La Procura dei Crimini Gravi ha risposto oggi alle accuse del Primo Ministro Edi Rama, ricordandogli che il ruolo di giudice non fa parte della sua funzione di Primo Ministro. La Procura sostiene che con il suo comportamento nel caso Tahiri, il Presidente del Consiglio dimostra che la giustizia, anche dopo la riforma giudiziaria, sarà controllata dalla politica.
“La Procura per i Crimini Gravi si è resa conto fin dall’inizio di questa indagine di trovarsi di fronte ad un attacco politico frontale, perché la persona sottoposta alle indagini è un ex Ministro degli Interni e attualmente deputato del Parlamento albanese.
Ma questo non impedisce di presentare al Parlamento albanese la richiesta di arresto della persona sottoposta alle indagini, perché esistono le condizioni che richiedono tali misure.
Così, in maniera pubblica, il Primo Ministro ha assunto il ruolo di giudice, un attributo che non gli appartiene, né secondo la Costituzione, né a norma di legge.
Nella nostra valutazione, questa posizione pubblica del Presidente del Consiglio è un chiaro segnale che la guerra contro la corruzione ad alto livello, che è l'obiettivo della riforma giudiziaria, sarà controllato dalla politica.
Se le indagini della Procura saranno accompagnate da interventi della politica, allora l'obiettivo della riforma del sistema giudiziario, cioè quello di combattere la corruzione ad alto livello e l’impunità, sarà una sfida che non sarà affrontata con successo”.
La Procura dei Crimini Gravi ha annunciato che continuerà la sua indagine riguardo la vicenda Tahiri-Habilaj e che “le dichiarazioni politiche e le pressioni non minacciano le indagini”.
Il Primo Ministro Rama ha risposto immediatamente alle dichiarazioni della Procura:
“Spero che le indagini saranno veloci, serie ed esaustive. Credo anche che, con l'accettazione della richiesta della Procura, la maggioranza parlamentare darà all’accusa un grande supporto per portare a termine l’indagine. Il Primo Ministro albanese augura a questo organo buon lavoro”.
