La trasmissione Report di RAI 3 ha pubblicato ieri sera un interessante servizio sul settore dello smaltimento dei rifiuti urbani in Italia.
L’italia produce circa 30 milioni ton all’anno di RSU, nel 2012 e’ stato fissato l’obiettivo di riciclare il 60% ma siamo arrivati solo al 53% nel 2017.
L’Italia esporta attualmente 433.000 ton di rifiuti urbani all’anno, in Germania, a Cipro, in Lesotho, in Vietnam, in Portogallo, in Spagna (in nave da 3000 ton ogni 15 giorni), in Austria.
In Italia ci sono 44 inceneritori, quasi tutti di proprieta’ di enti pubblici o di aziende municipalizzate.
Ma solo a Masseria del Re in Campania ci sono 2 milioni di ton di rifiuti prodotti tra il 2006 e 2008 e stoccati in grandi piazzali dalla gestione del Commissario Governativo; in tutto in Campania ci sono 5,6 milioni di tonellate di rifiuti urbani trattati e confezionati in ecoballe che avrebbero dovuto essere bruciate in inceneritori che non sono mai stati costruiti. In tutto lo smaltimento di tutti questi rifiuti vale alcuni miliardi di euro di costo di smaltimento, in un arco di tempo previsto in circa 15 anni.
L’inceneritore di Brescia, il piu’ grande d’Italia, brucia ogni anno 720.000 ton su 800.000 di capacita’ massima, di cui solo 50.000 provengono da Brescia, il resto principalmente da altri comuni della Lombardia, ma anche da fuori regione.
Gli enti pubblici piu’ efficienti, in particolare al Nord, hanno creato impianti di trattamento per rendere possibile la selezione e il trattamento primario dei rifiuti urbani, con lo scopo di ridurre i conferimenti in discarica o l’incenerimento, e lo sviluppo della raccolta differenziata nel nord Italia ha ridotto enormemente la produzione di rifiuto da smaltire, con il risultato che molti impianti, per sfruttare le capacita’ produttive in eccedenza, importano rifiuti dal resto dell’Italia.
Questo pero’ rende possibili una serie di abusi, che principalmente avvengono da parte di una serie di intermediari che spesso cambiano il codice identificativo del rifiuto per renderne possibile lo smaltimento diretto in discarica senza trattamento, cioe’ riducendo i costi a danno dell’ambiente.
Secondo la normativa europea in vigore dal 2013 il rifiuto indifferenziato (cioe’ come viene raccolto dai cassonetti, come avviene a Tirana) non puo’ piu’ essere conferito in discarica tal quale, ma viene separato fra metalli, rifiuti secchi e frazione umida, tritovagliato e stabilizzato (per fermare le fermentazioni e la produzione di gas e percolato) e infine diventa CSS (combustibile solido secondario) che puo’ essere bruciato negli inceneritori (o termovalorizzatori).
Gli inceneritori inevitabilmente producono due tipi di ceneri, quelle che restano sulla griglia dove avviene la combustione vengono trattate e conferite in discarica come rifiuti speciali, mentre quelle molto piu’ pericolose prodotte dalla depurazione dei fumi, vengono trattate in impianti speciali in Germania. La frazione umida viene prima stabilizzata poi avviata al compostaggio ma gli impianti sono pochi.
La fotografia che Report fa’ del sistema dei rifiuti e’ che nel sud Italia i rifiuti vengono conferiti in discarica anche se non hanno subito la necessaria lavorazione, per carenza di capacita’ degli impianti di prima lavorazione, oppure spediti al nord per essere lavorati negli impianti delle grandi aziende municipalizzate del nord, oggi resi sottoutilizzati dallo sviluppo della raccolta differenziata e del conseguente aumento della quota di riciclaggio.
Lo stesso avviene a Copenhagen, dove un modernissimo impianto di incenerimento appena costruito non riesce a trovare la sufficiente “materia prima” per funzionare regolarmente, anche li a causa del successo delle raccolte differenziate.
Questo dimostra che la strada vera e utile e’ quella della raccolta differenziata, o della selezione del rifiuto in appositi impianti, con il recupero ai fini di riciclaggio di gran parte del rifiuto, riducendo cosi’ sia i conferimenti in discarica che la quota incenerita.
Report cosi’ ci dimostra che la strategia del governo albanese di realizzare inceneritori e’ retroguardia culturale, e di conseguenza che la capacita’ dichiarata degli inceneritori, gia’ oggi superiore al fabbisogno, e’ probabilmente destinata all’importazione di rifiuti da incenerire.
E ci dice anche che gli inceneritori rilasciano la parte piu’ inquinante nei fumi, che se non vengono adeguatamente trattati scaricano ancora l’inquinamento nell’ambiente circostante all’impianto, quindi importare rifiuti per incenerirli in impianti non adeguati significa importare inquinamento e diffonderlo.
