Grazie alla sovrapproduzione dell’anno 2016, piu’ che ad una vera e applicata strategia di contrasto, il governo Rama con il suo nuovo Ministro degli Interni Xhafaj, e riuscito a vantare davanti all’omologo italiano, come lo stesso Minniti la vittoria contro il problema della coltivazione diffusa della cannabis.
Intanto, come nella stessa sede ha fatto notare il Generale Toschi, comandante generale della Guardia di Finanza, il fronte di battaglia si e’ spostato sul traffico internazionale tra le due sponde dell’Adriatico, dove i mezzi della Finanza continuano a sequestrare ingenti quantitativi di droga albanese, evidentemente dell’annata 2016.
Ma il problema non si esaurisce cosi’ semplicemente.
Ammesso e non concesso che il governo albanese voglia e sappia intervenire efficacemente e stroncare definitivamente il traffico tra le due sponde, ancora non avremmo risolto il problema sociale complessivo ingenerato dalla droga in Albania.
Certo le leggi sulla decriminalizzazione della politica consentiranno a poco a poco di allontanare dal Parlamento, dalle cariche elettive locali e dagli incarichi della pubblica amministrazione molti dei personaggi in passato coinvolti con questi circuiti criminali, ma anche questo, ancora non basta.
Intanto sappiamo che bande di albanesi gestiscono ormai il traffico di droghe pesanti direttamente dalle principali citta’ d’Europa e usano l’Albania come retroterra sicuro, come base e rifugio. E continueranno a venire qui, a mostrare la loro immeritata ricchezza, a corrompere per avere documenti freschi, a reclutare giovani abbagliati dai mirabolanti guadagni.
Ma l’effetto piu’ grande della droga in Albania rimane come sospeso nell’aria, e per cancellarlo serviranno decenni interi e moltissimi sacrifici.
L’effetto piu’ grande e’ che oggi in Albania abbiamo una quantita’ non misurabile di denaro sporco o direttamente discendente da attivita’ crimiali o corruttive, parte investito in aziende all’incirca regolari che lavorando in perdita fanno fallire quelle create onestamente, parte depositato nelle banche e usato come garanzia per partecipare alle gare d’appalto, parte investito in importanti flotte di mezzi d’opera indispensabili negli appalti pubblici, parte investito per controllare centri commerciali, giornali, televisioni e istituzioni finanziarie, parte investito perfino nel sistema scolastico privato.
Abbiamo infatti una intera generazione di narcocapitalisti abituati ad un sistema di circolazione del denaro che inquina e distrugge ogni possibilita’ di creare un mercato, anche se piccolo, ma normale e regolare.
E questi narcocapitalisti (e questi cleptocapitalisti, come politici, giudici e funzionari) sono i veri campioni del libero mercato albanese, mercato peraltro in gran parte alimentato dai proventi del bracciantato della droga, si siedono nei salotti buoni e nelle tribune d’onore degli stadi, frequentano i locali piu’ lussuosi quando non ne sono proprietari, concorrono per importanti cariche pubbliche, salutano e consigliano i politici e spesso li sponsorizzano, magari con le loro aziende o i loro media, fanno opinione, potere e tendenza. E i loro figli, peggio di loro, guidano senza patente macchine di lusso piene di contanti.
E lo fanno in un paese ormai moralmente collassato nell’adulazione indistinta del denaro e del suo potere, nella negazione della sua umanita’, nel trionfo del lusso ignorante, sfrenato e ingiustificato.
Quale sistema di giustizia, di polizia, e con quale legittimazione, potra mai ripristinare una condizione sociale normale? Quanto tempo servira’?
Possiamo davvero credere che un politico che ha appena terminato di difendere vari narcotrafficanti, e che fino a ieri negava risolutamente l’esistenza del problema, oggi con l’aiuto di due agenti prestati dall’FBI possa rimettere tutto a posto?
Ancora una volta, la situazione e’ tragica, ma non e’ seria.
