Gli intoccabili: come Ahmetaj ha lasciato che sospetti narcotrafficanti saccheggissero ARMO

exit.al 16 Nëntor 2017, 13:31

Engjell Agaci, Segretario Generale della Presidenza del Consiglio, e’ stato indicato dal neo nominato Ministro dell’Economia Arben Ahmetaj come membro del Consiglio di Amministrazione di Armo nel dicembre 2013 e lo e’ rimasto fino al gennaio 2015 (dopo aver presentato le dimissioni il 13.11.2014), poi sostituito da Klodian Mene. Presumibilmente, quando ha compreso l’esatta natura del business di ARMO ha deciso di sfilarsi per non lasciare tracce compromettenti, ma ha fatto in tempo ad approvare il bilancio 2013 con 24 miliardi di lek di perdite. Quando si e’ dimesso sapeva che ARMO aveva gia’ a fine 2013 un debito enorme, 24,5 miliardi di lek (180 milioni di euro) solo con mutui contratti con i privati e con le banche, 10,3 miliardi con i fornitori, 4,3 miliardi con lo stato, per un totale di 47,5 miliardi di lek, circa 350 milioni di euro. E forse aveva anche  compreso che il debito sarebbe cresciuto ancora, e infatti nel 2014 crebbe di altri 25 milioni di euro circa, a cui nel 2015 se ne sarebbero aggiunti circa altri 120 milioni di euro.

Il tutto a fronte di un fatturato 2013 di soli 3,4 miliardi di lek (25 milioni di euro), cioe’ debiti pari a 14 anni di fatturato. E la societa’ TP&D, di proprieta’ riconducibile ad un gruppo di “businessmen” che chiameremo la Banda del Taivan, aveva gia’ affittato da ARMO la raffineria di Fier (teoricamente capace di lavorare 500.000 ton annue di greggio) pagando circa 136,5 milioni di lek di affitto per il mese di dicembre 2013, quando tutta la societa’ ARMO, che di fatto aveva come business quella raffineria, aveva spese dirette di funzionamento di 285 milioni di lek al mese, (circa 3,4 miliardi di lek annui) oltre ad altri costi finanziari e amministrativi enormi.

Sicuramente, fino a qui, questi erano  i danni (enormi) fatti dalla gestione rocambolesca di Rezart Taci, resa possibile dal governo democratico, ma la situazione, quando Rama prende in mano il governo, e’ molto piu’ che compromessa, e se l’avvocato penalista italiano Engjell Agaci e il suo mandante, il letterato Ahmetaj (allora Ministro dell’Economia, e in quanto tale socio al 15% di Armo, e inoltre depositario della tutela  dell’Interesse Strategico della societa’), avessero capito qualcosa di economia e di diritto commerciale, e se soprattutto non fossero  stati presi dalla  bramosia di gestire gli enormi flussi di cassa generati dalle attivita’ petrolifere, allora avrebbero urgentemente concordato con il Primo Ministro una legge speciale per l’amministrazione straordinaria di ARMO (in quanto azienda strategica e non soggetta al fallimento), escludendo i soci azeri (di fatto indirettamente colpevoli, anche se in parte, della situazione creata), procedendo alla ricapitalizzazione da parte dello stato o alla liquidazione fallimentare.

Essere a capo di una  organizzazione  o di un governo comporta spesso il dover prendere delle decisioni difficili.

Invece la certezza di essere impunibili, complice una legislazione fumosa e imprecisa e un controllo politico di fatto sulle informazioni e sulla esecuzione della legge, ha spinto i nostri “eroi” ad approfittare dell’architettura truffaldina, all’epoca  gia’ iniziata dalla Banda del Taivan, che  consentiva loro di usare le raffinerie di ARMO lasciandole nominalmente in pancia al gigante malato (formalmente di proprieta’ degli azeri gia’ truffati da Taci, ma pur sempre con una quota dello stato), per di piu’ facendo in modo che gli ingenti oneri fiscali e doganali, di pertinenza del petrolio di loro proprieta’ lavorato nelle raffinerie ex statali, restassero almeno in parte un obbligo di Armo.

Da quel momento il gioco era di comprare petrolio greggio (dentro o fuori dall’Albania) farlo raffinare negli impianti di ARMO e rivenderlo magari senza nemmeno versare le accise e lasciando il debito fiscale ad ARMO, che non poteva fallire perche’ comproprieta’ dello stato e “azienda strategica”.

Il monopolio di fatto e l’esenzione fiscale di fatto, puo’ un business desiderare di piu’?

Oltre al grande profitto (politico, ma comunque illecito) del monopolio delle forniture di gasolio si aggiungeva cosi’ il profitto (decisamente illecito) delle accise non versate ad ARMO. Cosi ARMO si trasforma, da una  grande azienda privatizzata truffaldinamente da Taci, ma che almeno formalmente seguiva delle regole amministrative,  in un cadavere senza padrone reale, usato clandestinamente per truffare l’erario e per controllare il mercato petrolifero albanese, scomparendo in un buco nero di totale mancanza di informazioni, grazie all’inazione complice dei vari funzionari statali preposti alla vigilanza sulle proprieta’ dello stato, a quella sui mercati, ed infine a quella preposta alla riscossione delle accise.

Infatti, senza la complicita’ del Ministero delle Finanze questo gioco diventava difficile da sostenere, ma Ufficio Tasse e Direzione delle Dogane di fatto gia’ rispondevano direttamente al Primo Ministro aggirando un recalcitrante Shkelcim Cani, e in seguito, alla prima occasione nel febbraio 2016, lo stesso Ahmetaj si e’ impossessato del Ministero delle Finanze e da allora il gioco e’ stato piu’ facile.

Ma le due aziende  di copertura gia’ inserite nel gioco, TP&D (che aveva affittato la raffineria di Fier il 20.09.2013 con scadenza il 31.12.2015) e Deveron Oil (che aveva affittato la raffineria di Ballsh il 10.01.2014 con scadenza il 01.03.2016), erano vicini alla scadenza contrattuale  e non reggevano il carico, Deveron era troppo coinvolta con gli azeri e con altri strani soggetti provenienti dalla ex URSS, mentre TP&D aveva una  situazione finanziariamente compromessa, e per di piu’ a meta’ ottobre 2015 il  prestanome socio unico di TP&D era rimasto coinvolto in una retata di narcotrafficanti nel  corso della quale erano stati arrestati vari appartenenti alla Banda del Taivan che, evidentemente non contenti del profitto petrolifero, o forse per avere la liquidita’ per acquistare il petrolio greggio, si erano messi a commerciare marjuana in grandi quantitativi, quindi bisognava individuare un nuovo soggetto “regolatore” del mercato petrolifero.

Arriva cosi’ nell’estate 2016 la  geniale pensata che ha consentito di riorganizzare tutto il “sistema” usando come prestanome il bancarottiere americano Harry Sergeant III e la sua offshore IRTC, presto registrata anche in Albania ma con sede e amministratori forniti ancora una volta dalla Banda del Taivan. Lo stesso Ahmetaj, in carica come Ministro delle Finanze e non piu’ come  Ministro dell’Economia, imprudentemente si precipitava a Fier in compagnia dell’americano Sergeant e del vice primo ministro Peleshi per accaparrarsi i meriti politici del  salvataggio  di ARMO, annunciando al contempo altre oscure operazioni su alcuni giacimenti petroliferi del sud Albania, forse gia’ reinvestendo in cuor suo  i grandi profitti dell’operazione ARMO. Exit.al ha dato ampiamente conto ai suoi lettori di questa parte della storia.

Cosi’ il gioco e’ ripreso turbinoso, ed ARMO ha messo le sue raffinerie al servizio del nuovo cliente, che nel frattempo aveva concluso un contratto per acquistare molto petrolio greggio estratto in Albania da Bankers (riducendo cosi’ sensibilmente le esportazioni), ed ha continuato ad accumulare debiti  con lo stato, o meglio con il  Ministero  delle Finanze, debiti che ne lo stato in generale, ne il Ministero delle Finanze in particolare, non le hanno mai richiesto, o che non le hanno mai impedito di contrarre.

Nel frattempo  la rovinosa situazione finanziaria di ARMO e la sua ostinata insolvenza spinge le due banche creditrici principali CREDINS e Raiffeisen a muovere i propri uffici legali per incassare le garanzie. Dopo molte tribolazioni solo Credins riesce a far mettere all’asta la raffineria di Ballsh ed ad acquistarla  come unico offerente in cambio di una parte consistente del suo credito, mentre Raiffeisen conclude un misterioso accordo con ARMO per una rateizzazione del debito e, sembra, con la contemporanea cessione alla banca della raffineria di Fier. Ma l’azione degli avvocati di Credins e dei suoi  ufficiali giudiziari, con la complicita’ di qualche  funzionario dell’Ipoteca, mette fuori gioco gli uffici dello Stato (Tasse, Dogane, Comuni, Albpetrol) che avrebbero dovuto garantirsi l’incasso dei propri crediti e per le tasse non pagate, perche’ le loro richieste di sequestro cautelativo sui beni di ARMO non vengono eseguite dai competenti uffici dello stato, mentre invece le richieste di sequestro avanzate da Credins e da Raiffaisen risultano tutte regolarmente registrate.

Insomma, Credins e Raiffaisen riescono a tutelarsi e ad incassare i loro  crediti a dispetto  dello stato (che in teoria sarebbe privilegiato dalla legge) e per di piu’ grazie agli errori (o alle omissioni)  di funzionari dello stato.

Per questi fatti, a fine novembre 2016 il Ministero della Giustizia, Ylli Manjani, scarica il capo dell’ipoteca di Ballsh e il suo giurista, e poi chiede una indagine sul comportamento di Ipoteche e Permbarim nel caso Credins – ARMO che rileva un gran numero di irregolarita’ che  avevano consentito a Credins di ottenere la proprieta’ di 54 unita’ immobiliari di ARMO in cambio di 25 milioni di dolleri di crediti scaduti, anche se molti uffici dello stato (tasse, dogane, albpetrol, comuni, bashkje, oshee), creditori di ARMO avevano richiesto l’iscrizione di ipoteche, mai eseguite dall’ipoteca di Mallakastra. Quindi lo stato non era riuscito ad incassare i crediti di una societa da lui partecipata, mentre una banca privata e’ riuscita a tutelarsi parzialmente acquisendo in complesso 749.169.5 mq di terreni e costruzioni soprastanti. Il rapporto viene consegnato al Ministro Manjani prima della fine di dicembre 2016.

A fine gennaio il Ministro della Giustizia Manjani viene destituito d’imperio dal Primo Ministro Edi Rama, senza alcuna difesa visibile da parte di Meta. Manjani non rilascia alcuna dichiarazione, ma le date suggeriscono una relazione tra i fatti.

Anche il Ministero dell’Energia si e’ adoperato per evitare il taglio dell’energia elettrica ad ARMO che non pagava OSHEE da anni, che pure dallo stesso ministero dipende, usando grottesche argomentazioni ambientaliste e di sicurezza, ma senza provvedere ad azioni  legali e formali in proposito.

Un rapporto interno del MEI del 04.02.2016 (pubblicato da Reporter.al senza firma e timbro) dice che i debiti di ARMO hanno raggiunto la quota di 595 milioni di usd, di cui 27,4 creati nel 2014 e 137 creati nel 2015. Di questi 205 milioni di dollari sono debiti con lo stato, 20 milioni di dollari di accise e 185 milioni di dollari di tasse (tasse nazionali, tvsh, tasse profitto, ritenute, tasse stipendi, contributi), mentre 208 milioni di dollari sono debiti con le banche.

Il ministero dell’energia ha chiarito a Reporter.al che le raffinerie ora sono delle due banche che le hanno affittate ad altre societa’.

Secondo Reporter.al il nuovo “gestore” delle due raffinerie, ora possedute dalle banche Credins e Raiffaisen, IRTC, sempre amministrato dalla Banda del Taivan, a Luglio 2017 aveva gia’ creato nuovi debiti verso lo stato di 22 milioni di euro, che a fine Settembre, secondo quanto pubblicato in questi giorni da Monitor, erano gia’ diventati 28,5 milioni di euro.

Sempre secondo Reporter.al, che cita fonti anonime della Banca d’Albania, dopo la vendita all’asta a Credins e Raffaisen delle varie proprieta’, ARMO non e’ piu’ classificato un cattivo debitore e non e’ piu’ nella lista dei grandi debitori incagliatii (le famose quanto misteriose 35 aziende che da sole detenevano il 65% dei Non Performing Loan delle banche) e invece risulta tra le 7 aziende ristrutturate. Congratulazioni, ma . . . e gli altri creditori?

Resta infatti da chiedersi cosa rappresenti oggi ARMO, se le raffinerie sono diventate proprieta’ delle banche, e che cosa incassi la societa’ per pagare gli altri debiti verso le altre banche e ai debitori privati?

Il credito di Raiffaisen risulterebbe ristrutturato con un accordo di pagamento a rate, ma sembra anche che adesso sia Raiffaisen la proprietaria della raffineria di Fier e che la stessa banca la abbia “affidata”  (o “affittata”) a IRTC. Con cosa paghera’ ARMO le rate a Raiffaisen?

Come’ possibile che tutti questi signori possano accumulare enormi debiti con lo stato non pagando le tasse dovute e nessuno dica niente, mentre lo stato arresta i piccoli commercianti senza registratore di cassa, chiude i ristoranti che non lasciano gli scontrini sui tavoli, e infine abbassa la soglia della TVSH per il piccolo business?

Come possono i rappresentanti dello stato nel board di ARMO, prima Engjell Agaci e poi Klodian Mene, non avere visto nulla, non aver provveduto a segnalare la situazione al loro diretto superiore, il Ministro dell’Economia Arben Ahmetaj?

Come possono i Ministri dell’Economia, prima Arben Ahmetaj e poi Milva Ekonomi, non aver saputo nulla, proprio mentre si occupavano “mediaticamente” del “salvataggio” di ARMO?

Come possono i vari Ministri delle Finanze, Shkelcim Cani e poi lo stesso Arben Ahmetaj, e le varie direttrici delle Tasse e delle Dogane, non accorgersi che una delle piu’ grandi aziende albanesi non paga sistematicamente le tasse e le accise?

E dove sono finiti i moltissimi soldi guadagnati  con questo sistema, visto che le aziende coinvolte risultano sempre sistematicamente insolventi, e continuano ad essere con le prorie quote sequestrate dai permbarim (ufficiali giudiziari) per conto  di una moltitudine di differenti creditori?

Di quali protezioni politiche godono questi signori che mescolano impunemente narcotraffico, contrabbando di petrolio e grande evasione fiscale?

Quello che e’ stato descritto, evidentemente non e’ una semplice serie casuale di omissioni (o di shperdorim detyres per dirlo nella lingua del Codice Penale), ma una sistematica e ripetuta violazione delle leggi messa in atto per consentire un sistematico quanto illecito vantaggio commerciale (e una consistente  frode fiscale) ad un gruppo di finte aziende e di persone, tutte comunque sistematicamente e perennemente insolventi, peraltro  gia’ coinvolte in altri fatti criminali come il narcotraffico, quello che  secondo le convenzioni internazionali e’ esattamente un “gruppo strutturato criminale”, che ha gestito per anni un commercio molto lucroso, avvalendosi di un illecito monopolio di fatto, nascosto dietro societa’ fallite e scatole cinesi nei paradisi fiscali, generando ingenti proventi finanziari presumibilmente impossibili da rintracciare.

E come possono le migliaia di funzionari dello stato e dell’amministrazione della giustizia, tutti ufficialmente  impegnati in una lotta all’ultimo sangue contro la corruzione, il contrabbando e l’evasione fiscale, a non aver avuto notizia  dell’articolo pubblicato da Reporter.al ?