Oggi il parlamento ha approvato un pacchetto di leggi approntato da tempo, pare con l’assistenza di molti organismi nazionali e internazionali, con lo scopo di regolamentare in modo credibile le procedure di fallimento dei business privati.
La nuova legge e’ stata ritenuta necessaria anche per ridurre il fenomeno degli NPL che da tempo, con la loro continua crescita, minacciano la stabilita’ e la performance del sistema bancario. Infatti negli ambienti governativi si ritiene che la nuova legge fallimentare, tramite l’introduzione di procedure piu’ chiare per la riorganizzazione del business in fallimento, apra la strada alla riorganizzazione di molte aziende cattive debitrici (quelle cioe’ con i debiti bancari piu’ rilevanti e incagliati da tempo, principlamente aziende di costruzione), consentendo di ristrutturare i loro debiti e di rimetterle in condizione di operare regolarmente.
Il pacchetto di leggi che e’ stato approvato oggi, prevede modifiche a molte leggi rilevanti per l’attivita’ economica, dal Codice Civile, alla Procedura Civile, alla legge sull’esecuzione dei crediti (permbarim), alla legge sul Pegno, e quindi la sua lettura e la valutazione della sua efficacia e’ un esercizio molto complesso e che potra’ essere fatto solo al termine di un processo di implementazione che ad oggi appare piuttosto lungo e complesso.
Per semplificare e rendere comprensibile la cosa al pubblico in genere, possiamo fare alcune considerazioni:
- Il fallimento di una azienda arriva quando le cose non sono andate bene, cioe’ quando l’imprenditore si trova senza i soldi per onorare gli impegni gia’ presi;
- Normalmente una azienda fallita ha anche una serie di debiti pregressi, sia con le banche che con i fornitori, e infine con lo stato per tasse non pagate e con i dipendenti per stipendi non pagati;
- Normalmente e’ uno dei creditori a chiedere l’apertura della procedura di fallimento, perche’ vuole recuperare i suoi soldi;
- Per chiudere il fallimento e’ necessario vendere le proprieta’ dell’azienda, ma quasi sempre questa vendita porta un ricavo inferiore alla somma dei debiti, quindi qualcuno deve perdere una parte dei suoi crediti;
- Nel caso della riorganizzazione per rimettere l’azienda in condizione di operare sul mercato (allo scopo ufficiale di non perdere posti di lavoro o di non disperdere il valore dell’organizzazione esistente) la quantita’ di crediti che devono essere persi (o rinunciati) deve obbligatoriamente crescere di molto; chi dovra’ perdere questi soldi? Questo e’ il tema della legge sul fallimento.
Ma il business non e’ sempre rose e fiori, e spesso produce trucchi per riuscire a realizzare i propri scopi, o peggio, per mettere al sicuro una somma a beneficio dell’imprenditore che sta fallendo, e questi trucchi possono avere conseguenze molto forti soprattutto nelle procedure fallimentari.
Un esempio classico e’ quello della sottrazione di un bene di grande valore all’inventario dell’azienda, magari con la sua vendita sottocosto ad un amico del fallito, per evitare che finisca venduto per soddisfare i creditori. Altro esempio e’ la creazione di costi fittizi (e relativi pagamenti) poco prima del fallimento per sottrarre soldi ai creditori, oppure ancora la cessione di un ramo d’azienda ad un amico per evitare che quell’attivita’ finisca venduta dal curatore del fallimento e invece continuare l’attivita’ sotto nuovo nome.
Questi comportamenti fraudolenti, orientati a nascondere il capitale ai suoi legittimi creditori, in tutte le legislazioni occidentali sono considerati reati gravi, definiti come “bancarotta fraudolenta” e puniti con forti sanzioni penali che di fatto portano in galera per lunghi periodi molti imprenditori falliti, se e quando hanno sottratto beni ai creditori.
I casi Ichann, Madoff, Enron e molti altri dimostrano che anche nel tempio del capitalismo piu’ liberale, gli Stati Uniti d’America, chi fallisce sottraendo soldi al fallimento, o falsificando i bilanci per ingannare risparmiatori e creditori o per sottrarsi ai controlli preventivi, va in galera e ci resta parecchio tempo.
In Albania invece sappiamo benissimo che le compravendite dei beni immobiliari, le sottrazione di assets dall’inventario e le omissioni e falsificazioni del bilancio sono cosi’ frequenti (e impunite), al punto che le banche spesso usano i bilanci non ufficiali per decidere se finanziare o meno una societa’. E sappiamo anche che tutti i bilanci societari vengono certificati con grande leggerezza e irresponsabilita’ da certificatori mai puniti.
Nella pacchetto della nuova legge sul fallimento non si trova una proposta di legge che preveda le opportune modifiche al codice Penale e alla relativa Procedura per ridurre questo fenomeno, anzi la nuova legge nella sua “Parte 10 – Contravvenzioni amministrative” stabilisce che dichiarazioni false, trasferimenti o occultazioni di proprieta’ finalizzate ad alterare il processo fallimentare costituiscono una contravvenzione amministrativa, e sono punite con una multa da 50.000 a 200.000 lek (da 370 a 1.500 euro), senza tenere in considerazione il valore della cosa occultata o sottratta.
Questo significa che se sottrai al fallimento (cioe’ ai legittimi creditori) un bene che vale milioni di euro, te la cavi al massimo con una multa di 1.500 euro (e solo se ti beccano): costa molto meno che corrompere un giudice!
Evidentemente questa legge non e’ stata scritta per tutelare i creditori, ma per aiutare i falliti a riprendere la loro attivita’ fraudolenta senza grossi danni. E per permettere loro di continuare a fare business con i soldi sottratti agli altri. Occupando il mercato e trascinandolo sempre piu’ verso il baratro.
Gli oligarchi e i truffatori ringraziano.
