Ancora una volta Rilindja ci propone uno dei suoi show usando il parlamento e le sue commissioni al solo scopo di veicolare messaggi falsi su una vera e propria svolta del governo contro la criminalita’ organizzata, contro il nercotraffico e contro la corruzione.
Questa volta e’ di scena la Direzione per la Prevenzione del Riciclaggio (DPPPP), unita’ dipendente dal Ministero delle Finanze ma direttamente collegata al Primo Ministro, che di fronte alla Commissione Sicurezza ha rapportato il suo bilancio annuale dell’attivita’ svolta nell’anno 2017.
Il direttore della DPPPP ha snocciolato dati e statistiche destinati a impressionare l’uditorio e soprattutto il largo pubblico tramite i media, ma la pubblicazione da parte di Shqiptarja.com di alcune foto rubate agli appunti usati per riferire al Parlamento smentiscono questa grande rivoluzione nella lotta al riciclaggio.
Infatti tutti gli indicatori pubblicati nella relazione al Parlamento risultano in calo rispetto a quelli pubblicati lo scorso anno nella stessa relazione annuale per l’anno 2016.
Il numero di casi segnalati dalla DPPPP agli organi inquirenti e’ sceso da 411 a 401, il numero di blocchi patrimoniali predisposti e’ sceso da 61 a 52, gli importi bloccati sono scesi da 28,7 milioni di euro a 11,3 milioni di euro, solo gli importi sequestrati sono saliti da 8 a 9 milioni di euro.
Dei casi riferiti agli inquirenti, quelli per narcotraffico sono scesi da 50 a 43, come tutti gli altri per le varie motivazioni gravi come finanziamento del terrorismo, criminalita’ organizzata, truffe e crimini cibernetici, con l’esclusione dei casi collegati all’abuso di ufficio, passati da 9 a 13, alla falsificazione, da 2 a 5, all’evasione fiscale, da 9 a 16, e ai crimini comuni, da 3 a 7.
Sarebbero invece cresciute le richieste di accertamento partimoniale ricevute dagli altri organismi dello stato, passate da 488 richieste per complessivi 2.550 nominativi del 2016, alle 761 richieste per 4.372 nominativi del 2017, a cui si devono aggiungere 3.000 accertamenti legati al processo del “vetting”.
In leggero aumento anche le segnalazioni ricevute dai vari soggetti tenuti a rapportare eventuali anomalie e sospetti, passate da 1.292 a 1.384, cioe’ cresciute del 7% rispetto all’anno precedente ma sostanzialmente nella media degli ultimi anni, nonostante una maggiore sensibilizzazione dei soggetti preposti e una loro continua formazione.
In riduzione il numero di ispezioni fisiche, passate da 67 a 73, mentre sarebbero cresciute le ispezioni a distanza sarebbero raddoppiate aggiungendo alcune ispezioni a esperti contabili e a studi legali.
Insomma, nonostante il livello di allarme diffuso sul ruolo del riciclaggio di denaro sporco nell’economia albanese, il lavoro della DPPPP, a parte gli accertamenti partimoniali legati al “vetting”, e’ rimasto sostanzialmente lo stesso di quello degli ultimi anni se non addirittura ridotto, e una domanda di un parlamentare dell’opposizione sul pericolo di riciclaggio tramite le numerose nuove costruzioni a Tirana e’ stata liquidata affermando genericamente che le aziende di costruzione fanno parte del sistema di monitoraggio.
Ma all’interno di questa narrazione ottimistica non sono mancati i momenti di propaganda politica.
Infatti ad una domanda dell’ex ministro degli interni Noka il direttore della DPPPP ha risposto che non gli risulta che nel periodo delle elezioni del 2017 ci fosse una anomala quantita’ di euro in contanti, ma che la questione del cambio non era di sua competenza.
L’ex vice Ministro degli Interni Elona Gjebrea, la cui figlia risulta essere l’amante di uno dei cugini di Tahiri indagato per narcotraffico dalla Procura di Catania, ha chiesto, con una formulazione volutamente tendenziosa, cosa potesse dire la DPPPP sulla vicenda finanziamento russo del PD.
La risposta del Direttore della DPPPP e’ stata: “E’ sotto indagine della Procura, non ci pronunciamo sulle questioni sotto indagine”, trovando cosi’ il modo di confermare, ma senza dire, che e’ esistito un finanziamento russo al PD, cosa che da sola basterebbe a dimostrare l’incapacita’, o la totale dipendenza politica, dell’ufficio Antiriciclaggio.
