In Albania il libero mercato non c’e’, e l’industria nemmeno.

exit.al 14 Janar 2016, 15:05

Analizzando il database pubblicato da Monitor sulle prime 100 aziende per utili registrati nel 2014, si puo’ notare un dato sconcertante: 25 anni dopo il crollo del comunismo delle prime 100 aziende per utili solo 20 sono aziende che operano in un mercato relativamente libero, mentre tutte le altre 80 sono o societa’ controllate dallo stato (7), o sono societa’ private che operano in regime di concessione (19), o sono societa’ private appaltatrici di queste ultime (8), o appaltatrici dello stato (8), o comunque condizionate da licenze particolari soggette all’autorita’ discriminatoria dello stato (38), come banche, giochi d’azzardo, distribuzione farmaci o costruzioni.

Delle 20 aziende che operano in regime non condizionato dal governo, 8 sono aziende importatrici di prodotti di consuno o semidurevoli, 2 sono call center altre 2 operano nel mercato IT, le rimanenti 8 sono le uniche societa’ di produzione industriale nei primi 100 contribuenti albanesi ma complessivamente realizzano solo il 5% di tutti gli utili del gruppo dei primi 100, e comunque insieme realizzano meno della meta’ degli utili della sola BKT, prima in classifica con oltre 6 miliardi di lek di utili. Di queste 8 aziende produttrici solo 2 sono albanesi, mentre nelle prime 100, sono 62 le societa’ a capitale prevalentemente albanese, 7 americane, 5 italiane, 5 turche, 3 tedesche, 3 austriache, 3 greche, 3 ex yugoslave, 2 francesi, 2 inglesi e le altre da vari paesi e paradisi fiscali.

Da notare che nella lista non figurano una serie di aziende da anni beneficiarie di molti appalti pubblici di notevoli importi, ma che o non hanno una redditivita’ sufficiente per chiudere i bilanci in utile o usufruiscono di altre facilitazioni…

Questi dati mostrano un contesto economico da paese africano, dedito al saccheggio delle risorse naturali e all’attivita’ della fornitura di servizi in concessione, oppure ai servizi finanziari e al gioco d’azzardo, il tutto dominato da uno stato arbitro e padrone che concede ad alcuni la possibilita’ di lavorare in condizioni di favore.

Ovviamente nei settori e nelle attivita’ controllate dallo stato tramite licenze o concessioni il ritorno sul capitale investito e’ molto piu’ alto della media, mentre di conseguenza il ritorno sul capitale investito nei settori a libera concorrenza e’ molto piu’ basso della media. E infatti la media di profitti del gruppo dei primi 100 e’ di poco superiore al 11%, il che porta a ipotizzare una media di gran lunga inferiore per il rimanente business soggetto al tatim fitimi, e infatti complessivamente le prime 100 aziende per utili da sole hanno registrato un totale di quasi 60 miliardi di lek di utili, che tassati al 15% dovrebbero portare ad un gettito fiscale di solo tatim fitimi di circa 9 miliardi di lek, che da solo costituirebbe oltre il 41% di tutto il tatim fitimi incassato nel 2014.

Ancora una volta si dimostra che il problema del fisco albanese non sono i barbieri e gli ambulanti.