Per molto tempo i partiti politici in Albania hanno trasformato le ideologie in interessi, che non appartengono più alla società, ma ad un piccolo gruppo di persone con potere politico, economico e criminale. In realtà, questo fenomeno si è verificato nella maggior parte delle democrazie occidentali, mentre all'interno della politica albanese c'è una lotta sia sugli interessi politici (cosa che è del tutto normale in una struttura politica) che sugli interessi criminali che vengono utilizzati a fini elettorali.
Fino a quando il crimine è parte di un partito politico, la sua auto-pulizia avviene solo quando uno scandalo diventa pubblico, ed è impossibile non denunciarlo. E’ evidente nel nostro Paese, come in altri paesi con dubbi standard democratici, che gli scandali e la democrazia sono collegati intimamente.
Nei nostri partiti politici esiste un certificato di buona condotta, che ha dimostrato di essere una soluzione al problema della criminalizzazione dei partiti e del Parlamento. E’ illogico pensare che i partiti politici albanesi istituiscono strutture in grado di analizzare i motivi della loro sconfitta elettorale, mentre non danno una soluzione definitiva al problema della elevata criminalità nel partito, che dai corridoi del partito finisce nelle sedi del Parlamento.
Così un’inchiesta giudiziaria su queste persone è diventata quasi impossibile. Sono individui che nascondono i loro legami con la criminalità attraverso il sostegno politico e la pressione politica sul sistema giudiziario.
L’eliminazione di queste persone dalla scena politica non solo dà una nuova immagine alla politica, ma mette la magistratura in una posizione più comoda, lontana dalle pressioni del partito e dai pregiudizi popolari. I partiti non possono realizzare questo tipo di filtro. Non perché non vogliono. Si sentono insicuri di fronte ai cittadini, con la politica europea come loro unica idea. Viviamo in un'epoca in cui la ragione è morta.
