La Giustizia a Bisanzio

exit.al 20 Korrik 2016, 17:46

La giustizia albanese non funziona come servirebbe per garantire una  vita tranquilla e onesta ai cittadini, quindi servirebbe una riforma, su questo sono d’accordo tutti.

Uno dei problemi principali della giustizia albanese e’ la corruttibilita’, verificata finora dalla sua dimostrata incapacita’ di condannare criminali e corrotti, ma raramente questa corruttibilita’ e’ stata perseguita e condannata. Per molti “pesci grossi” e’ meglio una  giustizia corrotta, cosi’, se dovesse capitare a loro potrebbero salvarsi pagando, anche cifre elevate, ma sempre meglio della galera.

Chi deve scegliere i giudici? Chi li deve controllare? Chi li deve giudicare, premiare o punire? Qui sta il problema.

E’ evidente che se un potere istituzionale (governo, presidente, forze armate) controlla i giudici, o meglio il potere giudiziario, attraverso quelli controlla anche la politica, che dai giudici puo’ essere “oppressa”, costretta o “squalificata”.

Questa e’ una  delle questioni base del diritto costituzionale in ogni paese del mondo: garantire autonomia e indipendenza tra i diversi poteri di uno stato moderno, proprio per evitare  che un potere dello stato possa prevaricare sugli altri.

In Albania il diritto costituzionale non e’ una materia molto conosciuta o studiata, anche per una radice culturale profonda, derivata dall’esperienza del concetto di stato ottomano, poi sostituita nell’ordine, dal caos, dal fascismo, dal comunismo, e infine da una transizione ancora piu’ caotica, che in 25 anni ha  portato ad almeno 4 modifiche  sostanziali di una costituzione mai percepita come “legge fondamentale”.

Per questo possono anche servire gli esperti internazionali.

Ma la giustizia di cui si discute oggi e’ un’altra cosa, e’ solo una discussione tecnica di come scegliere i giudici e di come controllarli e sanzionarli se escono dal percorso tracciato della legge. E i consulenti internazionali americani sono solo dei procuratori, cioe’ dei poliziotti un po’ incazzati scelti dal popolo per portare davanti al giudice chi disturba la societa’; non sono giudici, e ancora meno costituzionalisti.

Questo e’ il frutto di un mito ignorante e diffuso, che i tecnici possano sostituire la politica.

Qui si sta discutendo di un punto centrale di ogni sistema istituzionale, come fare ad esercitare la giustizia, cioe’ regolare i commerci, tutelare i diritti degli individui, punire i criminali e i corrotti, senza mettere troppo potere nelle mani di qualcuno che  poi lo usa per rimanere al comando, sovvertendo e violando tutti quei  diritti che in realta’ si volevano tutelare.

Questa e’ una questione  di forma della societa’ e dello stato, che secondo i principi celebrati dalle costituzioni degli USA e di tutti i paesi UE nostri alleati, deve garantire la democrazia e i diritti dei cittadini. Questa discussione e’ massimamente politica, non tecnica, e viene alla base del rapporto tra i cittadini e lo stato, e deve per forza di cose essere approvata da una larghissima maggioranza del popolo o dei suoi rappresentanti eletti, che, se cosi’ non fosse, sarebbe una imposizione di una maggioranza su una minoranza, che cosi’ automaticamente si sentirebbe esclusa dalla partecipazione allo stato come istituzione al servizio di tutti i cittadini. E si tornerebbe ad uno stato/governo (come quello del sultano) che serve per imporre la volonta’ del sovrano (in questo caso non il popolo nella sua interezza) e di una parte del popolo all’altra parte.

Avremmo voluto vedere una liturgia per sottolineare la sacralita’ del momento, con i  rappresentanti del popolo (un popolo non piu’ bambino) che cercano una  mediazione nell’interesse comune, e con i rappresentanti internazionali (i fratelli  maggiori, gia’ adulti) che aiutano tutti a stare calmi e a ragionare, proponendo soluzioni vere e consigli a chi li deve accettare; invece assistiamo ad una rissa piena di spintoni, insulti e minacce, trucchi e inganni in cui tutti urlano, albanesi e internazionali, e nessuno ragiona.

Ora la cosa sta veramente scivolando nel ridicolo, travolgendo ogni valore propagandato come sacro in questo quarto di secolo, trascinando chiunque in un unico grottesco finale.

Il Primo Ministro che si disinteressa della stesura della legge e dichiara che lui votera’ qualsiasi cosa che piaccia a USA e UE, come se lui, pur essendo il capo (autoproclamato) del principale partito del paese, intendesse occuparsi solo di palme e di arte moderna, e la costituzione e la forma  dello stato non siano rilevanti nel suo mestiere.

Gli ambasciatori alleati (o vicere’?) vanno in strada a minacciare punizioni individuali ai deputati che non voteranno la riforma, quando il primo principio delle loro costituzioni e’ quello di tutelare proprio l’indipendenza dei deputati in quanto scelti dal popolo.

Gli esperti internazionali che propongono leggi ed emendamenti che mai passerebbero il vaglio delle corti costituzionali europee o americane, perche’ per loro l’importante e’ arrivare al risultato, chiudere il progetto.

I deputati della maggioranza che esultano alle minacce degli ambasciatori, che forse credono stiano facendo loro un basso servizio, ma affondano per sempre la dignita’ e l’indipendenza del paese.

Alcuni deputati della minoranza che implorano i loro padroni di lasciarli votare come chiedono gli ambasciatori, perche’ vogliono incassare il premio, o forse solo non pagare la multa.

Altri deputati della minoranza assistono muti alla consegna di liste di prescrizione e di ordini di chiusura delle scuole dove studiano i loro figli da parte di un altro ambasciatore/vicere’ (meglio sarebbe Pasha).

Tutti  strillano di sovranita’, di democrazia, di giustizia, qualcuno anche di lotta alla corruzione, ma sono bastati i cannoni americani e turchi per mettere tutti nel panico e nella confusione mentale, e a mostrare quanto fragile fosse quella finzione di stato democratico occidentale che ci hanno propinato fino ad oggi, e quanto povero sia lo spirito democratico e soprattutto l’approccio sociale di tanti soloni, anche quelli finanziati dai  grandi manipolatori dell’occidente.

Qui siamo a Bisanzio, e qui l’unica riforma possibile della giustizia e’ quella che sta facendo