Latte in polvere e sofisticazioni alimentari

exit.al 17 Janar 2018, 18:25

La notizia dello scandalo Lactalis, che per molti mesi ha lasciato sul mercato una grande quantita’ di confezioni di latte in polvere per neonati contaminate dalla salmonella, ha riacceso i riflettori su un prodotto da sempre al centro di grandi polemiche.

Il latte in polvere viene ottenuto dalla disidratazione del latte naturale, cioe’ levando l’acqua che costituisce il 90% del latte, secondo un procedimento inventato a meta’ dell’800. Nasce come un processo conservativo, che consente di trasformare grandi quantita’ di latte invendute o invendibili (magari perche’ prodotte troppo lontano dal mercato) in un prodotto stoccabile e trasportabile a basso costo: la riduzione di peso del latte e’ infatti circa del 90%, e il latte in polvere si conserva in “dry dock”, vale a dire in semplici magazzini o silos non refrigerati.

Si tratta quindi di un processo industriale conosciuto e praticato da molti anni, il quale non costituisce una vera sofisticazione alimentare e non ha reali controindicazioni o rischi per la salute umana.

La realta’ e’ che il latte in polvere conserva buona parte, se non tutte, le qualita’ della materia prima utilizzata per la sua produzione, e quindi conserva anche molti eventuali difetti del latte originario, come la presenza di inquinanti che rendono il latte non utilizzabile nella alimentazione umana e quindi costringono alla riduzione a latte in polvere per l’alimantazione animale, cioe’ come ingrediente o come base dei mangimi per animali, altro uso diffusissimo del latte in polvere. Inoltre un non esatto controllo delle condizioni di conservazione nel suo stato in polvere puo’ provocare inquinamenti e contaminazioni anche biologiche.

Le prime obiezioni sull’uso nell’alimentzione umana del latte in polvere arrivarono negli anni 90, a causa della sua diffusione, su suggerimento di alcune multinazionali, per sostituire l’allattamento al seno con il latte in polvere sciolto in acqua e somministrato con il biberon. Da allora organizzazioni come l’UNICEF organizzarono campagne in tutto il mondo per rilanciare l’allattamento al seno, imponendo perfino un duro boicottaggio commerciale alla Nestle’, multinazionale capofila tra i produttori di latte in polvere per neonati che allora tentarono di imporre l’uso del latte in polvere per chiare ragioni commerciali.

Ma il latte in polvere e’ stato sempre usato soprattutto come ingrediente delle preparazioni alimentari industriali, in particolare nella lavorazione dei formaggi, dove l’uso del latte in polvere, in particolar modo nei processi piu’ industrializzati, perche’ consente di correggere le qualita’ del latte naturale, che non sempre ha le stesse composizioni, quindi se nel latte naturale a disposizione mancano grassi, o caseinati, si possono aggiungere usando latti in polvere di differenti caratteristiche. E’ un trucco industriale, ma non avvelena nessuno, e infatti la normativa europea (voluta dalle grandi industrie) lo consente.

Questo ha creato grandi polemiche in Italia, dove una legge degli anni 70 proibiva l’uso del latte in polvere come ingrediente per la preparazione di formaggi, non per motivi igienici, ma per evitare truffe ai consumatori. Il compromesso tra la norma nazionale italiana e quella europea e’ stato trovato aggiungendo l’obbligo di dichiararne in etichetta l’eventuale uso come ingrediente, cosa che pero’ non si applica agli altri produttori europei di formaggi, che possono usare il latte in polvere senza dichiararlo.

Diverso e piu’ complesso e’ il caso del latte a lunga conservazione, che in molti paesi puo’ essere ricavato sciogliendo in acqua il latte in polvere, cosa che non necessariamente produce problemi alla salute del consumatore (se il prodotto non e’ inquinato) ma costituisce una vera e propria truffa in commercio, perche’ il consumatore crede di comprare del latte vero, e invece gli viene consegnato un prodotto in realta’ molto diverso.

Il problema di sicurezza alimentare nasce quando, per speculare sul minor prezzo, il produttore del latte a lunga conservazione usa un latte in polvere destinato alla alimentazione animale non altrettanto sicuro in materia di contaminazioni e inquinamenti chimici o biologici.

In Albania purtroppo il latte in polvere viene importato in grandi quantita’ e senza un vero controllo della qualita’ e della destinazione d’uso, ma non se ne conosce un uso diffuso nella mangimistica animale (perche’ sarebbe un ingrediente troppo costoso) e quindi sorge il legittimo sospetto che queste quantita’ vengano utilizzate per la produzione di latte a lunga conservazione oltre all’uso diffusissimo, per non dire smodato, nella produzione di formaggi di incerta qualita’.

In passato infatti ci sono state contestazioni da parte di alcune autorita’ nei confronti di alcuni noti produttori di latte, ma il tutto e’ stato presto insabbiato da interventi politico-burocratici, senza che si arrivasse alla certezza dell’impiego fraudolento, o peggio, alla definizione di insalubrita’ del prodotto.