Balcani: l’UE deve andare oltre la stabilità

exit.al 15 Tetor 2017, 18:56

I Balcani non sono più emozionanti come una volta. La violenza su larga scala che ha reso la Regione, nel 1990, un problema centrale della politica europea, non è più una caratteristica della politica balcanica.

Questo è il progresso, naturalmente. Ma l'assenza di violenza non significa assenza di problemi. La persistente debolezza economica, la crescente frustrazione pubblica verso i leader e le tensioni etniche rinnovate hanno creato una combinazione esplosiva sotto una superficie che sembra calma. L’esitazione dell’Europa su questi temi, ha portato all’affermazione di paesi come la Russia, la Turchia e la Cina. Se l’Unione Europea vuole mantenere la stabilità e l’influenza, avrà bisogno di impegnarsi nuovamente nei Balcani.

L’adesione all'UE dovrebbe rimanere una parte importante dell’impegno europeo. Ma visti i gravi problemi della Regione e visto il ritmo lento per l’allargamento, la UE deve effettuare passi immediati e concreti che possono fare la differenza e cambiare le dinamiche negative nella Regione. Questo dovrebbe accadere aumentando i propri investimenti nelle economie dei Balcani, migliorando la sua assistenza ai governi dei Balcani e, soprattutto, tenendo i leader dei Balcani ad alti standard politici.

Il malessere dei Balcani

La pace ha portato una crescita moderata e la riduzione della povertà per i Balcani Occidentali. Ma la corruzione e la disoccupazione, in particolare la disoccupazione giovanile, che varia dal 39% in Montenegro, al 54% in Bosnia-Erzegovina, rimane un problema persistente­­. Non a caso, l’insoddisfazione per la politica e le politiche è in aumento. Il 71% dei cittadini della Regione non ha fiducia nell’efficacia e nell’imparzialità della magistratura. Tutto questo significa che le persone hanno aspettative molto basse per il loro futuro. Il 43% dei cittadini dei Balcani Occidentali ha considerato di emigrare altrove.

Al di là delle sfide economiche simili, tutti e sei gli stati dei Balcani Occidentali condividono tensioni etniche, anche se ognuno ha le proprie specificità.

L'Albania ha profonde divisioni politiche, in cui la politica e le relazioni con i clan si intrecciano in una rete di vendetta e corruzione. Il traffico di droga e il riciclaggio di denaro fiorisce in questo ambiente. Invece di rispondere a questi problemi, Edi Rama, il Primo Ministro albanese, ha recentemente peggiorato tutta la situazione agitando lo spettro della Grande Albania, alimentando i timori di secessionismo albanese nella vicina Macedonia.

La Bosnia-Erzegovina soffre ancora la stagnazione e la paralisi iniziata 22 anni fa, dopo la fine della guerra civile. Le divisioni in Bosnia-Erzegovina tra i tre gruppi etnici sono, semmai, aumentate negli ultimi dieci anni.

Il Kosovo sta lottando per riuscire ad avere un buon governo, mentre si trova di fronte a rinnovate tensioni con la Serbia. Pristina è anche riuscita a riaccendere le tensioni con il Montenegro, sulla delimitazione dei loro confini.

In Macedonia una crisi politica interna ha provocato tensioni interetniche e violenza. I leader, come l'ex Primo Ministro Nikola Gruevski, continuano a giocare la 'carta etnica' per ottenere risultati politici.

Il Montenegro ha aderito alla NATO ed è riuscito ad evitare un apparente tentativo di colpo di stato assistito dalla Russia. Ma si trova ancora all'inizio del suo processo di riforme per poter aderire alla UE e ha bisogno di stabilizzare le sue finanze pubbliche.

Infine, i dirigenti della Serbia sono altrettanto inclini a provocare tensioni regionali. Il Ministro degli Esteri della Serbia Ivica Dacic ha recentemente osservato che la Serbia non avrebbe mai dovuto riconoscere la Macedonia con il suo nome attuale.

Ripiegare nella “stabilocrazia”

Solo il 39% della popolazione della Regione continua a vedere l'adesione alla UE come una buona cosa per le loro economie. Peggio ancora, i leader dei Balcani ora vedono cinicamente l'intero processo di adesione.

Si può capire il loro cinismo. Gli stati europei sembrano contrari ad aggiungere nuovi membri nella UE.

In assenza di un efficace processo di adesione, la ricerca di stabilità nella periferia dell'Europa ha motivato i leader della UE a chiudere un occhio alle intimidazioni dell’opposizione e all’autoritarismo strisciante.

Un rapporto di Freedom House mostra che quasi tutti i paesi della Regione hanno subito un calo nei loro punteggi sulla democrazia. Il più grande calo si è avuto in Macedonia, che è rimasta avvolta in una crisi politica e democratica per gran parte del 2016; a seguire c’è la Serbia, principalmente a causa di irregolarità nello svolgimento delle elezioni parlamentari del 2016.

Tale “stabilocrazia”, come è noto nella Regione, amplifica i problemi di fondo dei Balcani Occidentali. Favorisce la corruzione, spinge i giovani ad andare via e spinge la Regione lontana dalla UE.

E’ arrivato il momento per l’Unione Europea di andare oltre la “stabilocrazia”. Affrontare le sfide economiche è una strada ovvia per conseguire risultati concreti. L’integrazione nelle infrastrutture, nei trasporti, nell’energia e nel digitale sono tutte all’ordine del giorno del processo di Berlino, che aveva lo scopo di rilanciare il processo di adesione. In effetti, c'è un forte sostegno pubblico nei paesi dei Balcani Occidentali per una maggiore cooperazione regionale. Questa iniziativa tedesca dovrebbe portare alla creazione di un fondo per le infrastrutture, ma ogni sforzo serio richiede agli Stati membri di raddoppiare i fondi disponibili.

Ma la vera sfida sarà politica. L’UE non dovrà permettere ai paesi candidati di avere leader come Gruevski che rimangono al potere per così tanto tempo. Nel corso del tempo essi erodono pesi e contrappesi e contravvengono ai principi fondamentali della “governance” democratica.

Questo significa che l’Unione Europea deve essere più politica e più intraprendente, ma le stesse istituzioni europee non hanno tradizione nel prendere questo tipo di linea dura. C’è voluto l'intervento degli Stati Uniti per risolvere la recente crisi in Macedonia, anche se vari alti funzionari europei avevano visitato Skopje prima della delegazione degli Stati Uniti. Quindi gli Stati membri devono prendere l'iniziativa.

Paesi come l’Olanda, che hanno una grande storia per quanto riguarda lo stato di diritto e i diritti umani, devono assumere una posizione più forte. E anche dopo la Brexit, il Regno Unito può essere incluso in discussioni relative alla sicurezza. La libertà dei media e la legislazione sulle ONG sono altre aree sensibili in cui determinati Stati membri (come la Francia o la Spagna) possono svolgere un ruolo di primo piano.

L’UE non può pensare di dare la stabilità ai Balcani, senza dare loro un’ambizione economica e una trasparenza politica.

 

Pubblicato in precedenza da ECFR.