Nei giorni scorsi la Commissione Europea ha ospitato i leader politici provenienti dall’Albania e dalla Macedonia, in ansia per la relazione sui progressi. Leggendo le dichiarazioni del Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker e dell’Alto Rappresentante Federica Mogherini, si può notare che le loro dichiarazioni per entrambi i paesi sono praticamente intercambiabili.
Con il Primo Ministro albanese Edi Rama, la Mogherini ha parlato di un enorme lavoro che può aprire la strada a ulteriori passi verso il percorso di integrazione nell’Unione Europea, mentre con il Primo Ministro macedone Zoran Zaev ha dichiarato: “I progressi della Repubblica di Macedonia sono visibili e questo è un buon segno di progresso del Paese nel processo di integrazione europea”.
Juncker e i suoi colleghi, tuttavia, sono molto preoccupati che la relativa pace nei Balcani Occidentali (WB6) possa essere interrotta dalle diverse velocità alle quali i paesi si stanno integrando nella UE. Un recente stratagemma per compensare queste differenze è stato quello di proporre uno spazio economico WB6, che in qualche modo unisce il destino economico dei 6 vicini di casa. Tuttavia, come sempre accade, la realtà politica è molto diversa da quella economica.
Nella Roadmap, febbraio 2018 rappresenta la scadenza per stabilire o meno l’adesione all’Ue della Serbia e del Montenegro, che sono i candidati capofila dei paesi dei Balcani Occidentali. Non sono menzionati altri paesi del WB6.
Questo annuncio deve essere stato un boccone amaro da digerire per Tirana e Skopje, ma continua anche a tormentare Juncker. Nella sua conferenza stampa con il Primo Ministro Rama, Juncker ha risposto in maniera piuttosto aggressiva ad una domanda per quanto riguarda l’adesione della Serbia e del Montenegro:
“Nel mio discorso sullo stato dell'Unione non ho menzionato la Serbia e il Montenegro. Ok? Quindi non dico che ho detto che la Serbia e il Montenegro sono sul punto di entrare nell’Unione Europea”.
E’ vero che Juncker non ha menzionato la Serbia e il Montenegro nel suo discorso, ma fa chiaramente parte di tutta la lettera di intenti e della tabella di marcia collegata ad esso.
La realtà politica sarà quindi che il Montenegro e la Serbia dovranno votare a favore dell'adesione dell’Albania e della Macedonia. Nel periodo compreso tra la loro adesione e la nostra adesione, che può durare anni, se non decenni, essi rappresenteranno l’Unione Europea tanto quanto il Belgio, la Polonia o Malta. E questa scissione della WB6 in una parte nella UE e in una parte non nella UE aumenta i rischi del ritorno di traumi del passato. Questi sentimenti repressi di disuguaglianza, di separazione e di inferiorità sono attualmente ignorati dagli eurocrati guidati da Juncker, e se non vengono affrontati prima del tempo possono diventare un rischio per la stabilità della Regione.
