Meta, Presidente e capo dell’opposizione?

exit.al 7 Qershor 2017, 16:11

Una serie  di giocate furbissime da parte dei vari leader politici, cosi’ furbe che nessuno le ha capite, hanno portato il paese a questa vigilia elettorale in cui nessuno riesce a capire quali siano gli schieramenti reali.

In pratica ognuno dei tre partiti principali ha la possibilita’ di allearsi con uno degli altri due, a condizione che  nessuno dei tre arrivi oltre il 51% dei mandati parlamentari, possibilita’ che ragionevolmente potrebbe avere solo il PS di Rama, anche se questo pare alquanto difficile se non impossibile.

Sia l’alleanza che ha governato  fino ad oggi (PS  e LSI), sia quella che ha  governato nel periodo precedente (PD e LSI) soffrono ancora delle ferite e dei conti aperti lasciati dalle precedenti  esperienze di governo, con una  diffusa conflittualita’ di base ed una acuta diffidenza al vertice, e l’unica alleanza ancora non provata sul campo (PS e PD) apparirebbe impossibile per la profonda incompatibilita’ dei due schieramenti di base, ampiamente documentata da 25 anni di conflitti aperti e a volte violenti, e per i continui tentativi di criminalizzare l’avversario.

Il condizionale e’ d’obbligo, perche’ il recente e misterioso “accordo politico” tra Rama e Basha (frutto delle pressioni internazionali e dagli internazionali stessi salutato come un traguardo importante) che ha consentito il reingresso del PD nella competizione  elettorale, oltre a garantire ben sette “ministri tecnici del PD” (scusate l’ossimoro), avrebbe dei contenuti non meglio specificati che riguardano il futuro post elettorale, tra cui un accordo per riformare la costituzione e il sistema elettorale.

Poiche’ la riforma di fatto della legge elettorale creata con questo accordo pare avere l’unico scopo di eliminare tutti i partiti piccoli e soprattutto l’LSI, per riportare il paese ad un bipolarismo all’americana, e’ facile pensare che all’interno dell’accordo ci sia anche un patto per un governo di larghe intese successivo alle elezioni, cosa che eliminerebbe, per la prima volta dopo quindici anni, ogni possibilita’ per l’LSI di stare al governo. Questo sarebbe il vero punto forte di una strategia per l’eliminazione dell’LSI, che non potrebbe piu’ presentarsi in campagna elettorale offrendo posti di lavoro nell’amministrazione pubblica.

In tutti i talk show e in tutte le interviste ai leader degli altri due partiti principali i giornalisti provano ad ottenere chiarimenti sui contenuti  dell’accordo per il dopo elezioni, ma le risposte, sempre negative, sono sempre formulate in modo da lasciare aperto il dubbio, necessario stumento per indebolire l’LSI in campagna elettorale, ma  al contempo anche  potenziale pericolo per l’elettorato stabile di ognuno dei due principali partiti. E’ ovvio  che  chi e’ stato per anni avvelenato di propaganda e di odio verso Berisha o verso Rama oggi  trova poco accettabile trovarselo alleato sia  pure di governo.

In questo scenario Ilir Meta, Presidente della Repubblica eletto ma non ancora insediato, dopo un iniziale sforzata approvazione dell’accordo raggiunto  dagli altri due, comincia a sentirsi stretto e forse condannato all’irrilevanza politica, in definitiva all’estinzione, imprigionato in un ruolo reso totalmente marginale da una costituzione ormai completamente priva di “check and balance”, sicuramente minacciato di continua irrisione da parte di Rama, che gia’ in questi anni ha continuamente irriso e preso in giro, in maniera del tutto anti-istituzionale, il Presidente uscente Nishani.

Ed ecco che Meta, nonostante le critiche un po’ sforzate di Rama, che certo non e’ mai stato un campione di rispetto dei ruoli istituzionali, entra a gamba tesa nella campagna elettorale, tenendo un comizio a Scutari davanti  al suo plaudente successore, con un discorso assai violento contro Rama e Basha, i due avversari oggi periolosamente complici, tra l’altro definendoli irriguardosamente come “Tom e Jerry”.

Il segnale politico e’ chiaro, Meta non ci sta a fare la fine del tordo, e combattera’ con i pochi strumenti che  ha per mantenere una certa rilevanza politica per il suo partito, unica assicurazione possibile, anche se ricoprira’ il ruolo di Presidente della Repubblica, di non essere politicamente massacrato, deriso, ignorato, e magari pure inquisito e condannato, come elemento sacrificale per una riforma della giustizia altrimenti gia’ fallita.

Dalla sua parte Meta ha solo qualche strumento e pochi argomenti, paradossalmente  opposti  a quelli che ha sempre usato con molta disinvoltura e con discreto successo.

Il primo strumento a disposizione di Meta e’ proprio il suo partito, che a differenza degli altri due, ormai ridotti ad organizzazioni elettorali che si occupano solo di propaganda, e’ organizzato su solide basi territoriali con una struttura “pesante” che si occupa degli iscritti e un movimento giovanile molto forte ed esteso. Al di la’ delle affermazioni elettoralistiche sulla “prima forza politica”, la consistenza elettorale e territoriale del partito di Meta e’ l’unica garanzia per lui di poter affrontare un mandato all’opposizione, magari in attesa che le liti interne frantumino un’alleanza di governo apparentemente contro natura.

L’altro strumento  a disposizione di Meta e’ proprio  la Presidenza della Repubblica che, avendo un partito alle spalle, puo’ diventare la cassa di risonanza di molte iniziative politiche e valorizzare il ruolo di oppositore unico in una prospettiva elettorale rinviata alle prossime consultazioni parlamentari.

Gli argomenti, invece, sono quelli che sono sempre stati usati contro di lui dai due ex suoi alleati, oggi presumibilmente alleati tra loro. La assoluta indistinguibilita’ politica dei vari partiti, la comprovata assenza di una pur minima base ideologica, la dedizione alla spartizione del potere e della  ricchezza pubblica, l’assenza, a quel punto comprovata dalla nuova alleanza di governo, di una qualsivoglia moralita’ politica, mettono Meta, fino ad ora svantaggiato, assolutamente alla pari dei suoi competitor, anche loro come lui certificati galleggiatori ad ogni costo, contro ogni credibilita’ e logica politica cara alle rispettive basi elettorali.

Ogni traccia di pretesa superiorita’ morale fino ad oggi accampata a  turno dai suoi ex-alleati  per giustificare l’alleanza di turno con Meta, sembrerebbe domani destinata a dissolversi nell’ultimo grande “inciucio”, l’accordo per il governo Rama – Basha, che leverebbe a chiunque faccia parte dei  due partiti principali ogni possibilita’ di qualificare Meta come spietato opportunista o come avidamente pragmatico.

Di contro rimarrebbero in mano a Meta, ma questa volta solo a lui, tutti gli argomenti e i temi tipici dell’opposizione, come la lotta agli oligarchi e ai  monopoli, al mancato equilibrio istituzionale e democratico, alla mancanza di istituzionalita’ dello stato, allo scarsissimo  “rule of law”, nonche’ tutti quei temi di economia e di finanza pubblica che l’insaziabile (e a quel punto inarrestabile) avidita’ di un raddoppiato schieramento di impunibili “mandarini” farebbe emergere sempre piu’ drammaticamente.

Infine, Meta ha  gia’ dimostrato di voler usare l’argomento dell’arroganza dei socialisti, alla quale ha  sempre contrapposto il suo personale slogan “con calma e con amore”, e questo argomento potrebbe ben fare presa su tutti gli esclusi dal bottino, che non potranno essere pochi.

In una politica che ha sostituito le ideologie con la capitalizzazione del malcontento popolare come unico strumento per l’avvicendamento di governo, Meta, Presidente della  Repubblica e riferimento politico dell’unico parito di opposizione, avrebbe quindi il vantaggio di una “catarsi” dorata, attendista, priva di responsabilita’ governative, e di piena visibilita’ anche internazionale, mentre agli altri toccherebbe indistintamente la fattura del fallimento sempre piu’ inevitabile sia dei negoziati per l’adesione alla Unione Europea, sia di un modello economico sociale sempre meno  sostenibile.

Oltre alla calma e all'amore, questa volta serve anche molta pazienza.