Nei giorni scorsi il Ministro della Giustizia Manjani ricevendo una delegazione di imprenditori stranieri della FIIA ha espresso il suo supporto alla proposta di sviluppare l’arbitrato in Albania, dicendo che il suo ministero era pronto a dare le garanzie necessarie.
L’arbitrato e’ una procedura che consente a due parti di individuare privatamente la risoluzione di una contesa (normalmente contrattuale) affidandosi ad un collegio di “giudici” privati, avendo gia’ previsto nel contratto come scegliere gli arbitri e secondo quale giurisprudenza essi debbono valutare l’eventuale lite.
Gli arbitri normalmente operano all’interno di un sistema di regole procedurali che servono a dare garanzia di indipendenza, e vengono remunerati in base al valore monetario della contesa.
Lo stato e’ il vero vincitore del ricorso agli arbitrati, perche’ il sistema commerciale non viene troppo penalizzato dai contenziosi, e ogni accusa di inefficienza e di corruzione non ricade piu’ sulla pubblica amministrazione, ma il vero argomento a favore e’ proprio quello della ridotta corruzione, in quanto gli arbitri per poter essere scelti dai loro clienti devono proteggere la loro credibilita’ evitando ogni accusa di corruzione.
In Albania si e’ parlato di arbitrato per i grandi contratti con soggetti internazionali, come e’ stato il caso della concessione dello scanner, o della risoluzione del contratto con CEZ per la distribuzione dell’energia elettrica, o di quello con DIA per il recupero dei crediti elettrici; infine si parla di arbitrato internazionale per la storia di Becchetti e della chiusura della sua televisione Agon Channel.
Infatti nei grandi contratti internazionali, in particolare quando una delle due parti e’ un governo, e’ difficile convincere l’altra parte a farsi giudicare in un tribunale di fatto dipendente dalla controparte, e per questo la prassi e’ di prevedere in contratto una clausola che stabilisce il ricorso a corti arbitrali internazionali.
La lentezza procedurale dei tribunali ordinari e la spesso scarsa preparazione dei giudici ordinari in materie molto specialistiche (in particolare per i grandi contratti di opere infrastrutturali), a fronte di danni enormi causati alle parti dal blocco dell’attivita’ del contratto in discussione, ha creato in molti paesi la necessita’ di ricorrere a forme di soluzione delle liti che fossero piu’ veloci e affidabili, e cosi’ si sono sviluppate normative per facilitare il ricorso a procedure arbitrali, magari molto costose, ma veloci.
In alcuni paesi la legge dispone che l’accettare il ricorso all’arbitrato obbliga le parti a rinunciare al ricorso alla giustizia ordinaria, rendendo anche la sentenza del collegio arbitrale efficace ed esecutiva in forza di legge, cioe’ consentendo l’esecuzione della sentenza con gli stessi strumenti che garantiscono l’esecuzione di una sentenza emessa da un tribunale dello stato.
Questo fatto aggiunge valore ed efficacia all’arbitrato e riduce il carico di lavoro dei tribunali pubblici, migliorando cosi’ le prestazioni del sistema della giustizia ordinaria civile.
Nel caso albanese potrebbero finire davanti agli arbitri molte contese civili tra grandi societa’, come molte contese tra privati cittadini in particolare per le questioni legate alla proprieta’, mentre rimarrebbe comunque difficile affidare ad un arbitrato liti tra grandi societa’ e singoli cittadini per contenziosi di piccolo valore, pensiamo alle bollette elettriche o a quelle telefoniche o di altri casi simili per frequenza elevata, per i quali l’esperienza internazionale ha formulato altre soluzioni di riti abbreviati inappellabili o di giudici monocratici specializzati.
Questa forma di privatizzazione della giustizia civile, se accuratamente preparata e controllata, potrebbe risolvere, o almeno attenuare, le ansie e i timori degli investitori molto piu’ di tante riforme del sistema pubblico.
