Nel giugno 2007 Banca Intesa SanPaolo, una delle prime 10 banche d’Europa, entrava nel mercato bancario albanese con grande enfasi, comperando sia la Banca Italo Albanese, sfortunata joint venture tra lo stato albanese e la Banca di Roma, sia la American Bank of Albania, creazione del governo americano tramite il Fordo Americano delle Imprese. Allora erano due banche importanti, molto importanti. La prima era stata la storia della rinascita di un sistema bancario dopo il comunismo, la seconda, guidata in modo effervescente da Lorenzo Roncari, era nata dal nulla e, anche grazie al fatto di essere una emanazione del governo americano, aveva rapidamente conquistato la fiducia di tutti i commercianti d’Albania, scalando le classifiche fino al secondo posto dietro a Raiffeisen Bank che pochi anni prima era entrata nel mercato albanese rilevando la Banka e Kursimeve.
Al momento della fusione tra le due banche sotto il nome di Intesa SanPaolo tutti gli osservatori commentarono che era un segno della normalizzazione dell’Albania, e che l’ingresso di una banca “di sistema” come Intesa avrebbe significato un concreto intervento italiano nell’economia albanese, o perlomeno un grande rafforzamento della presenza economica italiana a dispetto di quella greca fino ad allora dominante, almeno nel mercato bancario.
In effetti la presenza greca si e’ andata affievolendo, ma soprattutto per l’effetto della crisi finanziaria greca che ha costretto il sistema finanziario internazionale a mettere in quarantena le filiali estere delle banche greche per evitare eventuali fenomeni sistemici di panico finanziario, mentre la presenza finanziaria ed economica italiana non si e’ affatto rafforzata, anzi.
I dati che pubblichiamo e che cercheremo di analizzare sono tratti dai report trimestrali della Albanian Association of Banks e dal sito di Intesasanpaolobank Albania. Possiamo usarli per valutare l’andamento di Banca Intesa rispetto alle sue principali concorrenti, che pero’ sono banche di natura diversa e non tutti i paragoni sono quindi appropriati. Infatti BKT e’ un soggetto giuridico indipendente di proprieta’ di uno dei principali gruppi finanziari e industriali turchi, e gode del vantaggio che la casamadre in Turchia non e’ una banca, quindi non deve sottostare ai controlli e alle limitazioni che invece toccano sia Intesa che Raiffeisen in quanto controllate da banche estere e pertanto sottoposte ad un doppio regime di controlli e a molto piu’ stringenti normative per il capitale regolatorio e soprattutto per gli effetti del rating delle posizioni finanziarie attive. Lo stesso accade per Credins, che essendo una banca albanese a tutti gli effetti, non soffre del problema del rating se acquista titoli di stato albanesi. Inoltre Credins si e’ indubbiamente avvalsa della maggiore capacita’ di penetrazione commerciale nel mercato locale, approfittando molto della canalizzazione bancaria dei pagamenti della pubblica amministrazione albanese, della tesoreria pubblica, degli sportelli all’interno delle istituzioni locali, di controlli piu’ favorevoli sia dalla Vigilanza Bancaria della banca d’Albania che per l’applicazione delle sopravvenute normative antiriciclaggio.
Il primo bilancio vero della nuova Banca nata dalla fusione e’ quello di fine 2008, e analizzando i dati principali di bilancio per quelle che attualmente sono le prime quattro banche albanesi, possiamo vedere che in quel momento Intesa era molto dietro a Raiffeisen, sia per impieghi (circa la meta’) che per asset totali (raccolta + mezzi propri) che erano addirittura 2,5 volte piu grandi a vantaggio dei colleghi austriaci, mentre sia BKT che Credins erano allora piu’ piccole di Intesa.
Dopo quasi sette anni vediamo che le posizioni si sono invertite: Raiffeisen rimane la prima banca sia per assets che per impieghi, ma BKT fa impieghi per 2,5 volte Intesa, mentre Credins che faceva allora solo la meta’ degli impieghi di Intesa, ha piu’ che triplicato gli impieghi, quasi doppiando Intesa, che ormai e’ l’ultima del primo gruppo di banche che da sole fanno oltre il 60% del mercato albanese.
Ovviamente una banca puo’ essere gestita o per farla crescere di dimensione oppure per farla fruttare robusti dividendi da mandare alla proprieta’ estera. Anche da questo punto di vista i dati sono sempre impietosi: in questi sette anni Banca Intesa ha registrato profitti pari al 71% del suo attuale capitale, mentre BKT ne ha fatti per il 73%, ma il suo capitale e’ quasi il doppio di quello di Intesa. Raiffeisen invece nello stesso periodo ha fatto profitti per oltre 1,2 volte il suo attuale capitale e in valore assoluto per una cifra simile a quella di BKT. Certo, peggio ha fatto Credins, che ha cumulato profitti solo per il 53% del suo attuale capitale, ma Credins e’ di proprieta’ di alcuni imprenditori albanesi, che non dispongono dei mezzi finanziari delle grandi banche internazionali, ed e’ gestita da management locale senza potersi avvalere delle sinergie con una controllante estera e infine deve pagare un dazio al suo essere banca albanese, con costi di sponsorizzazioni e di personale assai piu’ elevati delle concorrenti.
Insomma il colosso Intesa in Albania ha fatto flop, e al termine del terzo trimestre 2015 registra impieghi addirittura inferiori a quelli del bilancio 2008, mentre il mercato bancario albanese degli impieghi nel suo complesso e’ cresciuto del 50%.
Oggi i crediti concessi da Intesa rappresentano solo il 7,5% del credito albanese, per un ammontare complessivo attorno ai 300 milioni di euro, di cui una buona parte (oltre 62 milioni di euro) costituiti da crediti persi a cui se ne aggiungono parecchi altri incagliati, per fortuna ben coperti dai dovuti accantonamenti. Ad onor del vero il gruppo Intesa ha altre operazioni a favore del mercato albanese ma, per una serie di motivi non sempre intelleggibili, queste operazioni vengono fatte da altre banche del gruppo, come e’ stato per il finanziamento di oltre 90 milioni di euro servito alla KESH per concludere l’arbitrato internazionale con la CEZ, erogato in circostanze ambigue da una controllata di Intesa in un altro paese dell’est europeo.
E’ evidente che 300 milioni di euro di crediti, di cui una parte rilevante regalati ai bancarottieri di regime locali, e considerando anche che dei rimanenti una quota significativa e’ costituita da semplici anticipazioni di cassa, non sono un gran contributo all’economia albanese. Ancor meno sono sufficienti a finanziare il fabbisogno della nutrita presenza economica italiana in Albania e nemmeno il forte interscambio commerciale con l’Italia, che e’ pur sempre il primo paese esportatore in Albania con una quota di quasi il 29% sul totale delle importazioni (oltre 1 miliardo di euro annui) e di oltre il 50% sul totale delle esportazioni (quasi 900 milioni di euro annui). Di fatto le due banche italiane erogano complessivamente poco oltre il 10% del credito del paese, contro il 18% erogato dalle tre banche greche e il quasi 20% ciascuno erogato dalla banca turca e da quella austriaca, ma anche i francesi fanno da soli quasi il 7%.Di contro, le due banche italiane raccolgono il 13% dei depositi come le tre banche greche, mentre turchi e austriaci raccolgono rispettivamente quasi il 25% e il 23%.
A questo punto sorgono spontanee alcune domande: Qual’e’ la vera strategia di Intesa in Albania? Com’e’ stato possibile tutto questo? Che rapporto c’e’ tra il ruolo di Intesa e la presenza economica italiana? Perche’ la presenza italiana in Albania incontra tutte queste difficolta’?



