In una sera piovosa di qualche giorno fa qualcuno ha infilato sotto la porta della redazione di Exit una busta contenente la parziale fotocopia di un documento che sembra molto importante per chiarire cosa e’ recentemente successo nelle alte sfere albanesi.
Capita spesso, nelle redazioni, che arrivino mail piu’ o meno anonime che denunciano crimini e congiure politiche inimmaginabili, o che propongono articoli strampalati, come capita pure che chiamino persone sconosciute che propongono storie o improbabili collaborazioni. Anche ai politici in pensione capita qualcosa di simile, prova ne sia l’ormai famoso “cittadino digitale” di Sali Berisha.
A noi di Exit, evidentemente alle prime armi rispetto ad un colosso come Berisha, invece del ‘cittadino digitale” e’ toccato un piu’ obsoleto “cittadino fotocopiatore”, ma speriamo la prossima volta di fare meglio, o di avere maggior fortuna.
Ma, se anche l’analisi delle fonti e’ un dovere per un giornalista, quello che ci ha colpito e’ il contenuto di tali fotocopie.
Si tratta di 21 pagine consecutive fotocopiate da un documento di complessive 34 pagine, mancano le prime due e le ultime 11. Le fotocopie non riportano nessuna intestazione, nessuna data e nessun timbro.
Le pagine contengono un elenco di 61 elementi, di cui i primi due mancanti, contassegnati da un numero di protocollo e una data (tutte comprese tra il marzo 2016 e il marzo 2017.
Gli elementi sono intitolati a differenti indagini su differenti crimini legati al narcotraffico e alla coltivazione della cannabis, e includono la nota “Segnalato a PKR, DPSH, SHCBA” (o solo alcuni di questi, a seconda degli elementi) e contengono una lista di angrafiche di personale della Polizia di Stato, perfettamente identificati e corredati dell’incarico ricoperto all’epoca dei fatti.
L’elenco contiene una quantita’ di nominativi che evidentemente gli autori ritengono essere coinvolti con il narcotraffico e la coltivazione della cannabis, molti dei quali sono citati piu’ volte e sono nomi diventati familiari nelle cronache di questi ultimi tempi, come quelli dei tre poliziotti oggi ricercati Sokol Bode, Joel Celaj e Gjergi Kohila, che sarebbero da tempo scappati all’estero, segnalati varie volte nei vari elementi del documento, gia’ a partire dall’aprile 2016, o come altri nomi rimasti coinvolti in altre recenti indagini di Polizia a Valona.
E’ bastato fare quattro chiacchiere con i colleghi che normalmente si occupano di questioni di sicurezza e di Polizia per decifrarne il contenuto: si tratta di un elenco riassuntivo di segnalazioni (referenze) che i servizi di sicurezza (SHISH) hanno prodotto tra il marzo 2016 e il marzo 2017 sul tema “cannabis” e sul personale di Polizia sospettato (ricordiamo che si tratterebbe di sospetti, non necessariamente di prove) di coincolgimenti con il narcotraffico. Si tratta di ben 127 nominativi, di cui alcuni segnalati piu’ volte in indagini diverse tra loro, corredati dall’indicazione dei destinatari della singola referenza: la Procura dei Crimini Gravi (PKR), la Direzione della Polizia di Stato (DPSH) o il Servizio Controllo Interno della Polizia di Stato (SHCBA).
Ma, secondo i nostri colleghi piu’ esperti, ogni informativa (o referenza) dei Servizi, oltre che agli uffici indicati, viene inviata prima di tutto alla Presidenza del Consiglio, vale a dire al Primo Ministro.
Quindi almeno dall’aprile 2016 il primo ministro Edi Rama ha ricevuto una serie di referenze (sei ogni mese nel periodo tra aprile e novembre 2016) dallo SHISH che evidenziavano il profondo coinvolgimento del personale del Ministero degli Interni nel sistema di coltivazione della droga.
Ma il suo governo in quel periodo non ha preso alcun provvedimento sul tema, e ancora meno lo ha preso il Ministro degli Interni, anzi si sono tutti impegnati al massimo per negare tutto, e qualche volta anche per decospirare le azioni della Procura.
Questo documento, che non pubblicheremo integralmente per evitare fastidiose complicazioni a qualche poliziotto segnalato nel documento ma magari incidentalmente, e’ la pistola fumante del caso Tahiri: il premier Edi Rama sapeva perfettamente da molti mesi, in quanto informato dallo SHISH, dell’ampio coinvolgimento degli organici della Polizia nella questione della coltivazione della cannabis, e per molti mesi ha lasciato fare, senza mai voler intervenire, mentre adesso dichiara pubblicamente che la responsabilita’ di Tahiri, se fosse provata in Tribunale, sarebbe solo la responsabilita’ individuale dell’ex-ministro.

