, promuove il progetto su scala mondiale, e lui prende altri incarichi in giro per il mondo che realizzera’ tutti uguali al Bosco Verticale.

E cosi’ Boeri abbandona una volta per tutte le sue solarita’ neorazionaliste, che oggi definirebbe “antropocentriche” per dedicarsi ai boschi “non antropocentrici” come quello che il suo amico Rama ha gia’ deciso di realizzare attorno a Piazza Skanderbeg e che lui dovra’ pianificare al posto di altrettanti palazzi da abbattere nei dintorni del centro.

Ancora una volta Boeri e’ il testimonial della pseudocultura contemporanea, basata sull’effimero e sulla chiacchiera o, peggio, sull’installazione: il Bosco Verticale piu’ che un’architettura e’ un nome, uno slogan, che presto diventa una moda: i grandi architetti hanno raccontato qualcosa tramite il progetto dei loro palazzi, mentre Boeri ha la capacita’ di usare le parole e le pubbliche relazioni per raccontare e affabulare un progetto che, se non ben pubblicizzato, perderebbe tutto il suo valore.

Questo e’ il vero punto del contatto e dell’associazione con Edi Rama.