Rruga e Arberit: il tender “perfetto” per l’opera piu’ importante del governo Rama

exit.al 7 Nëntor 2017, 11:05

Gli uffici stampa del governo Rama ci informano sollecitamente che l’opera simbolo della nuova politica di investimenti “One Billion Project” e’ stata finalmente aggiudicata, tramite una procedura di gara elettronica, all’azienda di costruzioni che la dovra’ realizzare e finanziare, e adesso inizia la negoziazione del contratto tra il vincitore e lo Stato, contratto destinato a rimanere praticamente segreto per le solite scuse fornite dalla legge sulla “privacy”.

Alla gara, presumibilmente la piu’ grande per valore mai bandita in Albania, giusto per fugare ogni dubbio di regolarita’, hanno partecipato tre soli concorrenti.

Peccato che di questi, due abbiano dimostrato di essere concorrenti di comodo, presentando cioe’ offerte incomplete, in modo da essere squalificati e da lasciare campo libero al terzo, ma realmente unico, concorrente: “Gjoka Konstruksion sh.a.”.

Tutto il sistema dei lavori pubblici albanesi ha sempre saputo che era intenzione del governo di affidare la realizzazione dell’opera a Gjoka, e per questo era stato pure decretato un punteggio di vantaggio, conformamente alla normativa in vigore per le “unsolicited proposal”, anche se la proposta in questione, come pure le prossime che verranno messe in gara, tutto sono tranne che “unsolicited proposal”, essendo tutti progetti che sono stati realizzati a cura delle autorita’ albanesi e pagati con il budget dello stato.

Per maggiore sicurezza del governo, si e’ tenuta pure la gara d’appalto, e per la loro maggiore sicurezza le aziende partecipanti hanno pensato bene di presentare delle offerte che non consentissero una eventuale aggiudicazione a sorpresa, nell’eventualita’ di errori fatali nell’offerta di Gioka Konstruksion.

Infatti aggiudicarsi un simile progetto richiede una copertura finanziaria notevole, presumibilmente assicurata a Gjoka dal partner turco con il quale si e’ presentato alla gara, perche’ i numeri dei bilanci di Gjoka Konstruksion sh.a. non sono evidentemente suffcienti per affrontare la costruzione di un’opera stimata in 250 milioni di euro (oltre 33 miliardi di lek), quasi 30 volte gli utili sommati negli ultimi tre anni dall’impresa albanese.

Dai bilanci di Gjoka Kontruksion sh.a. depositati al QKR si evincono infatti i seguenti dati di sintesi in lek:

2014 Mezzi propri  1 miliardo, fatturato 2 miliardi, utile 150 milioni

2015 Mezzi propri  1,4 miliardi, fatturato 2,1 miliardi, utile 350 milioni

2016 Mezzi propri  2,1 miliardi, fatturato 3,4 miliardi, utile 700 milioni

Per quanto riguarda i dati principali del contratto, finora si e’ parlato di un costo totale dell’opera di circa 250 milioni di euro, con un contributo dello stato di circa 60 milioni di euro, mentre l’azienda dovrebbe investirne circa 190, per avere in cambio il 50% della riscossione di un pedaggio di  circa 4 euro per ogni automobile che transiti lungo la strada. Come gia’ dimostrato da exit.al, questi numeri non hanno nessun senso economico, e porterebbero al fallimento chiunque.

L’unica spiegazione, coerente con il contesto assai misterioso dell’iniziativa del governo, e’ che il margine di profitto dell’opera, garantito da un prezzo abnorme, peraltro a sua volta reso possibile dall’assenza di veri concorrenti nella gara d’appalto, sia tale da coprire con il profitto dei lavori, e con i relativi pagamenti periodici da parte dello stato, tutto il fabbisogno finanziario dell’opera stessa.

Detto in altro modo, e’ necessario che la differenza tra quanto verra’ pagato dallo stato e quanto realmente speso nel cantiere sia la minore possibile (cioe' che il costo reale dell'opera sia praticamente quanto pagato dallo stato), e che la programmazione degli investimenti sia tale da arrivare con pochissime spese fino a quando inizino pagamenti sostanziosi da parte dello stato, apparentemente previsti a partire dal terzo anno dalla firma del contratto, mentre la costruzione della strada dovrebbe durare almeno 46 mesi. Quindi bastera’ un qualche contenzioso sugli espropri, o una sorpresa tecnica, con la relativa attesa di approvazione della variazione del progetto da parte delle competenti autorita’, e le relative sospensioni dei lavori, per far si che i pagamenti dello stato arrivino in tempo a finanziare direttamente i lavori stessi.

Ovviamente queste sono tutte ipotesi, basate sulle scarne informazioni comunicate alla stampa durante la confusa gestazione del progetto, perche’ i dettagli determinanti del contratto non erano inclusi nei documenti del tender e saranno negoziati direttamente e riservatamente tra l’impresa e lo stato e scritti nel contratto di PPP, ma, visti i precedenti, e’ probabile che i cittadini non potranno mai saperne il contenuto esatto.

Inoltre la logica vorrebbe che i pagamenti del contributo da parte dello stato, se il contratto di PPP fosse fatto a norma di legge e di buon senso, inizino solo a opera conclusa.

Infatti la legge sulle PPP prevede che un opera o un progetto possa essere realizzato in PPP solo quando esista un reale trasferimento del rischio d’impresa dallo stato al contrattore privato, ma, se i pagamenti dello stato dovessero iniziare prima del collaudo dell’opera, questo significherebbe che il rischio rimane sostanzialmente allo Stato.

Inizia cosi’ una stagione di finte “unsolicited proposal” propedeutiche a finte gare d’aggiudicazione, che a lor volta consentiranno una  negoziazione diretta di lucrosissimi contratti “segreti”, che porteranno le principali imprese di costruzione albanesi ad impossessarsi di una quota importante della spesa corrente dello Stato per i prossimi anni, in cambio della costruzione di infrastrutture poco utili e ad un costo esorbitante, con un altro effetto collaterale, forse determinate, costituito dalla possibilita’ di enormi riciclaggi di denaro sporco tramite pagamenti cash ai subcontrattori.

Ovviamente, quando al budget mancheranno i soldi e il governo dovra’ scegliere tra pagare loro e ridurre le spese correnti, oppure non pagare loro e mantenere le spese correnti, la scelta sara’ facilmente suggerita dalle politiche di “buon vicinato” tra gli oligarchi e il loro leader globale.