Il giorno 28 febbraio la Polizia albanese ha arrestato a Maminas due persone che stavano trasportando un container di banane arrivato dalla Colombia, dentro al quale, in un sottofondo, sono stati trovati circa 620 kg di cocaina che, secondo i comunicati della Polizia, avrebbero un valore di 180 milioni di euro.
Il container stava in porto a Durazzo dal 19 febbraio in attesa delle pratiche doganali, pare insieme ad altri due destinati alla stessa ditta albanese che commercia in frutta esotica, la Arbri Garden sh.p.k., la quale ha effettuato nel passato altre decine di spedizioni dal Sudamerica.
Secondo le fonti di Polizia, l’operazione e’ stata interamente condotta da Polizia e Dogana, senza alcuna informazione ricevuta dall’estero. Il carico sarebbe stato scoperto dopo una valutazione del rischio doganale, tramite la scansione e l’uso di cani antidroga.
Il proprietario dell’azienda, Arber Cekaj, e’ ricercato. Si tratta di un tropoiano con diversi business, gia’ due anni prima indagato dalla Polizia per riciclaggio, senza che l’indagine sia mai comunicata alla Procura. Cekaj risulta andato all’estero da tre settimane, stranamente dopo aver chiuso il NIPT secondario del magazzino in cui piu’ tardi sarebbe stata trasportata la droga. Secondo le dichiarazioni fatte in televisione da un viceministro degli Interni, il Cekaj era segnalato da agenzie internazionali anticrimine per suoi precedenti crimini avvenuti all’estero.
Curiosamente uno degli arrestati, l’autista del camion che portava il container al magazzino, sul suo profilo Facebook dichiara che il suo lavoro e’ “portare la farina ai partigiani”, presumibilmente riferendosi ad una battuta di un vecchio film dell’epoca comunista in cui un trasporto di armi destinate ai partigiani comunisti nascoste nella farina veniva catturato da un gruppo di nazionalisti.
La notizia del sequestro, il piu’ grande mai avvenuto in Albania, ha scatenato molte reazioni politiche.
La prima, ovviamente, e’ stata quella del Ministro degli Interni Fatmir Xhafaj, il quale in un twitter ha dato la notizia congratulandosi con la Polizia e vantando il risultato della collaborazione con le agenzie internazionali.
Le reazioni da parte dell’opposizione sono state molto aspre, ricordando la recentissima visita del Procuratore Nazionale Antimafia Italiano De Raho che aveva ricordato che il problema della droga albanese non era limitato alla cannabis, ma che la criminalita’ albanese stava impegnandosi anche nel traffico di cocaina.
Dopo una lunga attesa e’ arrivata la posizione del Premier Rama, il quale ha vantato che l’operazione era esclusivo merito delle forze albanesi, e che non c’era stata alcuna segnalazione da parte delle agenzie di sicurezza europee, il che dimostrava che l’Albania era pronta a reagire e a fare la sua parte. Questa posizione sembrava smentire quella del Ministro degli Interni e le polemiche si sono concentrate su questo fino a che, ormai in tarda serata, il ministro degli interni ha chiarito volgimento delle agenzie da lui citato era avvenuto da parte albanese, dopo il sequestro, per attivarle alla ricerca di alcuni nominativi.
In serata arrivava la inusuale precisazione, evidentemente sollecitata da Tirana, dal Capo dell’Antimafia Italiana che, congratulandosi con le istituzioni albanesi, trovava il modo di precisare che nella vicenda non c’era stato alcun ruolo della magistratura italiana. Seguivano anche felicitazioni dell’Ambasciata UE e di quella americana, anche se quest’ultima precisava che il fatto dimostrava che c’era una crescita di questo tipo di attivita’.
Ma gli interrogativi sollevati da questo sequestro vanno ben oltre le frecciate dell’opposizione.
Lo stesso valore molto elevato della merce sequestrata pone seri interrogativi su chi abbia tanto potere finanziario per gestire un’operazione di questo livello, e soprattutto pone un interrogativo fondamentale: Chi ha promesso copertura e garantito sicurezza ad una simile operazione?
Il valore immediatamente dichiarato dalla Polizia di 180 milioni di euro (quasi 300.000 euro al kg) e’ molto piu’ alto dell’attuale valore della cocaina allo spaccio in Europa (circa 50.000 euro al kg), questo vuol dire che le prime risultanze dicono che si tratta di cocaina purissima da tagliare almeno 5 volte, cosa che presuppone da qualche parte l’esistenza di un laboratorio per le lavorazioni successive. Ma quando e’ stata fatta l’analisi della droga sequestrata, se la prima dichiarazione della Polizia risulta essere di pochissime ore dopo il sequestro? O il valore dichiarato dalla polizia e’ solo una boutade per dare maggiore importanza all’operazione?
Secondo le dichiarazioni di Polizia il carico sarebbe stato ritenuto “anomalo” dalla valutazione del rischio doganale. Questa valutazione si basa sui dati di origine, trasporto e destinazione del carico rilevati dalla dichiarazione doganale e dai manifesti di carico delle navi, ed e’ finalizzata a ridurre i controlli fisici orientandoli sui casi piu’ probabili, ma la procedura normale prevede che a fronte di una anomalia documentale o di un profilo di rischio elevato (cosa che normalmente succede almeno 50 volte ogni giorno) il carico venga sottoposto al controllo fisico per verificarne il reale contenuto. Come mai in questo caso si e’ proceduto differentemente? E come mai non e’ stato fatto lo stesso per gli altri due container presenti in porto e destinati alla stessa azienda?
Secondo le notizie di stampa l’azienda aveva effettuato altre decine di spedizioni di frutta esotica dal Sudamerica, e si presume che una nuova via per il traffico venga prima testata con carichi meno costosi. Quante altre volte i carichi destinati ad Arbri Garden sh.p.k. hanno provocato la segnalazione del rischio elevato? O non sono mai stati controllati?
Il container, contenente merce deperibile normalmente maneggiata con maggiore priorita’, e’ rimaso sui piazzali del porto per almeno una settimana. Come mai?
Il titolare dell’azienda, secondo quanto affermato dal viceministro Julian Hodaj, risulta essere stato segnalato da anni per il traffico di droga dal Sudamerica all’Europa. Non sono forse questi i corretti contenuti di una collaborazione internazionale antidroga? Come mai Rama precisa che non ci sono state segnalazioni “europee” invece di dire, come al solito, “straniere”?
Come mai Xhafaj dichiara di prima mattina che il sequestro e’ anche il frutto della collaborazione con le agenzia straniere e solo 12 ore dopo, e dopo molte polemiche ed allusioni dell’opposizione, e soprattutto solo pochi minuti dopo che e’ arrivata la “smentita” ufficiale del Procuratore Antimafia De Raho sul coivolgimento delle autorita’ giudiziarie italiane nel sequestro, dichiara che era stata un’operazione esclusivamente albanese?
Infine l’allontanamento all’estero del Cekaj addirittura prima che il container lasciasse il porto di Durazzo, e la sua precedente chiusura del Nipt del magazzino di Maminas, fanno pensare che lui temesse che succedesse qualcosa.
Evidentemente questo sequestro non e’ stato frutto del caso, e nemmeno della valutazione del rischio doganale, ma le esigenze politiche di fare bella figura con le controparti europee in vista dell’inizio dei negoziati di adesione potrebbero aver dettato un copione diverso.
