"La maggior parte dei giornalisti albanesi lavora senza contratto. Possono essere licenziati in qualsiasi momento. I proprietari dei media hanno il massimo potere e il totale controllo dei contenuti che vengono pubblicati”.
Questa dichiarazione è stata fatta da Artan Rama in un'intervista con Louis Seiller, corrispondente a Tirana della testata “Courrier des Balkans”.
Di seguito pubblichiamo l’intervista.
Artan Rama ha partecipato alla Conferenza Regionale sul giornalismo investigativo nei Balcani, organizzata il 2 novembre 2017 a Pristina.
E’ trascorso poco più di un anno da quando il suo programma è stato interrotto brutalmente. Che cosa è successo?
Il mio nuovo spettacolo “Publicus” era appena iniziato. Le prime due trasmissioni erano state trasmesse, mentre al momento che dovevamo trasmettere la terza, uno dei proprietari della televisione dove veniva trasmesso il mio programma mi ha chiesto un incontro. Mi è sembrato un po' strano.
Nelle prime due puntate avevamo denunciato l'abuso di fondi pubblici da parte dei funzionari, la loro incompetenza, la mancanza di trasparenze e di responsabilità, etc. Nella terza puntata dello spettacolo avevamo trattato la tragica morte di un adolescente nella discarica di Sharra, vicino a Tirana. Una morte che ha portato alla luce la mancanza di sicurezza sul posto di lavoro.
Durante la nostra ricerca abbiamo scoperto che il Comune di Tirana ha avuto responsabilità in questa storia. Durante il mio incontro con il proprietario della televisione mi è stato chiesto di non mandare in onda il programma. Non voleva che questo programma influenzava il suo rapporto con il Sindaco di Tirana. Io naturalmente ho rifiutato e loro hanno deciso di non trasmettere lo spettacolo.
Io, insieme con la mia squadra, abbiamo interrotto la collaborazione con il canale Tv Vizion Plus e abbiamo pubblicato la terza puntata su Youtube. Il video ha avuto molto successo, e l'impatto è stato grande.
Solo pochi giorni dopo questo evento, l’impresa edile, dove il titolare della televisione è azionista, ha ricevuto un nuovo permesso di costruzione da parte del Comune per la costruzione di un complesso residenziale, nei pressi del luogo in cui sono gli uffici della televisione.
Hai ricevuto sostegno in questa storia?
Le reazioni sono state per lo più dettate dall'ondata di rabbia e di emozione. Alcuni gruppi di giornalisti hanno reagito, ma le reazioni sono state deboli.
Che tipo di pressioni affrontano i giornalisti albanesi nella loro vita professionale?
La maggior parte dei giornalisti albanesi lavora senza contratto. Essi possono essere licenziati a piacimento.
I proprietari hanno il totale controllo degli argomenti che verranno trasmessi. Se i giornalisti vogliono continuare a lavorare, non devono proteggere il loro lavoro.
Si parla molto di autocensura…
E’ vero. Naturalmente per i giornalisti ci sono situazioni inaccettabili. I giornalisti dovrebbero avere il diritto di esercitare la loro professione normalmente.
Purtroppo, data la situazione anomala in cui ci troviamo, i giornalisti perdono il coraggio. Si ritirano. I giornalisti hanno paura delle conseguenze che i loro articoli possono scatenare.
E’ difficile in questo contesto fare giornalismo investigativo?
Sì, ma è possibile. Oggi, grazie alla tecnologia, c’è la possibilità di avere accesso a un gran numero di informazioni pubbliche, come ad esempio le transazioni finanziarie.
Ma, dall’altro lato, i funzionari corrotti e i gruppi criminali sviluppano tecniche sempre più sofisticate.
Come percepisce l'evoluzione del diritto all'informazione nel corso degli ultimi anni in Albania?
In Albania, il diritto alla protezione dei dati personali viene utilizzato dalle autorità per nascondere le informazioni ufficiali.
In nome della protezione dei dati personali, il Commissario per la privacy difende la mancata pubblicazione degli appalti pubblici con imprese private, contratti conclusi con il denaro pubblico. Molte volte ho dovuto indagare su questi contratti e l'accesso alle informazioni viene negato. Ho portato in tribunale il Commissario su molte questioni ed ho vinto in tutti i processi.
C’è qualche iniziativa che si sta facendo strada per quanto riguarda l’informazione indipendente?
Sì. Sto provando a lavorare con BIRN.
