Ieri, verso le ore 15, di fronte al Palazzo dei Congressi, è stata messa in scena una manifestazione curiosa di fronte a una foresta di telecamere, che ha attirato l’attenzione dei passanti.
Ragazzi giovani e ben vestiti sventolavano palloncini neri con il logo del Ministero delle Finanze e avevano cartelloni con scritto “chiedete la ricevuta fiscale”. Uno dei “manifestanti” aveva un cartello con il logo di un supermercato.
Il corteo era formato da circa un migliaio di persone, e nel mezzo il nostro occhio ha catturato la presenza del Presidente dell'Unione delle Camere di Commercio albanesi, Ines Muçostepa.
Quando la testa del corteo è arrivata di fronte al Palazzo dei Congressi, ha incontrato il Direttore Generale della Banca Intesa San Paolo, Silvio Pedrazzi.
Mentre gli oratori hanno cercato di spiegare alla folla perché l’evasione fiscale crea danni all’economia, una scansione rapida dei volti dei manifestanti ha dimostrato che la maggior parte di loro erano dipendenti pubblici, dipendenti delle grandi società commerciali o aziende che traggono profitto dalle grandi concessioni governative. Erano venuti per caso, forse non di propria iniziativa, al fine di rinvigorire la prima azione pubblica del Governo contro l'economia sommersa.
Alla luce di questo fatto, la scena è diventata grottesca: un gruppo di persone pagate con le nostre tasse, dirette da una persona nominata dal Governo per rappresentare “obbligatoriamente” tutte le imprese albanesi, stava protestando per garantire ai loro proprietari i fondi necessari per pagare i loro stipendi.
Così, i dipendenti degli oligarchi, guidati dai rappresentanti di questi oligarchi contro il Governo, hanno protestato contro i proprietari delle piccole imprese, accusando loro di non pagare le tasse, mentre in realtà stavano protestando per garantire i propri stipendi.
Non è molto chiaro qual è la parte del Direttore Generale di Banca Intesa San Paolo. Forse era lì come presidente della FIIA, la società di supporto alle concessioni internazionali, che, come gli oligarchi ha avuto un interesse a mantenere i favori del Governo.
Coloro che mancano dalle manifestazioni sono quelli che effettivamente pagano le tasse, sono la gente comune, che lavora per meno di 300 euro al mese. Coloro che hanno bisogno di pagare le tangenti per ricevere l’assistenza sanitaria; coloro che devono pagare i custodi della scuola di tasca propria; coloro che si attaccano abusivamente alla corrente per far riscaldare i loro figli e finiscono in carcere; coloro che devono sopportare gli insulti e le lunghe code negli uffici pubblici; coloro che comprano i fagioli dagli abitanti dei villaggi perché non possono permettersi di andare al supermercato; coloro che vanno al lavoro ammucchiati in autobus di proprietà degli oligarchi, mentre molti dei “manifestanti” vanno nei loro uffici a bordo di SUV che stazionano in posti auto riservati ai ministri; coloro che vanno a votare solo per scoprire che la scelta è già stata fatta per loro.
Molte di queste persone possono possedere un piccolo chiosco, un piccolo negozio, o un piccolo bar da qualche parte in periferia, dove vivono nel terrore di ricevere la visita dei funzionari del fisco o vivono nella paura della concorrenza delle grandi aziende.
La mentalità antiquata della scuola politica della dittatura ha spesso portato il Governo a mandare la gente in piazza per legittimare una politica già decisa, ma la cosa più grottesca è che questa volta i partiti nella manifestazione sono il Governo e gli oligarchi che protestano contro il popolo.
Questo è veramente il co-governo con la gente comune!
